Napolitano firma il decreto ammazza-rinnovabili


Il Presidente della repubblica ha appena firmato il decreto sulle energie rinnovabili criticato da più fronti, associazioni ambientaliste e del settore, che stabilisce un adeguamento verso il basso delle tariffe incentivanti. Si penalizza un settore che occupa 140 mila persone, uno dei pochi – in Italia – che non ha risentito della crisi.

Qual’è l’alternativa alla dipendenza dal petrolio e dal gas? Secondo questo governo è il nucleare, mentre le fonti rinnovabili rappresenterebbero “una percentuale minima per il nostro fabbisogno, come ha sottolineato oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Sappiamo tutti che il falso ambientalismo ideologico della sinistra ha seminato un mare di paure e ha bloccato fino a qui in Italia tutto ciò che negli altri paesi è stato normale – ha detto – e quindi termovalorizzatori, le centrali nucleari ed anche le grandi opere”. La verità? Spiega Berlusconi che “tutti i paesi puntano sul nucleare”. Cina, India, Francia, Svizzera.
Insomma, dovremmo mettere una pietra sopra allo sviluppo delle energie rinnovabili per dar spazio al nucleare?
Secondo quanto emerge dal decreto sulle energie rinnovabili, redatto dal ministro allo sviluppo economico Paolo Romani, approvato da Palazzo Chigi lo scorso giovedì e firmato oggi dal Presidente della Repubblica, sicuramente sì. Questo perché da giugno si stabilisce un adeguamento verso il basso delle tariffe incentivanti.
Tra le novità, criticate dalle associazioni ambientaliste e dagli imprenditori del settore, i tagli alla realizzazione di impianti su terreni agricoli, i tagli sull’eolico e il congelamento del “conto energia” sul solare, varato appena lo scorso 6 agosto.
Le altre critiche mosse al provvedimento sul fatto che lo schema del D.Lgs. nel testo adottato dal Consiglio dei Ministri viola uno dei principi cardine del nostro ordinamento giuridico”. Come ha spiegato Pietro Pacchione, consigliere delegato di Aper, Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili, “è un atto arbitrario del Governo senza l’intesa delle Regioni che si sono pronunciate su un testo sostanzialmente da quello approvato dal Consiglio dei Ministri. Sono state inoltre violate le prerogative parlamentari e, in particolare, la delega conferita al Governo”, che avrebbe quindi adottato un testo con finalità opposte a quelle stabilite dal Legislatore.
Duro anche il commento del presidente di Rete Imprese Italia (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti), secondo il quale la revisione del “conto energia” creerà “una situazione di grave incertezza e confusione per le imprese che hanno investito nel settore delle rinnovabili in base alle tariffe incentivanti del terzo Conto Energia”. Le rinnovabili e l’efficienza energetica infatti, rileva il Wwf, ”sono la spina dorsale della nuova economia, che si sta sviluppando in tutto il mondo e sono anche l’unica vera strada per garantirsi la sicurezza energetica”.
Penalizzare un settore che occupa 140 mila persone, significa anche frenare il raggiungimento dell’obiettivo del 17% della produzione energetica totale da fonti rinnovabili entro il 2020, stabilita dall’Unione europea e condivisa dall’Italia.
”Il governo si fermi – afferma in una nota odierna la segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Libertà – non accetteremo che, per imporre il nucleare, vengano affossate le energie rinnovabili, di cui il fotovoltaico è lo strumento più flessibile e più alla portata di famiglie ed imprese”.

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L’uovo di struzzo con gli occhi di mosca

Vivere all’interno di un uovo. Un nuovo ‘edificio bioclimatico’, biocompatibile a basso consumo energetico che sfrutta le risorse ambientali attraverso l’orientamento e la forma della struttura. ‘L’uovo di struzzo con gli occhi di mosca’. E’ questo il nome dell’edificio progettato dall’architetto Giuseppe Magistretti dello studio di progettazione ‘Archingegno’ di Milano che opera nel settore delle energie rinnovabili occupandosi in modo particolare della ricerca tipologica di manufatti edilizi ecologicamente compatibili ed energeticamente autosufficienti. Un progetto che osserva i fenomeni naturali e i criteri seguiti dalla natura (nella sua complessità del mondo vegetale ed animale), traendo da questi gli insegnamenti per un equilibrio simbiotico tra uomo e ambiente costruito.

Ma come nasce l’idea di costruire un’edificio a forma di uovo di struzzo? “Non si tratta di eclettismo. L’uovo e’ una forma quasi perfetta perché genera la vita ed e’, quindi, l’elemento placebo che puo’ garantire certi standard qualitativi” spiega Magistretti. Ma non solo. Questa forma “e’ la piu’ contenitiva per la dispersione termica”.
Un edificio a sezione ellittica, infatti, presenta le migliori caratteristiche per conservare il calore d’inverno e rimanere fresco d’estate. Questa convinzione si basa sul fatto che un edificio di questo tipo combina il massimo volume utile con la minima superficie esterna e offre la minima resistenza aerodinamica ai venti.
Inoltre, essendo l’involucro esterno strutturato con una maglia esagonale contenente un’ampia superficie vetrata, si e’ pensato di risolvere il problema della filtrazione dei raggi solari e della regolazione dell’intensita’ luminosa, con un altrettanto singolare sistema di difesa congegnato a somiglianza dell’occhio di mosca. Le caratteristiche di questo organo prevedono un doppio sistema di filtrazione e regolazione della luce, compatibile con una maglia strutturale. Assimilato alle superfici vetrate, si prevedono due esagoni concentrici funzionanti a doppio schermo, che permettono di selezionare, nelle stagioni e nelle diverse ore del giorno, i raggi di incidenza dell’energia solare.
Questo sistema, come spiega l’ideatore del progetto, permette di mantenere il calore nelle ore notturne “con uno sfasamento di 6-8 ore”.
A complemento dei sistemi passivi (relativi alla captazione e alla schermatura dell’energia solare) e del fotovoltaico, in sommita’ dell’edificio, e’ stata inserita una pala eolica ad asse verticale installata alla sommita’ del condotto di ventilazione naturale. Nel considerare l’efficienza edificio-impianto, inoltre, si e’ pensato di installare un impianto che utilizzi l’energia geotermica del terreno circostante l’edificio, per rispondere integralmente alla necessita’ di energia termica e ottenere il comfort ideale in tutto l’edificio.
La funzione fondamentale dell’involucro, dunque, e’ quella di mediare le condizioni climatiche esterne, mentre gli impianti di riscaldamento e condizionamento (realizzati senza utilizzo di fonti energetiche di origine fossile), non vengono piu’ considerati indispensabili per mantenere le condizioni di confort interne, ma come ‘ausiliari’, cioe’ necessari solo quando l’edificio in se’ non e’ piu’ in grado di garantire il benessere interno.

Un edificio che si colloca “all’interno di un microclima decisamente diverso dai normali contesti urbani” grazie alla presenza di un laghetto, e dei passaggi pedonali interamente immersi nel verde. Inoltre, “e’ prevista anche una protezione a nord dell’edificio che permette ai venti e piu’ in generale al clima di influire il meno possibile”.
E i lampioni? Anche quelli sono stati pensati per garantire il massimo comfort. E’ previsto, infatti, un sistema di lampioni specchio, che nel periodo invernale “permette di portare il sole anche a nord”.
Si tratta in sostanza di un progetto “altamente qualitativo” che permette un saldo tra l’energia consumata e quella prodotta dall’edificio assimilabile tra le migliori categorie, attestandosi su un valore inferiore ai 30 kWh per metroquardo all’anno.

Ma costruire una struttura di questo tipo significa anche spendere di piu’? “Il costo si stabilisce in funzione delle scelte e dei dettagli” sottolinea Magistretti. Ma orientativamente si calcola “il 20% in piu’ rispetto ad una struttura tradizionale certificata con la stessa categoria”. Un investimento che per Magistretti puo’ essere ammortizzato nell’arco di 5 anni. “Non esistono in Europa, e forse neanche nel mondo, progetti di questo tipo”.
Purtroppo “ancora non e’ stato realizzato. In Italia poi si va avanti a ritmi troppo lenti. A mio avviso l’importanza di questo progetto ancora non e’ stata capita” aggiunge Magistretti.
E conclude: “Stiamo cercando di capire come salvare la terra ma bisogna uscire dalla logica della speculazione territoriale per entrare in una nuova ottica. E questo lavoro ne e’ la sintesi”.

Copenaghen. Domani 192 paesi al summit sul futuro della Terra

Arriva l’ora della verità per la lotta al cambiamento climatico: dopo mesi e mesi di dichiarazioni, promesse, rivendicazioni e negoziati a rilento, migliaia di rappresentanti di 192 paesi da domani per dodici giorni sono riuniti a Copenaghen per il vertice sotto l’egida Onu da cui dovrebbe emergere la strategia globale per fermare il riscaldamento del pianeta.
Al vertice che si terrà al Bella Center della capitale danese, dove sono stati già accreditati 5mila giornalisti, è atteso un centinaio di capi di Stato, un evento senza precedenti da tempi del Summit della Terra di Rio de Janeiro nel 1992. Il presidente Usa Barack Obama sarà al vertice il 18 dicembre, insieme agli altri capi di Stato che arriveranno per partecipare alla chiusura delle riunioni, tra il 17 e il 18.
La 15esima Conferenza dei partecipanti alla Convenzione Onu sul cambiamento climatico ha l’obiettivo dichiarato di dare un seguito al Protocollo di Kyoto, il primo trattato giuridicamente vincolante sul clima in scadenza a fine 2012. L’obiettivo largamente condiviso del summit è limitare la crescita della temperatura del mondo a due gradi centigradi, attraverso una drastica riduzione della emissioni di gas a effetto serra.
Per sperare di restare sotto quota due gradi gli scienziati affermano che le emissioni globali di gas serra, dovute in larghissima parte alle combustione di carburanti fossili, vanno senz’altro dimezzate entro il 2050. Ma i conti non tornano.
Gli impegni annunciati fino ad oggi dai paesi industrializzati per il 2020 implicano un calo tra il 12 e il 16% delle loro emissioni rispetto ai livelli del 1990, ben lontano dalla forchetta 25-40% individuata dagli esperti come buona base di partenza per raggiungere gli obiettivi al 2050.
Il negoziato si presenta difficile, aspro. E nel rush finale, quando si tratterà di stringere sugli accordi, è annunciata anche la presenza del premier indiano, Manmohan Singh, in rappresentanza di uno dei grandi Paesi che si accostano con maggiore cautela. L’India e la Cina – che hanno chiesto che non vi sia alcun vincolo sulla riduzione delle emissioni – additano le “responsabilità storiche” dei paesi industrializzati nel riscaldamento globale. I paesi poveri, i più esposti ai danni di un cambiamento di cui non sono responsabili, chiedono a gran voce aiuti per l’adattamento. E’ pressoché escluso che nella capitale danese si possa arrivare alla firma di un trattato giuridicamente vincolante e i negoziatori mirano a un accordo politico, quanto più ampio e dettagliato possibile, di cui una parte possa entrare in vigore subito. Mentre per il trattato occorrerà aspettare il 2010, forse la conferenza di Città del Messico a fine anno.
Copenaghen sarà il palcoscenico, oltre che del summit, di decine di manifestazioni, dalle veglie per il clima illuminate dalla luce delle candele, agli appelli alla “disobbedienza civile”. Sono attese 30mila persone.

Intanto in questi ultimi giorni diverse migliaia di persone sono scese in piazza in quattro capitali europee per fare pressioni sui leader mondiali affinché venga raggiunto un accordo vincolante per la lotta al riscaldamento globale. La protesta più forte ha visto Londra protagonista invasa dall'”onda blu”. Migliaia di persone, 40mila per gli organizzatori, sono scese in piazza vestite di blu, con il viso ricoperto di vernice blu, si sono poi diretti verso il Parlamento con striscioni con la scritta: “Adesso giustizia climatica; cambiamento climatico: la fine è vicina”. A Berlino gli attivisti, fingendosi leader mondiali, si sono seduti all’interno di un acquario gigante, che a mano a mano veniva riempito di acqua, per sottolineare i rischi dell’innalzamento del livello dei mari a causa dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide. A Parigi la manifestazione ha coinvolto 1.500 persone mentre un corteo variopinto formato da diverse centinaia di persone ha invaso il quartiere comunitario a Bruxelles per chiedere, come scritto nello striscione d’apertura della manifestazione, “misure forti a Copenaghen”.

Il caldo ha ristretto le pecore Soay in Scozia

2890099159_ee8eeece19Il surriscaldamento globale, che ha abbreviato e reso piu’ miti gli inverni, sta rimpiccolendo la taglia delle pecore selvatiche che vivono a Hirta, una sperduta isola scozzese. Lo rivela uno studio di un un’equipe di ricercatori britannici che ha risolto un mistero che tormentava da un paio d’anni gli scienziati.
Gli studiosi hanno infatti scoperto che la perdita di peso e il rimpicciolimento della taglia sono un esempio di come il clima possa contrastare la selezione naturale, che dovrebbe favorire un corpo piu’ grande. Gli scienziati dell’Imperial College di Londra hanno misurato e pesato per un quarto di secolo le pecore Soay, che vivono nell’isola dell’arcipelago St.Kilda. Anche se in termini generali si sa che la pecora piu’ grande ha maggiori probabilita’ di sopravvivenza, le Soay di fatto si sono rimpicciolite negli ultimi venticinque anni. Questo rimpicciolimento contrasta con i fondamenti della teoria dell’evoluzione di Darwin, secondo cui nella storia sopravvivono i piu’ forti della specie, e dimostra, secondo gli scienziati, che il riscaldamento globale sta influendo anche su questo aspetto della natura.
Lo studio, condotto da Tim Coulson e pubblicato sulla rivista “Science”, ha osservato che gli inverni sull’isola sono diventati piu’ corti e piu’ miti e l’erba piu’ abbondante; gli agnelli, dunque, non devono piu’ ingrassare per sopravvivere e anche quelli piu’ piccoli arrivano all’eta’ adulta. “Nel passato sopravvivevano solo le pecore grandi, in salute, e gli agnelli che erano ingrassati nella prima estate potevano sopravvivere agli aspri inverni su Hirta. Ma ora, a causa del cambio climatico, l’erba si trova per tanti mesi all’anno, e le condizioni di sopravvivenza non sono piu’ cosi’ proibitive. Riescono a sopravvivere dunque anche le pecore di taglia piu’ piccola che stanno diventando sempre piu’ numerose.

A Copenhagen prove generali sugli accordi sul clima

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Prove generali da questa mattina fino a giovedì prossimo a Copenhagen per il congresso «Climate Change: Global Risks, Challenges and Decisions» che anticipa il vertice sul clima delle Nazioni unite previsto nella città danese per il prossimo dicembre.
Il congresso, organizzato dall’International Alliance of Research Universities, con la cooperazione di nove tra le più importanti università al mondo, ha l’obiettivo di offrire un quadro sintetico sui progressi, o meno, della ricerca sui cambiamenti climatici.
Questo tenteranno di fare i duemila climatologi di tutto il mondo. Quelli dell’università di Bristol hanno già lanciato un allarme: l’inquinamento degli esseri umani sta rendendo acide le acque degli oceani così in fretta che nei prossimi decenni potremmo assistere nuovamente alle condizioni viste sulla Terra ai tempi dei dinosauri. L’«acidificazione», dicono, è provocata dalle eccessive emissioni di anidride carbonica emesse ciminiere e tubi di scappamento che poi vanno a finire nell’oceano minacciato dall’estinzione «senza precedenti»soprattutto di crostacei. Insomma, secondo gli studiosi, il rischio è di tornare alla preistoria.
Ma le cattive notizie non si fermano qui. Anche se dovessimo mettere in atto tagli drastici delle emissioni [il 3 per cento ogni anno dal 2015] questo non scongiurerebbe l’aumento di due gradi centigradi entro il 2050. Sembra un’inezia ma questi due gradi trasformerebbero in medie annuali le temperature della terribile estate del 2003, quando in tutta Europa morirono migliaia di persone.
Questo è ciò che dicono i ricercatori del Met Office Hadley Centre, che fanno previsioni cupe anche solo per l’aumento della temperatura di due gradi. Se questo avvenisse, spiegano, si scatenerebbe una guerra globale per il reperimento delle risorse chiave per la sopravvivenza, compresa ovviamente l’acqua.

E di come i paesi in via di sviluppo possono affrontare i cambiamenti climatici si è parlato oggi in un meeting dei ministri europei a Bruxelles dove 350 attivisti di Greenpeace, tra cui 20 italiani, hanno dato vita ad un vero e proprio blitz sigillando l’edificio e rifiutando di lasciar uscire i ministri fino a quando non avessero preso un impegno concreto per «Salvare il clima». Per aiutare questi paesi servono più soldi ma «I ministri dell’Economia stanno concedendo alle banche e ai loro manager miliardi di soldi dei contribuenti, ma non ancora sborsato un singolo centesimo di euro per affrontare la crisi del clima – ha denunciato da Bruxelles Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia – Se il Pianeta fosse stato una banca, lo avrebbero già salvato».
L’Europa insomma dovrebbe prendere impegni seri «contribuire con 35 miliardi di euro all’anno fino al 2020, che equivalgono ad appena 1.30 euro a settimana per ogni cittadino europeo, pari al costo di un cappuccino in Italia», fa sapere l’associazione ambientalista.
Magari si potrebbe prendere esempio da una provincia italiana, quella Siena, che ha realizzato il Bilancio delle emissioni di gas, rendendo la provincia senese la prima realtà territoriale in Europa a dotarsi di un efficace strumento per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto.

Di «post Kyoto» si parlerà quindi a Copenhagen a dicembre, ma prima di allora tappa obbligatoria in Italia che dal 3 al 5 aprile ospiterà a Trieste il Forum sulle tecnologie a basso contenuto di carbonio. Poi dal 22 al 24 aprile sarà la volta di Siracusa che vedrà riuniti i ministri dell’ambiente del G8 per il vertice ambiente e energia. I temi principali saranno la lotta ai cambiamenti climatici e la conservazione della biodiversità, che poi verranno sviluppati e conclusi in Danimarca.
E i movimenti territoriali siciliani, riuniti del Coordinamento «Altro G8», si stanno già preparando al «Controvertice» che si terrà negli stessi giorni nella città siciliana. Per informazioni: www.altrog8.org

Sei gradi. La sconvolgente verità sul riscaldamento globale

Intere zone inabitabili, popolazioni sterminate, molte aree del globo desertificate, altre devastate da alluvioni e uragani.
Questo l’apocalittico scenario per il futuro descritto nell’ultimo libro dello scrittore e giornalista inglese Mark Lynas “Sei gradi”, un importante saggio sulle conseguenze del riscaldamento globale, pubblicato negli Stati Uniti dal National Geographic.
Edito da Fazi, il volume in libreria a partire dal prossimo 26 settembre, verrà presentato dall’autore, il 27 settembre, al festival “Torino Spiritualità” insieme al climatologo Luca Mercalli, che ha curato anche la prefazione del volume.
Nel 2001, il Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici pubblicò uno studio sconvolgente in cui prevedeva che, se l’umanità non avesse cambiato rotta, entro la fine del secolo la temperatura globale sarebbe aumentata da un minimo di 1,4 a un massimo di 5,8 gradi.
In questo libro Mark Lynas per la prima volta descrive, grado per grado, le conseguenze di un tale cambiamento climatico sulla Terra e sulla vita di ognuno di noi. Con sei gradi in più, quasi tutte le forme di vita, compresa quella umana, scomparirebbero. Tesi, quella di Mark Lynas, frutto di uno studio rigoroso e ben documentato sugli esiti catastrofici del nostro attuale modello di sviluppo.
Il destino della Terra, sottolinea però l’autore, non è del tutto deciso.
L’umanità è ancora in tempo per invertire la rotta, o almeno per tenere sotto controllo gli effetti più devastanti del surriscaldamento del globo.

Meno carne per salvare il pianeta

Se non volete rinunciare all’auto almeno mangiate meno carne per salvare il pianeta dal riscaldamento globale. L’allevamento di bestiame è responsabile del 18% delle emissioni complessive di gas serra, più del settore trasporti cui è attribuito “solo” il 13%.
Questo è l’appello che domani rivolgerà al mondo Rajendra Pachauri, direttore dell’IPCC, il Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, che lo scorso anno fu premiato a metà con Al Gore con il Nobel per la pace nel 2007. Secondo Pachauri se rinunciare spostarsi in macchina può essere per molti quasi impossibile, ridurre il consumo settimanale di carne è senz’altro più facile.

La produzione di un chilogrammo di carne causa emissioni equivalenti a 36,4 kg di anidride carbonica. L’allevamento e il trasporto di animali richiede, per ogni chilo di carne, la stessa energia necessaria per mantenere accesa una lampadina da 100 watt per quasi tre settimane.
La filiera della produzione e del commercio di carne, inoltre, contribuisce per l’80% al totale del settore agricolo. Lo stesso bestiame poi è una fonte diretta di uno dei gas serra più pericolosi: il metano 23 volte più dannoso per dell’anidride carbonica, prodotto naturalmente dai processi digestivi degli animali da allevamento.
Pachauri, che aveva già lanciato l’allarme all’inizio dell’anno a Parigi, ne parlerà domani a Londra nel corso di un meeting di “Compassion World Farming”.