La bomba Bellolampo

C’è poco tempo. «Se non saranno individuate in tempi brevi le soluzioni per fronteggiare il problema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, in Sicilia tra cinque o sei mesi sarà emergenza ambientale», ne è convinto Gaetano Pecorella, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, in missione nella Regione siciliana dove, oggi per l’ultimo giorno, sta ascoltando con gli altri componenti, magistrati, amministratori pubblici e tecnici.
Secondo Ferdinando Dalle Nogare, dirigente generale del dipartimento regionale delle acque e dei rifiuti, ascoltato ieri dalla Commissione, «La situazione siciliana legata all’emergenza rifiuti è condizionata da quello che succederà nella discarica Bellolampo a Palermo».

È proprio la discarica di Bellolampo il nucleo dell’«emergenza» in Sicilia ed è al centro di una inchiesta della magistratura. La Procura di Palermo infatti sta svolgendo alcune indagini sulla discarica gestita dall’Amia, l’ex azienda municipalizzata incaricata della raccolta dei rifiuti nel capoluogo siciliano, che coinvolgono diverse persone tra cui proprio il sindaco di Palermo, Diego Cammarata e tutti i vertici dell’Amia in carica dal 2007.
Le ipotesi di reato, contestate al sindaco, vanno dal disastro doloso all’inquinamento delle acque e del sottosuolo, dalla truffa alla gestione abusiva della discarica, fino all’abbandono dei rifiuti speciali. Secondo l’accusa sarebbe stato proprio Cammarata a dare precise direttive su come gestire l’ex municipalizzata e anche la discarica di Bellolampo.
Al centro dell’inchiesta l’enorme lago di percolato che si è formato nella discarica e che si sarebbe poi infiltrato nelle falde acquifere della zona. Dagli accertamenti, disposti nelle settimane scorse dai pm Calogero Ferrara e Maria Teresa Maligno, infatti, era emersa la presenza di solfiti, nitrati e metalli nelle acque potabili. Il percolato inoltre sarebbe scivolato a valle fino ad inquinare il torrente Celona, che alimenta il canale Passo di Rigano, le cui acque finiscono nel mare dell’Acquasanta.
Su questo Pecorella ha commentato: «In Sicilia sonno emerse situazioni allarmanti come quella di Bellolampo, dove la presenza del percolato è certamente un fatto grave. Questa sostanza velenosa che si è infiltrata nel terreno ha probabilmente inquinato qualche falda acquifera. Per altro verso ci sono indagini della magistratura su gare di appalto per i termovalorizzatori che sembrano toccare a questo punto, effettivamente, gli interessi della mafia per questa vicenda ed il traffico dei rifiuti».
L’inchiesta della Procura di Palermo verte anche sulle modalità di smaltimento delle ecoballe – provenienti dalla raccolta differenziata – che sarebbero invece finite in discarica insieme a tutti gli altri rifiuti.

E mentre Palermo e provincia l’immondizia continua a bruciare da giorni, questa mattina gli agenti della squadra mobile hanno arrestato 19 persone nell’ambito di una vasta operazione antimafia – partita nel 2005 e che si è avvalsa di intercettazioni ambientali e telefoniche – che svela gli interessi di Cosa Nostra sui grandi appalti. Secondo le indagini Cosa nostra era interessata anche ai lavori per la realizzazione di un inceneritore proprio a Bellolampo.

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Inceneritori siciliani, l’affare del secolo

«La mafia si è infilata in un sistema che le avrebbe consentito un affare che avrebbe fruttato, chi dice cinque, chi dice sette miliardi di euro, e una rendita annua di centinaia di milioni di euro per i prossimi 20-30 anni».
Così scrive Raffaele Lombardo, presidente della regione Sicilia, sul suo blog, prima di essere ascoltato ieri in tarda serata dai pm di Palermo come testimone nell’ambito dell’inchiesta sugli inceneritori siciliani.
La miccia è stata un dossier presentato a marzo alla magistratura dall’assessore regionale all’energia Piercarmelo Russo, dove erano state denunciate presunte irregolarità sui progetti di realizzazione degli inceneritori.

Una vicenda che parte da lontano, con le gare d’appalto indette nel 2002 dall’allora commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, l’ex presidente della regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, come si legge in una nota diramata dalla guardia di finanza di Palermo, che ieri ha perquisito le sedi di tutte le Ati, le associazioni temporanee d’impresa, delle società consortili e delle agenzie pubbliche coinvolte nella costruzione degli inceneritori. Una vicenda che portò nel 2007 l’annullamento delle gare da parte della Corte di giustizia europea, a causa della scarsa pubblicità data ai bandi e all’errato sistema adottato: la concessione al posto dell’appalto.

I quattro inceneritori, previsti dal piano rifiuti regionale, finiti sotto inchiesta sono quello di Bellolampo [Palermo], Casteltermini [Agrigento], Paternò [Catania] e Augusta [Siracusa]. Ad aggiudicarsi l’appalto furono quattro raggruppamenti di imprese: la Pea di cui faceva parte la Safab, poi coinvolta in un’inchiesta di corruzione, la Platani Energia Ambiente, la Tifeo e la Sicil Power. Tre Ati erano capeggiate dal gruppo Falck e uno da Waste Italia.
L’indagine, oltre che su presunte infiltrazioni mafiose nell’affare, cerca di far chiarezza sulla regolarità della gara e sull’eventuale esistenza di «accordi di cartello» tra le Ati che, con la compiacenza di funzionari pubblici a cui sarebbero andate tangenti, si sarebbero spartite a tavolino i lavori e poi, dopo la bocciatura europea, avrebbero fatto andare deserte le gare successive per indurre la Regione ad abbandonare la strada del bando pubblico.

Il Tar boccia le trivelle nel ragusano

250414

Il Tar di Catania ha annullato tutte le autorizzazioni all’attività di ricerca e sfruttamento degli idrocarburi rilasciati dalla Regione Siciliana alla Panther Oil a Sciannacaporale, nel ragusano, dove insistono le sorgenti d’acqua che servono la città di Vittoria.. I giudici amministrativi etnei hanno accolto tutti i ricorsi presentati dal Comune di Vittoria, annullando anche la sospensiva ottenuta dalla società texana dal Consiglio di giustizia amministrativa. La regione Siciliana e la Panther sono state condannate a pagare le spese legali e quelle relative all’esecuzione delle perizie. La società texana ha già annunciato ricorso.

Il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas/petrolifere in Sicilia esprime grande soddisfazione per la sentenza, “si tratta di una sentenza di merito che di fatto annulla le autorizzazioni che la Regione Sicilia, a suo tempo, concesse alla società. La concessione riguarda 747 km quadrati nei territori di molti comuni tra cui Avola, Noto, Rosolini, Modica, Vittoria, Ragusa, ecc. Nella sentenza l’Arpa e la Panther debbono pagare tutte le spese di lite della Consulenza Tecnica d’ Ufficio (C.T.U.) e viene riconosciuto il rischio per le risorse idriche. Viene decretato anche che laVia  (Valutazione d’ Impatto Ambientale) deve essere propedeutica a qualsiasi iniziativa e  si deve acquisire il parere vincolante del Comune dove insiste l’intervento (nel caso in specie Vittoria), dell’Asl e del Genio Civile, pertanto deve essere rifatto  da parte della società tutto l’ iter precedente. Nella sentenza si ritiene che l’acqua ed il paesaggio debbono essere tutelati. Riteniamo questa sentenza storica (è un precedente importante): per la prima volta si riconosce che il Futuro ed il modello di sviluppo debbono  essere decisi dalle comunità e non imposti dall’alto e pertanto sono salvaguardate  le risorse pubbliche del territorio rispetto ad interessi privati”.