Rifiuti tossici a Crotone. Acquedotto a rischio

Perquisizioni domiciliari a carico dei sette indagati nell’inchiesta dei rifiuti pericolosi usati in opere pubbliche sono questa mattina su disposizione della Procura di Crotone. Gli inquirenti al lavoro per verificare anche quanto raccontato dai dipendenti dell’ex Pertusola Sud, l’azienda da cui provenivano i materiali pericolosi non smaltiti secondo le norme ma nascoste nelle fondamenta di scuole, strade e altre opere pubbliche del crotonese.

Il provvedimento di sequestro segue quello emesso un mese fa circa che imponeva i sigilli a 18 aree dislocate tra Crotone, Cutro e Isola Capo Rizzuto. Nel decreto di perquisizione sono contenute le dichiarazioni di ex dipendenti della Pertusola Sud e di altre aziende coinvolte nell’inchiesta.

Secondo una nuova ipotesi della procura, inoltre, i rifiuti potrebbero essere stati utilizzati anche nella costruzione dell’aeroporto di Reggio Calabria e per la condotta idrica di Crotone.

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Maroni: “A Napoli i rom smaltiranno i rifiuti tossici”

E’ scaduto ieri il termine ultimo per la conclusione del censimento nei campi nomadi in Italia ed il ministro dell’Interno, Roberto Maroni ha annunciato che incontrerà già nella prossima settimana, i tre Commissari straordinari per “elaborare i dati raccolti”.

Maroni, che ha voluto sottolineare come la stessa Europa ha approvato il censimento che “è in linea con le normative Ue”, ha poi spiegato che i dati del censimento serviranno a giungere all’attuazione dei livelli minimi di assistenza, a piani di scolarizzazione e avviamento al lavoro e alle questioni legate all’igiene e alla sanità. Il traguardo sarà quello di giungere a campi attrezzati sul modello di quelli gia’ attivi in centri come Voghera. I percorsi, ha spiegato Maroni al Comitato, “sono essenzialmente due: il primo è il coinvolgimento dei nomadi nella costruzione di nuovi villaggi; il secondo è la costituzione di cooperative di servizi”.

A proposito delle iniziative riguardanti l’avviamento professionale dei nomadi Maroni ha informato il Comitato che il prefetto di Napoli ha siglato un accordo con le comunità che si occuperanno dello smaltimento dei rifiuti “Il prefetto – ha spiegato Maroni – ha firmato un accordo con alcuni residenti nei campi che si sono impegnati ad attuare, attraverso appunto la costituzione di una cooperativa di servizi, un’attività parallela a quella del commissario Bertolaso per lo smaltimento dei rifiuti tossico-nocivi che ancora ci sono in giro per la Campania”. Questo ha detto Maroni favorirà “una concreta integrazione”.

Ilva Taranto. Condannato Emilio Riva

Il “patron” dell’Ilva di Taranto, Emilio Riva, ed il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, sono stati condannati rispettivamente a 2 anni ed 1 anno ed 8 mesi di reclusione nel processo che li vedeva, assieme ad altri, accusati di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro nel reparto cokerie, danneggiamento aggravato, getto pericoloso di cose.

In primo grado, Emilio Riva era stato condannato a 3 anni ed il direttore dello stabilimento tarantino, a due anni ed 8 mesi di reclusione. Claudio Riva, ex rappresentante legale dell’azienda, e Roberto Pensa, dirigente dell’Ilva di Taranto, condannati in primo grado, invece, sono stati assolti per non aver commesso il fatto.

Lo scorso 5 ottobre la sezione di Lecce del Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso presentato dal Comitato cittadino «Taranto Futura», emettendo un provvedimento con il quale intima al Comune di Taranto di organizzare entro 90 giorni il referendum consultivo che riguarda le ipotesi di chiusura totale o parziale dell’Ilva. Il referendum chiede ai cittadini di esprimersi sulla scelta di una chiusura totale dello stabilimento con la salvaguardia dei livelli occupazionali da impiegare in settori alternativi, o parziale, della sola area di lavorazione a caldo, con lo smantellamento dei parchi minerali che riversano polveri sul quartiere Tamburi.

Tutti in campana

Un gruppo di bambini che giocavano a campana ieri è stato stato rimproverato e allontanato da due agenti della polizia locale di Venezia perché colpevoli (!!) di non aver mantenuto il decoro della città sporcando i masegni (la pavimentazione stradale) con il gesso.

Le due bambine che avevano tracciato lo schema in Campo Santo Stefano, per poter praticare il celeberrimo gioco di piazza, al primo cenno di predica, intimorite, sono subito scappate dai genitori che hanno vivamente protestato con i vigili.

Dopo il divieto di chiedere le elemosina, il divieto di circolare con borsoni ingombranti, di “bivacchi”, picnic, canti e schiamazzi, ora il divieto di gioco con un semplice gessetto.