Smontato il Cie di Lampedusa. Ma il ddl sicurezza va avanti

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Tra le smentite del Viminale oggi è iniziato lo smantellamento del Cie di Lampedusa, perché è abusivo. Ma il ddl sulla sicurezza va avanti anche senza l’articolo sui «presidi-spia»

Il ministro degli interni Maroni avrebbe voluto che la base Loran di Lampedusa fosse trasformata in Cie, centro di identificazione e espulsione. Invece è abusiva. Non ha le autorizzazioni preventive di comune, soprintendenza, genio civile e forestale. Un «abuso edilizio» come tanti in Italia. Il simbolo della «strategia anticlandestini» del governo Berlusconi in queste ore viene smontato dagli operai di Lampedusa, pezzo per pezzo, container dopo container. E dal Viminale arriva la smentita. «Continuano ad essere diffuse notizie inesatte e prive di fondamento sul Centro di identificazione e di espulsione di Lampedusa: non è in atto alcuna demolizione, bensì la rimozione di parti di strutture temporanee leggere che erano in corso di installazione per consentire una migliore qualità di accoglienza degli ospiti», chiarisce una nota del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione. «Non risponde al vero – continua la nota – che la Conferenza di Servizi in corso a Palermo abbia disposto alcunché, in quanto non ha per adesso espresso alcun parere ed è stata aggiornata a data da destinarsi».

Contro il Cie, realizzato in fretta a gennaio di quest’anno e che secondo alcune stime sarebbe costata intorno a un milione di euro, in questi mesi sono scesi in piazza gli abitanti dell’isola, associazioni e movimenti. Lo scorso 23 aprile i lampedusani con diverse associazioni del luogo hanno promosso una petizione popolare per chiedere che «nessun Cie venga realizzato nelle isole Pelagie, che sull’isola ci sia solo un centro di soccorso e accoglienza dove i migranti restino solo il tempo necessario per essere avviati nel percorso loro assegnato; che nessuna struttura destinata all’accoglienza venga aperta presso la ex base Loran; che il governo destini le risorse per risolvere i problemi degli abitanti; che si apra un Tavolo di consultazione permanente con la popolazione sulle decisioni che riguardano le strutture dell’isola».
«Vorrei sapere chi adesso pagherà le spese per la rimozione di quella struttura realizzata nel Cie e i danni a Lampedusa – è il commento Mauro Buccarello, assessore all’immigrazione dell’isola – Siamo soddisfatti per quanto sta avvenendo. Eravamo sicuri che si arrivava allo smantellamento. Avendo operato senza nessuna autorizzazione. Siamo in attesa di capire cosa avverrà della legge che tentano di riproporre, ma siamo fiduciosi che i parlamentari si passeranno la mano sul cuore prima di approvare una cosa del genere. Lampedusa è territorio turistico che sta già pagando le conseguenze per quanto fatto da loro». Esulta invece Dino De Rubeis, il sindaco di Lampedusa, «Abbiamo vinto, il ministro dell’Interno sta smontando il Cie. La struttura era abusiva» dice annunciando per domani una manifestazione «in piazza per informare la gente di quanto è accaduto, una specie di festa».

Da festeggiare non c’è niente, perché oggi torna alla Camera, dopo l’approvazione del Senato, il disegno di legge sulla sicurezza. Dopo gli articoli sulle ronde cittadine e sui «medici-spia» – cancellati con voto segreto nelle scorse settimane – oggi è stato fatto fuori l’articolo dei «presidi-spia» che aveva spinto Fini a protestare, sottolineando che in nessun paese europeo «si evince alcuna normativa volta a discriminare l’esercizio del diritto allo studio da parte di minori stranieri». Contro alcuni punti del ddl si sono schierati anche i sindacati di polizia, che oggi sono scesi in piazza per dire no alle ronde, ai tagli e soprattutto no «all’ubriacatura populista che continua a mietere vittime – in una continua e sempre più incalzante erosione del sistema delle regole e dei diritti».
La Lega potrebbe chiedere la fiducia.

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Gli sbarchi continuano, il governo li nasconde

immigrati2_resizeTemevano di essere rimpatriati anziché essere trasferiti nel Cpt di Trevi, in provincia di Frosinone. Da qui questa mattina è scattata la rivolta di sessanta migranti, di cui ancora non si conosce la nazionalità, nel villaggio «Il Veliero» di Follonica, provincia di Grosseto. In sessanta si sono barricati all’interno della struttura ma dopo poco trenta di loro sono stati trasferiti a Trevi.
In Italia le notizie di nuovi arrivi sulle coste siciliane si accavallano, anche se il governo vorrebbe censurare le notizie che arrivano. Ed è proprio la censura – scrive Fulvio Vassallo Paleologo su Melting Pot http://www.meltingpot.org – la «conferma di un fallimento annunciato che si vuole nascondere a tutti i costi. Mentre il prolungamento della detenzione amministrativa sta incendiando i Centri di identificazione ed espulsione [Cie], anche in questo caso nel più assoluto silenzio della grande stampa, sulle coste meridionali siciliane arrivano sempre più migranti di cui il governo cerca di negare persino l’esistenza».
Domenica scorsa 222 persone, tra i quali dieci minori e quarantatre donne, sono state soccorse a largo di Lampedusa; poi sono stati subito trasferite nel Centro di identificazione ed espulsione di Contrada Imbriacola che, ad oggi, ospita 770 persone, molte delle quali richiedenti asilo.
Altri due sbarchi sono avvenuti questa notte tra Siracusa e Ragusa. 165 persone provenienti dal Togo, dalla Somalia e dal Nordafrica, tra cui 25 donne e cinque bambini, sono approdate a Scoglitti, nel ragusano, altre 249 persone, in maggioranza somali e eritrei, a Portopalo di Capo Passero, nel siracusano. Ma migranti continuano ad approdare anche nel porto di Ancona, dove ieri pomeriggio un cittadino iraniano è morto schiacciato dal tir partito dal porto di Patrasso, in Grecia, sotto il quale si era nascosto per sfuggire ai controlli doganali.

Tutte le persone arrivate a Lampedusa sono state visitate per terra, sull’asfalto, perché sull’isola, dopo che Medici Senza Frontiere è stata costretta a chiudere le sue attività a Punta Favarolo, perché il ministero dell’Interno ha deciso di non firmare un nuovo Protocollo d’Intesa, non ne esiste uno. Proprio su questo il sindaco dell’isola, Bernardino De Rubeis, ha lanciato un appello: «È necessario ripristinare a Lampedusa un servizio medico di pronto intervento da utilizzare per i migranti che sbarcano come quello di Medici senza Frontiere cui non è stata rinnovata la convenzione», ha detto. Ma l’assessore alla sanità dell’isola, Antonio Mirabella, si è affrettato a precisare che «a Lampedusa non c’é nessuna emergenza sanitaria, ci sono strutture efficienti sia nel pronto soccorso che nel centro di accoglienza, dove sono al lavoro tre medici e due infermiere che fanno capo all’Istituto nazionale per l’immigrazione».
E al termine della tre giorni di lavoro del Coordinamento immigrazione di Caritas italiana, a Lampedusa, è arrivato l’appello di monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, «alle istituzioni italiane ed europee perché i diritti umani dei migranti non siano violati, a Lampedusa ed altrove».

Ma i Cie programmati dal governo rischiano di moltiplicarsi. Nell’aria ci sarebbe la possibilità di costruirne uno anche nel veronese, a Bovolone, a cui si è subito opposto il consigliere regionale veneto Franco Bonfante [Partito Democratico]. Un altro sarebbe nell’aria a Scampia, Napoli, vicino alle Vele.
E mentre secondo un rapporto pubblicato oggi dall’Unhcr, nel 2008 i richiedenti asilo politico in Italia sono aumentati del 122 percento, facendola salire il nostro Paese al quarto posto nella classifica dei paesi con il maggior numero di richieste di asilo politico, il ministro dell’interno Maroni invita ad aspettare il prossimo 15 maggio, giorno dell’entrata in vigore dell’accordo tra Italia e Libia per il pattugliamento della sponda Sud del Mediterraneo, per risolvere «il problema».