Gli sbarchi continuano, il governo li nasconde

immigrati2_resizeTemevano di essere rimpatriati anziché essere trasferiti nel Cpt di Trevi, in provincia di Frosinone. Da qui questa mattina è scattata la rivolta di sessanta migranti, di cui ancora non si conosce la nazionalità, nel villaggio «Il Veliero» di Follonica, provincia di Grosseto. In sessanta si sono barricati all’interno della struttura ma dopo poco trenta di loro sono stati trasferiti a Trevi.
In Italia le notizie di nuovi arrivi sulle coste siciliane si accavallano, anche se il governo vorrebbe censurare le notizie che arrivano. Ed è proprio la censura – scrive Fulvio Vassallo Paleologo su Melting Pot http://www.meltingpot.org – la «conferma di un fallimento annunciato che si vuole nascondere a tutti i costi. Mentre il prolungamento della detenzione amministrativa sta incendiando i Centri di identificazione ed espulsione [Cie], anche in questo caso nel più assoluto silenzio della grande stampa, sulle coste meridionali siciliane arrivano sempre più migranti di cui il governo cerca di negare persino l’esistenza».
Domenica scorsa 222 persone, tra i quali dieci minori e quarantatre donne, sono state soccorse a largo di Lampedusa; poi sono stati subito trasferite nel Centro di identificazione ed espulsione di Contrada Imbriacola che, ad oggi, ospita 770 persone, molte delle quali richiedenti asilo.
Altri due sbarchi sono avvenuti questa notte tra Siracusa e Ragusa. 165 persone provenienti dal Togo, dalla Somalia e dal Nordafrica, tra cui 25 donne e cinque bambini, sono approdate a Scoglitti, nel ragusano, altre 249 persone, in maggioranza somali e eritrei, a Portopalo di Capo Passero, nel siracusano. Ma migranti continuano ad approdare anche nel porto di Ancona, dove ieri pomeriggio un cittadino iraniano è morto schiacciato dal tir partito dal porto di Patrasso, in Grecia, sotto il quale si era nascosto per sfuggire ai controlli doganali.

Tutte le persone arrivate a Lampedusa sono state visitate per terra, sull’asfalto, perché sull’isola, dopo che Medici Senza Frontiere è stata costretta a chiudere le sue attività a Punta Favarolo, perché il ministero dell’Interno ha deciso di non firmare un nuovo Protocollo d’Intesa, non ne esiste uno. Proprio su questo il sindaco dell’isola, Bernardino De Rubeis, ha lanciato un appello: «È necessario ripristinare a Lampedusa un servizio medico di pronto intervento da utilizzare per i migranti che sbarcano come quello di Medici senza Frontiere cui non è stata rinnovata la convenzione», ha detto. Ma l’assessore alla sanità dell’isola, Antonio Mirabella, si è affrettato a precisare che «a Lampedusa non c’é nessuna emergenza sanitaria, ci sono strutture efficienti sia nel pronto soccorso che nel centro di accoglienza, dove sono al lavoro tre medici e due infermiere che fanno capo all’Istituto nazionale per l’immigrazione».
E al termine della tre giorni di lavoro del Coordinamento immigrazione di Caritas italiana, a Lampedusa, è arrivato l’appello di monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, «alle istituzioni italiane ed europee perché i diritti umani dei migranti non siano violati, a Lampedusa ed altrove».

Ma i Cie programmati dal governo rischiano di moltiplicarsi. Nell’aria ci sarebbe la possibilità di costruirne uno anche nel veronese, a Bovolone, a cui si è subito opposto il consigliere regionale veneto Franco Bonfante [Partito Democratico]. Un altro sarebbe nell’aria a Scampia, Napoli, vicino alle Vele.
E mentre secondo un rapporto pubblicato oggi dall’Unhcr, nel 2008 i richiedenti asilo politico in Italia sono aumentati del 122 percento, facendola salire il nostro Paese al quarto posto nella classifica dei paesi con il maggior numero di richieste di asilo politico, il ministro dell’interno Maroni invita ad aspettare il prossimo 15 maggio, giorno dell’entrata in vigore dell’accordo tra Italia e Libia per il pattugliamento della sponda Sud del Mediterraneo, per risolvere «il problema».

L’accensione del termodistruttore di Acerra

19_termovalorizzatore_acerraNel giorno dell’inaugurazione del termodistruttore di Acerra [Napoli] la fanfara dei bersaglieri ha accolto Berlusconi, arrivato per tagliare il nastro, con «’O sole mio».
Non c’è niente da festeggiare anche se questo giorno è stato trasformato in un «evento mondano e propagandistico», come ha sottolineato l’onorevole Scilipoti dell’Idv, una delle poche voci in Parlamento che si sono opposte alla sua apertura. Anche il Pd, infatti, plaude alla sua inaugurazione che, dice Ermete Realacci responsabile ambiente del partito, «è sicuramente un fatto positivo e ci auguriamo che presto l’impianto entri completamente in funzione, senza ulteriori ritardi – anzi spiega – bisogna sorvegliare con la massima attenzione per garantire la legalità e il buon funzionamento dell’impianto».

Le lodi si sprecano, ce n’è anche per Impregilo, costruttore dell’impianto, che Berlusconi etichetta come «veri eroi che qualcuno ha cercato di ostacolare, ma che hanno saputo tenere duro», alludendo alla vicenda giudiziaria, sfociata in processo ancora in corso nei confronti delle società del gruppo che, fino al 2005, avevano il monopolio dello smaltimento rifiuti in Campania. E proprio dalla vendita dei suoi asset [i valori materiali e immateriali della società] in Campania – rappresentati per gran parte dal termovalorizzatore di Acerra – Impregilo quest’anno incasserà 100/150 milioni, mentre gli asset destinati alla vendita ammontano in totale a 380 milioni di euro, come ha detto lo stesso l’ad. Alberto Rubegni.
«Una data storica quella di oggi per la Campania e per Napoli», per il presidente del consiglio, secondo cui da oggi «si esce dall’emergenza definitivamente». Ma non era già finita mesi fa come lui stesso aveva annunciato?
Gli esponenti del governo sono contenti. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, questo è «il ritorno dello Stato ad Acerra». «Un giorno molto importante per la Campania», ha detto il ministro dell’ambiente Prestigiacomo che ricorda come questo impianto sia il primo poi arriverà «il secondo, poi il terzo e poi bisognerà valutare». Letizia Moratti si dichiara «orgogliosa» perchè a gestire l’inceneritore sarà l’A2A, azienda bresciana creata superando «i localismi e unendoci a Brescia». Per Guido Bertolaso, sottosegretario per l’emergenza ai rifiuti, si sta realizzando addirittura un sogno, quello «di avere la Campania pulita e riportare Napoli al posto che le compete tra le città più belle del mondo e credo che questo sogno lo stiamo realizzando, ci stiamo riuscendo». Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è congratulato con Berlusconi scrivendo in un telegramma e il generale Giannini, sub commissario all’emergenza, assicura che «non verranno bruciate eco balle, perché queste vengono aperte e selezionate».
Crederci? A leggere l’ultima ordinanza del presidente del Consiglio, datata 18 marzo, e pubblicata in Gazzetta Ufficiale sembrerebbe proprio di no.
Sarà possibile conferire «rifiuti imballati e non imballati» e «ovunque stoccati» provenienti dagli impianti di selezione e trattamento previsti nel Dl 90 del 2008 «prescindendo dalla qualifica di destinazione già attribuita ai rifiuti stessi, prodotti dalla data di risoluzione dei contratti con le società ex affidatarie del servizio di gestione dei rifiuti in Campania». E poi più avanti si legge chiaramente che le ecoballe «a prescindere dallo stato di conservazione prodotti dalla data di risoluzione dei contratti con le società ex affidatarie» del servizio di gestione dei rifiuti in Campania e «giacenti presso l’impianto di selezione e trattamento dei rifiuti di Tufino [Napoli]», saranno inviati nell’inceneritore di Acerra, dopo la «caratterizzazione» da parte dell’Arpa Campania.

Il tutto in barba ai «falsi ambientalisti che hanno bloccato il nostro Paese», come ha dichiarato al Mattino Federica Guidi, presidente dei Giovani imprenditori.
Ma chi sarebbero i «falsi ambientalisti»? I cittadini di Acerra e gli altri cittadini campani che questa mattina hanno manifestato ancora una volta contro l’apertura dell’impianto e che poi sono stati fermati dalla polizia a circa un chilometro dall’impianto? I medici per l’ambiente che hanno sempre denunciato «il grave atto di irresponsabilità scientifica e sanitaria» contro cui si è anche schierato monsignor Giovanni Rinaldi? Il vescovo di Acerra, che ha fatto sapere di non voler benedire l’impianto? Le neomamme di Acerra? Oppure i pastori che coltivano i campi attorno all’inceneritore tra greggi malate e altissimi tassi di diossina?
E, dopo Acerra, «partiremo con la Sicilia e il Lazio perchè anche lì la situazione è difficile», ha concluso Berlusconi. Forse il governo dimentica che in Sicilia esiste il «triangolo della morte» Augusta-Melilli-Priolo, dove ci sono raffinerie e ci si ammala sempre di più, si muore sempre più facilmente e l’incidenza dei tumori è del 50 per cento in più che nel resto della regione. E si sarà dimenticato anche di Colleferro [Roma], dove pochi giorni fa è esplosa la bomba tossica dell’inceneritore.

A Istanbul parte il Forum dell’«acqua privata»

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Ieri corteo contro la «politica dell’acqua» del governo turco guidato da Erdogan, cui hanno preso parte tremila manifestanti, ha annunciato l’apertura odierna del quinto Forum mondiale dell’acqua che si tiene a Istanbul fino al 22 marzo, giornata mondiale dell’acqua.
«Da un lato il governo dichiara di voler privatizzare i fiumi – commentava uno degli organizzatori – mentre dall’altro costruisce dighe e riceve i proventi per lo sfruttamento delle acque dei fiumi dalle compagnie idroelettriche». Ne è un esempio la diga di Ilisu, sulle rive del fiume Tigri nel Kurdistan turco, di cui si è occupata la «Campagna per la riforma della Banca mondiale». La sua costruzione porterà al dislocamento di oltre 54 mila persone e alla sommersione del sito storico di Hasankeyf.
E proprio in questi giorni sono iniziate le sedute del «Tribunale dell’acqua», sulla base di denunce presentate da comunità rurali, organizzazioni sociali ma anche da cittadini. Tra gli imputati figura proprio Erdogan per il suo ruolo nella costruzione della diga Yusufeli, nel nord-est del paese la cui costruzione, secondo l’accusa, avrebbe costretto più di 16 mila persone a lasciare le loro case nella valle di Yusufeli.

Questo quinto Forum dal titolo «Bridging Divides for Water» [Costruire ponti contro le divisioni per l’acqua] è «un think-thank privato», dedicato al problema delle risorse idriche nel mondo, organizzato dal World Water Council [il Consiglio mondiale dell’acqua], legato alla Banca Mondiale, alle multinazionali e alle politiche dei pesi che pensano che l’acqua sia un «affare» e come tale intendono gestirlo.

Ad Istanbul però i movimenti internazionali, che non riconoscono la legittimità del Consiglio, hanno organizzato un «Forum alternativo» che ha preso il via oggi con una manifestazione che si è conclusa con l’arresto di 17 attivisti turchi da parte della polizia che ha caricato un corteo di trecento persone in assetto antisommossa e utilizzando gas lacrimogeno. «La protesta e il risultato degli scontri sono stati portati anche all’interno del World Water Forum dove in queste ore una delegazione di attivisti sta contestando i delegati del Forum ufficiale. Nei prossimi giorni, il Controforum avanzerà le proprie proposte, che verranno lanciate negli incontri e nei seminari previsti e in alcune conferenze stampa», scrivono quelli dell’associazione Yaku presente al Forum nella delegazione italiana del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.
«Stasera un gruppo di 118 organizzazioni da 33 paesi presenterà ai partecipanti al Forum ‘ufficiale’ copia di una lettera indirizzata al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon», fa sapere Robert Ramakant, portavoce dell’organizzazione Corporate Accountability International, uno dei maggiori gruppi che contesta l’operato e le politiche del Consiglio mondiale. Nella missiva si chiede di ritirare il sostegno al Consiglio.
Proprio dall’Onu, che i movimenti invocano come unico organismo legittimato a guidare le politiche mondiali dell’acqua, arrivano dati inquietanti contenuti ne «L’acqua nel mondo che cambia», Rapporto mondiale sullo sviluppo delle risorse idriche. Il rapporto denuncia che entro il 2030, a causa dei cambiamenti climatici ma anche della rapida crescita demografica, quasi la metà della popolazione del pianeta vivrà in regioni ad alto stress idrico, tra cui in particolare l’Africa che conterà fra i 75 e 250 milioni di abitanti che subiranno questa pressione.

A rappresentare l’Italia al Forum ufficiale sarà il ministro dell’ambiente Prestigiacomo ma molti sono i movimenti presenti. Arriverà a giorni, ad esempio, la «Carovana per l’acqua» promossa da CeVi [Centro di Volontariato internazionale] e dal Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua. Presente è anche la Rete italiana dei laghi, «Living Lakes» che presenterà il «Piano di azioni per i laghi italiani». A Istanbul il Cipsi, Coordinamento di 47 Ong e associazioni di solidarietà internazionale.

A Copenhagen prove generali sugli accordi sul clima

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Prove generali da questa mattina fino a giovedì prossimo a Copenhagen per il congresso «Climate Change: Global Risks, Challenges and Decisions» che anticipa il vertice sul clima delle Nazioni unite previsto nella città danese per il prossimo dicembre.
Il congresso, organizzato dall’International Alliance of Research Universities, con la cooperazione di nove tra le più importanti università al mondo, ha l’obiettivo di offrire un quadro sintetico sui progressi, o meno, della ricerca sui cambiamenti climatici.
Questo tenteranno di fare i duemila climatologi di tutto il mondo. Quelli dell’università di Bristol hanno già lanciato un allarme: l’inquinamento degli esseri umani sta rendendo acide le acque degli oceani così in fretta che nei prossimi decenni potremmo assistere nuovamente alle condizioni viste sulla Terra ai tempi dei dinosauri. L’«acidificazione», dicono, è provocata dalle eccessive emissioni di anidride carbonica emesse ciminiere e tubi di scappamento che poi vanno a finire nell’oceano minacciato dall’estinzione «senza precedenti»soprattutto di crostacei. Insomma, secondo gli studiosi, il rischio è di tornare alla preistoria.
Ma le cattive notizie non si fermano qui. Anche se dovessimo mettere in atto tagli drastici delle emissioni [il 3 per cento ogni anno dal 2015] questo non scongiurerebbe l’aumento di due gradi centigradi entro il 2050. Sembra un’inezia ma questi due gradi trasformerebbero in medie annuali le temperature della terribile estate del 2003, quando in tutta Europa morirono migliaia di persone.
Questo è ciò che dicono i ricercatori del Met Office Hadley Centre, che fanno previsioni cupe anche solo per l’aumento della temperatura di due gradi. Se questo avvenisse, spiegano, si scatenerebbe una guerra globale per il reperimento delle risorse chiave per la sopravvivenza, compresa ovviamente l’acqua.

E di come i paesi in via di sviluppo possono affrontare i cambiamenti climatici si è parlato oggi in un meeting dei ministri europei a Bruxelles dove 350 attivisti di Greenpeace, tra cui 20 italiani, hanno dato vita ad un vero e proprio blitz sigillando l’edificio e rifiutando di lasciar uscire i ministri fino a quando non avessero preso un impegno concreto per «Salvare il clima». Per aiutare questi paesi servono più soldi ma «I ministri dell’Economia stanno concedendo alle banche e ai loro manager miliardi di soldi dei contribuenti, ma non ancora sborsato un singolo centesimo di euro per affrontare la crisi del clima – ha denunciato da Bruxelles Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia – Se il Pianeta fosse stato una banca, lo avrebbero già salvato».
L’Europa insomma dovrebbe prendere impegni seri «contribuire con 35 miliardi di euro all’anno fino al 2020, che equivalgono ad appena 1.30 euro a settimana per ogni cittadino europeo, pari al costo di un cappuccino in Italia», fa sapere l’associazione ambientalista.
Magari si potrebbe prendere esempio da una provincia italiana, quella Siena, che ha realizzato il Bilancio delle emissioni di gas, rendendo la provincia senese la prima realtà territoriale in Europa a dotarsi di un efficace strumento per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto.

Di «post Kyoto» si parlerà quindi a Copenhagen a dicembre, ma prima di allora tappa obbligatoria in Italia che dal 3 al 5 aprile ospiterà a Trieste il Forum sulle tecnologie a basso contenuto di carbonio. Poi dal 22 al 24 aprile sarà la volta di Siracusa che vedrà riuniti i ministri dell’ambiente del G8 per il vertice ambiente e energia. I temi principali saranno la lotta ai cambiamenti climatici e la conservazione della biodiversità, che poi verranno sviluppati e conclusi in Danimarca.
E i movimenti territoriali siciliani, riuniti del Coordinamento «Altro G8», si stanno già preparando al «Controvertice» che si terrà negli stessi giorni nella città siciliana. Per informazioni: www.altrog8.org

Pecore sandwitch

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Arriva dai paesi anglosassoni la moda della pubblicità sugli animali. Tra le prime aziende ad usarla c’è la Nokia, che per promuovere il suo brand ha utilizzato, in alcune città nordeuropee, cinque cani di grossa taglia a cui sono stati fatte indossare delle mantelline: una lettera del marchio per ogni bestiola.
E dopo l’uomo sandwitch, in Olanda ecco le pecore-sandwitch: anche loro indossano un logo, quello di una catena d’alberghi.

Via libera alle «grandi opere», per rilanciare l’economia

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La «buona novella» di oggi arriva dal presidente del Senato, Renato Schifani, al termine della riunione del Cipe a Palazzo Chigi.
Il Comitato Interministeriale per la programmazione economica ha infatti stanziato 17,8 miliardi di euro di cui 16,6 miliardi [8,51 come «contributo pubblico», gli altri 8,09 come «privato»] destinati alle «grandi opere» e 1,2 miliardi per l’edilizia scolastica.
Tra le opere c’è il Ponte sullo Stretto di Messina, per il quale il Cipe ha stanziato 1,3 miliardi sui 6,1 totali, poi i sempre eterni cantieri dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la statale Jonica, la Pedemontana, il terzo valico Milano-Genova, l’alta velocità Milano-Treviglio, la linea «c» dell metropolitana di Roma, il Mose [a cui andranno 800 milioni], e anche alcuni interventi per l’Expo 2015 che si terrà a Milano.
Questo l’elenco parziale delle «opere cantierabili» che il ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli, aveva anticipato mercoledì scorso.
Il costo totale del «progetto strategico» – ha detto Schifani riferendosi al Ponte sullo Stretto – è di circa 6,1 miliardi e le risorse che il Cipe doveva varare e che hanno ottenuto l’ok sono pari a 1,3 miliardi.
Questa pioggia di miliardi «è una potente iniezione di concretezza», ha commentato Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. «Una boccata di ossigeno e un’iniezione di fiducia per le piccole e medie imprese operanti nel settore delle infrastrutture», ha dichiarato il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
E, dopo la notizia, Impregilo vola in borsa, dopo che il titolo era stato preso di mira dal mercato a seguito della sentenza del Tribunale di Firenze che ha imposto alla società di versare 150 milioni di euro come risarcimento per i danni ambientali causati dai cantieri per l’alta velocità tra Bologna e Firenze. Il «general contractor» è infatti coinvolto sia nella realizzazione del Ponte – i cui lavori inizieranno nel 2010 – che sulla linea dell’alta velocità tra Milano e Genova.

Ma a bocciare la decisione del governo ci pensa il Codacons che ricorrerà al Tar del Lazio contro lo stanziamento dei 1,3 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte. «Il governo ha fatto un doppio sbaglio», dicono i consumatori: i 1,2 miliardi per il recupero dell’edilizia scolastica e carceraria sono «irrisori», mentre lo stanziamento destinato alle «grandi opere» è «eccessivo», se rapportati con l’esiguità del bonus per le famiglie disagiate di 2,4 miliardi. «Se, come più volte dichiarato da Berlusconi, la chiave di volta per uscire dalla crisi è il rilancio dei consumi, a seguito del quale si aiutano automaticamente le imprese e conseguentemente i lavoratori a non perdere il posto di lavoro, è evidente che le cifre andrebbero invertite», ha commentato il Codacons.
La manovra è inutile anche per il Wwf, per il quale il governo «ha deciso di immobilizzare, in questa gravissima situazione economico-finanziaria, il 50 per cento delle risorse pubbliche».
Attacco anche dall’Italia dei valori con una nota di Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Idv alla Camera, in cui si legge: «Mentre l’Europa si attrezza per affrontare una crisi economica profonda e globale, il governo Berlusconi tira fuori l’ennesimo coniglio dal cilindro, degno del peggior mago illusionista. I 17,8 miliardi di euro stanziati per le infrastrutture in realtà non esistono». Critico anche Francesco Ferrante [Ecodem] che ha detto: «Rincorrendo chimere come quella del Ponte si sottraggono risorse immediate [oltre un miliardo] alle altre utilissime opere rinunciando di fatto ad avviare quella manovra anticiclica di cui il paese avrebbe maledettamente bisogno».
Di certo non la pensa così il governo perché, come ha detto il ministro dell’economia Giulio Tremonti, l’Italia è «il Paese che per l’economia reale ha fatto più degli altri. Quello che hanno fatto gli altri Paesi è stato soprattutto per salvare le banche».

da www.carta.org