I superpoteri danno alla testa, quella di De Gennaro

Lo ha stabilito l’articolo 2, comma 3, dell’ordinanza firmata da Romano Prodi: il prefetto e commissario straordinario per l’emergenza rifiuti Gianni De Gennaro può chiedere l’uso delle Forze armate per l’apertura e la protezione dei cantieri e dei siti per risolvere la situazione in Campania e per la raccolta e il trasporto dell’immondizia.
Lo aveva confermato De Gennaro in prima persona ai tanti comitati cittadini che si oppongono alla riapertura delle discariche elencate nel «piano anticrisi».
Stabilito e confermato. E questa mattina De Gennaro è passato all’azione.

Succede a Marigliano, in provincia di Napoli, un comune di 30 mila abitanti nell’agro nolano. I cittadini erano scesi per le strade, ancora una volta, per protestare contro la riapertura della discarica di Boscofangone dove ieri si è appreso saranno collocate le «ecoballe». Nient’altro che immondizia impacchettata nel cellophane. 30 mila, dice De Gennaro, da «stoccare provvisoriamente». Ma la gente si domanda se davvero tutta quella spazzatura sarà rimossa. Scendono per le strade: donne, uomini, anziani e bambini, per dare vita ad un sit-in pacifico. Sono circa duecento davanti i cancelli di Boscofangone. I camion delle ecoballe devono passare e con loro anche le ruspe, sono scortati dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. Caricano tutti, c’è persino una donna incinta. La chiamano «manovra di alleggerimento».
Tra i manifestanti c’è anche il sindaco, Felice Esposito Corcione: «Non posso più fermare la protesta dei cittadini che era pacifica, ma che si è esasperata quando hanno visto le ruspe in azione», ha detto.
Antonio era lì, lo abbiamo raggiunto per telefono. «Appena ho sentito le campane che suonavano per dare l’allarme sono accorso. Non crediamo più alle promesse delle istituzioni. Qui c’è un alto tasso di tumori, la falda acquifera e a circa tre metri e ci sono anche i fanghi tossici seppelliti. Sappiamo che l’immondizia deve essere messa da qualche parte ma questa non è una soluzione».
Quella di Marigliano una scena già vista a Serre [Salerno] lo scorso anno. Ma non solo.
Del resto è De Gennaro che deve gestire l’«emergenza». È lui che ha i «superpoteri»: l’ex capo della polizia, quello della mattanza di Genova, della Diaz.

Ieri dopo che i cittadini di Gianturco avevano occupato i binari della metropolitana per protestare, anche loro, contro l’invio di 39 mila ecoballe nell’ex Manifattura Tabacchi, li aveva ricevuti in Prefettura ed era stato irremovibile. Andremo avanti in ogni modo, aveva detto. Le ecoballe saranno trasferite «in brevissimo tempo, a giorni».

E oggi? In audizione davanti alla Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti De Gennaro ha illustrato i punti del suo Piano. Nel prossimi cento giorni, tanto resta del periodo da super-commissario, è necessario smaltire 1 milione di tonnellate di rifiuti. «Per gestire questa emergenza – ha spiegato–ho bisogno di soldi». Parla dell’«apporto prezioso» che le regioni stanno dando, anche se «irrilevante» rispetto all’emergenza. «Però mi ha aiutato a ripristinare un rapporto di fiducia e ad avviare un circuito virtuoso con le comunità locali», dice. E poi: «Tengo conto di tutte le richieste che mi vengono fatte dai sindaci, anche di quelle del sindaco di Marigliano, dove pure ci sono incidenti: così non andiamo avanti». E aggiunge: «Mi auguro che prevalga il buonsenso, perché da qualche parte dovremo pur mettere tutte queste tonnellate di spazzatura. Certo è che se la protesta si diffonde diventa un nonsenso”.

Stando a quello che succede il «rapporto di fiducia» di cui parla sembra non essere mai scattato.
Oggi è stata ancora una giornata di protesta: a Nola, a San Giorgio a Cremano, a Giugliano.
E lui cosa fa? Manda l’esercito, chiede più soldi, si lamenta della scarsa generosità delle regioni e parla di buonsenso.
A Marigliano il presidio continua con il sostegno dei sindaci della zona e di tante associazioni.

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Come si spiega il «miracolo» di Salerno

Salerno non ha rifiuti per strada. E il sindaco, De Luca, è elogiato da tutti per questo. Come mai? Discariche, niente differenziata e una lettera a Bersani: dacci i Cip6 per l’inceneritore. da Carta n°2 – 2008

La propensione permanente al propagandismo più che alla concretezza dei problemi: la camorra in questa vicenda non c’entra niente. Aver chiuso le discariche dalla sera alla mattina senza un’alternativa è stato un atto di irresponsabilità, così come non aver realizzato un solo impianto di compostaggio e un solo termovalorizzatore». Così il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca [Pd], spiega l’incapacità dell’amministrazione regionale, guidata da Antonio Bassolino. De Luca, il primo sindaco d’Italia nella classifica stilata dal Sole 24 Ore sulla base del gradimento dei cittadini che vanta di questi tempi strade sgombre di rifiuti, un inceneritoreinvece lo vuole da tempo, e lo ha ottenuto grazie al piano di governo sui rifiuti. Inceneritore sarà, quindi a Salerno, in zona Cupa Siglia [oltre che ad Acerra, Napoli, e Santa Maria La Fossa, Caserta].

De Luca però ha fiutato che il business dei Cip6 [contributi alle fonti di energia «assimilabili» alle energie alternative, quali rifiuti e scarti del petrolio] non è più tale da quando, nella Finanziaria 2007, il governo ha dovuto recepire una direttiva europea che taglia i contributi a chi produce energia elettrica si, ma dai rifiuti.
Un escamotage però De Luca l’ha trovato, ossia appellarsi alle deroghe che il ministro per lo sviluppo economico, Pierluigi Bersani, potrebbe usare in caso di necessità [come dice la Finanziaria]. Ed è proprio quello che ha fatto, scrivendo una lettera al ministro: «Da un preliminare esame sulla fattibilità economica dell’opera – vi si legge–mi è stata rappresentata la necessità, per la sostenibilità dell’intervento, di poter beneficiare degli incentivi Cip6 da parte del soggetto gestore dell’impianto». Se Bersani darà l’ok questo agevolerà l’intervento di investitori privati, cioè di parassiti, che intascherebbero milioni di euro ,a garantire profitti a prescindere, come diceva Totò.
Come dovunque, anche a Salerno, il motore che fa andare avanti gli inceneritori, e deprime la raccolta differenziata, sono i famigerati Cip6. A rafforzare il tutto
Prodi, dai primi giorni di gennaio, ha conferito a De Luca il titolo di «Commissario ai rifiuti per la realizzazione del termovalorizzatore».

Per risolvere l’emergenza rifiuti, intanto, in provincia sarà ampliata la discarica di Macchia Soprana, nel comune di Serre, aperta nel luglio scorso. Da allora dagli ottanta ai centoventi Tir ogni giorno, ognuno dei quali sversa dalle trenta alle quaranta tonnellate di rifiuti.
Ma «come fa questo amministratore prodigio [De Luca ndr.] a mantenere la sua città pulita in un momento di tanta acuta crisi?». Se lo chiede, in una lettera, il consigliere comunale Fausto Morrone [Uniti per Salerno]: «Segnalo che Salerno è tra le città a più basso tasso di raccolta differenziata e il sindaco si è sempre opposto ad essa, fino a quando il Commissariato, e il sindacato, non l’hanno imposta con la istituzione di isole ecologiche».
Una delle denunce più inquietanti riguarda il credito, circa sette milioni di euro, non riscosso dal Consorzio di bacino Sa/2, che si occupa della costruzione e della gestione associata degli impianti di smaltimento dei rifiuti solidi urbani [Rsu]. Ossia, il Comune avrebbe accumulato 7 milioni di euro di debiti legati al ciclo dei rifiuti. «Nonostante i debiti non onorati dal comune di Salerno – continua la lettera – esso ha imposto un’aumento della Tarsu [la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ndr.] per l’anno 2008 di ben il 67 per cento».

Ecoballo e proteste contro il piano De Gennaro

Questa mattina per diverse ore i comitati civici di Benevento hanno bloccato la statale Appia, l’unica che collega Benevento, Caserta e Napoli, e ad intermittenza i binari della linea ferroviaria Napoli-Benevento per protestare contro la riattivazione della discarica «Tre Ponti» di Montesarchio, nel Sannio.
La discarica rientra nel piano approntato da super-commissario De Gennaro per uscire dall’«emergenza rifiuti» in Campania ed era stata già utilizzata in passato da Corrado Catenacci, ex commissario di governo, che dal 22 gennaio è indagato per i rifiuti stoccati al suo interno che sarebbero «non conformi a quanto prescritto dalla legge, dai regolamenti e ordinanze». Oggi, secondo il Piano, la discarica dovrebbe ospitare 21 mila tonnellate di immondizia. Oltre a Catenacci sono stati consegnati diversi avvisi di garanzia, tra cui a Angelo Sordelli, responsabile per la Fibe dell’impianto e Rocco Votta, dipendente del Commissariato di governo, addetto ai controlli presso la discarica.
«Era prevedibile che le proteste sfociassero nell’occupazione dell’Appia – ha commentato Antonio Izzo, sindaco della città–Non abbiamo più fiducia nelle istituzioni, perché non rispettano i patti stabiliti».

Gli abitanti di Montesarchio non sono gli unici a protestare contro il «piano anticrisi» di De Gennaro. Si protesta in tutta la regione ma soprattutto a Napoli e provincia. Ci sono i presidi dei cittadini a Villaricca che non vogliono la riapertura della discarica di Riconta e a Ariano Irpino, dove proprio questa mattina il sindaco, Domenico Gambacorta, ha ricevuto l’ordinanza per la riapertura della discarica di Difesa Grande.
Mobilitazioni anche a Gianturco. Qui, martedì scorso, i cittadini insieme al Centro sociale Officina 99 hanno occupato l’area dell’ex Manifattura Tabacchi dei Monopoli di stato. All’interno del grande capannone, ora dimesso, De Gennaro vorrebbe piazzare altra «monnezza». I cittadini invece propongono che sia usato come punto per la raccolta differenziata. Insomma vogliono che sia creata un’isola ecologica.
Dal primo giorno di occupazione si sono [auto]organizzati in presidio: si fanno i turni anche di notte attorno al fuoco, si pensa a cosa fare dei sacchi d’amianto che, loro, hanno scoperto abbandonati all’interno del fabbricato e poi allestiscono aree per la raccolta differenziata di carta, plastica e vetro. È un buon inizio.

E questa sera al capannone di via Galileo Ferraris arrivano gli artisti per «l’Eco-ballo». Alle 21 Daniele Sepe, Luciano Russo, la Contrabbanda e altri gruppi di musica popolare suoneranno gratuitamente all’interno dell’area per testimoniare la loro solidarietà agli abitanti della zona orientale di Napoli [Sant’Erasmo, Granturco e il rione Luzzatti].
«Ho partecipato a tutte le manifestazioni organizzate per la questione dei rifiuti in Campania – ci spiega al telefono Daniele Sepe, che stasera si esibirà con il suo sassofono al collo–Dare un segnale mi sembra una cosa doverosa, soprattutto nel momento in cui il mondo pseudo-intellettuale e artistico napoletano è abbastanza defilato rispetto alla questione. In tutta questa ‘bagarre’ di tristezza, fra un sacchetto e l’altro cerchiamo di portare un po’ di buonumore». Dopo il concerto è prevista anche una «passeggiata danzante» dentro il quartiere per raccogliere altro materiale da riciclare.

Anche venerdì i comitati dei vari quartieri di Napoli si riuniranno. Sono tanti: zona collinare, centro storico, Bagnoli, Vomero, Napoli est, Pianura e Pozzuoli e tutti nati per difendere la salute e l’ambiente. Sabato 26 invece si riuniranno tutti in una assemblea generale nel centro storico di Napoli, in piazza del Gesù, alle 17.
Mentre è fissata per lunedì 28 a Roma una «riunione d’emergenza» tra la Commissione europea, il governo e le regioni per valutare le misure già prese per far fronte alla crisi e valutare quelle più a lungo termine, ma anche per tentare di scongiurare dell’ennesima procedura Ue d’infrazione per il ciclo dei rifiuti.

Il «piano anticrisi» di De Gennaro: molte discariche, niente differenziata

Dopo interminabili giorni di attesa il supercommissario Gianni De Gennaro ha finalmente reso noto il «piano» per uscire dall’«emergenza rifiuti» in Campania.
Sono cinque i vecchi siti che riapriranno: Cava Riconta a Villaricca [Napoli], Difesa Grande [Avellino], Parapoti [Salerno], Tre Ponti di Montesarchio [Benevento].
Tra questi ci sarà anche la discarica di Pianura, per la quale la Procura di Napoli in queste ore ha ordinato il sequestro probatorio dell’area. Questa enorme discarica, che ha funzionato per 43 anni, al suo interno ha raccolto di tutto, anche i rifiuti tossici, facendo registrare nell’area un’alta incidenza di tumori. «Su i 3 mila abitanti della zona cento sono morti per i rifiuti nocivi presenti in discarica», ha denunciato il «Comitato no alla discarica di Pianura» sabato scorso al termine della manifestazione di Napoli organizzata da Legambiente.
All’interno della discarica di Contrada Pisani c’è anche un grande cratere vuoto, mai usato. Pare sia proprio lì che De Gennaro vorrebbe piazzare i rifiuti, ma si parla anche del possibile trasferimento di «ecoballe». Quando e come però non è dato sapere anche perchè non sono stati ancora effettuati i rilievi tecnici, necessari prima dello sversamento. «È una sciagura – dice Crescenzo, portavoce del Comitato – in questo si rompe il rapporto di dialogo già precario tra i cittadini e le istituzioni. Oggi si ripetono gli stessi errori che furono fatti per la Valle di Susa: si decide senza consultare la cittadinanza. Chi si prenderà la responsabilità di questo patto?».

Alle cinque discariche del Piano si aggiungono 11 «siti provvisori», individuati tra Napoli, Caserta e Avellino. C’è l’ex Manifattura Tabacchi nel territorio del comune di Giugliano, dove questa mattina, intorno alle 11.30 alcuni cittadini hanno occupato alcuni locali del municipio, per protestare contro altri due siti individuati dalla «road map» del super-commissario: Campo Genova e l’area Asi [area sviluppo industriale]. Quest’ultima tra l’altro è abitata da 500 rom e nota anche come «Campo 7».
Ma la lista continua. C’è l’ex Icm al rione Ponticelli, la Italimpianti ad Acerra, l’area Pomigliano ambiente nel comune di Pomigliano, lo stabilimento Saint Gobain di Caserta; la Geo-Eco di San Tammaro nel casertano, l’impianto di compostaggio di Aversa, il sito di Ercolano che fa parte del Parco nazionale del Vesuvio, e per finire ci sarà anche un sito nell’avellinese.

Il «piano anticrisi» prevede anche alcune «discariche da approntare», cioè da risistemare con l’aiuto del genio civile. C’è quella a Savignano Irpino [Avellino], a pochi chilometri dal centro abitato, quella a Sant’Arcangelo Trimonte, piccolo paese nel beneventano che ne ha già altre due. E poi Terzigno [Napoli] e Serre [Salerno], in contrada Macchia Soprana che dovrà essere ulteriormente allargata.

Di raccolta differenziata nel piano non v’è traccia. Ci ha pensato l’associazione ecologista Greenpeace che, in meno di una settimana, è riuscita ad attivare a Napoli una «prova generale» con la campagna «Differenziamoci» per «dimostrare all’opinione pubblica internazionale che il problema non sono i cittadini napoletani – dicono quelli dell’associazione–ma la mancanza di una volontà politica e strategica di gestire i rifiuti in maniera responsabile ed efficiente». Il progetto pilota, che per il momento coinvolge cinquanta famiglie che vivono in due condomini in via Nicolardi nel quartiere Arenella [Vomero], sarà presentato oggi pomeriggio, verso le 16,30.
Sempre oggi pomeriggio, alle 17, a San Giorgio a Cremano il Comitato cittadino ha organizzato un corteo, che partirà dalla zona del mercato, per chiedere l’attivazione di un programma efficace di raccolta differenziata, porta a porta, il ripristino delle isole ecologiche, controlli severi sullo sversamento dei rifiuti, specialmente di quelli «speciali» e un dialogo costante e trasparente tra amministrazione e i cittadini.
http://www.comitatocittadinosangiorgioacremano.it

Gente di Pianura

Salvatore era operaio all’Italsider di Bagnoli, è in pensione ormai da tempo. Non è andato in Cina, come l’ingegnere del libro di Ermanno Rea, «La dismissione», che racconta dello smantellamento di quella cattedrale dell’industrializzazione del sud. Salvatore vive a Pianura. Fa i turni di vigilanza al presidio. Lavorava nella «cokeria», dove si distillava il carbon-fossile per la produzione del coke: grandi bocche infuocate che sbuffavano fumi su per un’alta ciminiera di mattoni rossi. Dell’Italsider oggi non resta nulla ma nel piano di ristrutturazione e di bonifica dell’area di Bagnoli la cokeria non sarà demolita: la torre resterà in pedi, testimone del tempo che passa. «Ne ho viste tante – dice Salvatore – Battaglie per il lavoro, presidi in fabbrica, turni di lavoro e i miei compagni morti: quanti ne sono morti di tumore. Un mese fa, dopo l’operazione di masteoctomia, è morto un mio amico, non ha avuto neanche il tempo di capire e nemmeno noi».
Oggi è per il quartiere che il vecchio operaio si dà da fare: «Questa terra – spiega, seduto sotto il tendone e di fianco a un fuoco che serve a scaldare la gente del presidio – ha già dato: la discarica è rimasta aperta per quarant’anni e la gente continua a morire ancora oggi. Lo sappiamo tutti che qua non c’è solo la spazzatura di casa nostra, ma quella ‘speciale’, quella tossica». Fuori dal tendone piove e c’è chi si ripara sotto la pensilina di una pompa di benzina là vicino. «È un gioco di potere sulla vita della gente – dice – ma l’ultima camicia è senza tasche, niente si porta nell’aldilà». La casa di Salvatore è ad un passo dalla discarica. La maggior parte delle case sono abusive, alcune condonate, altre in attesa. Tutte però sono senza fogne, nessun allaccio alla rete principale, si scarica nei pozzi neri e quando sono pieni si chiama l’autospurgo che provvede a svuotarli.
Alcuni raccontano che, negli anni passati, l’amministrazione tentò di «scambiare» le nuove fogne con altra immondizia da scaricare. «Un ricatto», dicono. «La mia è una vita semplice – dice Salvatore – ho la gatta da far mangiare al mattino, poi vado nel mio orto a curare le piante. Non uso concimi. Se a giugno l’orto secca, lascio che la natura faccia il suo corso, in settembre tutto rinasce e raccolgo le nuove verdure che nascono spontanee dai semi caduti nel terreno. Quando i miei amici me ne chiedono un po’, gli dico ‘Ma siete sicuri? L’orto è vicino alla discarica, chi lo sa cosa c’è nel terreno’. Loro rispondono che ‘tanto è uguale, qui o da un’altra parte è tutto inquinato’. Per non parlare del mio cibo preferito: la mozzarella. Un tempo, tre o quattro volte la settimana era sulla mia tavola, ora ogni quindici giorni, non posso rinunciarci. Ma quando sto per mangiarla penso: ‘Cosa ci sarà dentro?’».

Pianura è lontana dal cuore di Napoli. Per arrivare in città i passeggeri dei treni che vengono da nord e da sud saltano le fermate di Mergellina e Campi Flegrei e scendono in piazza Garibaldi. La stazione di Napoli centrale segna il confine tra il centro e la periferia orientale del «paese d’o’ sole». Da qui si è subito risucchiati nel melting pot
napoletano: stradine tortuose abitate da cinesi, africani, gente dell’est europeo. È qui che lo scorso 9 gennaio si è fatta la fiaccolata per chiedere che la discarica di Pianura non venga riaperta, che si inizi a fare la raccolta differenziata, che l’infinita «emergenza rifiuti» finisca. Quel giorno gente da tutti i quartieri è scesa nel cuore di Napoli per sostenere una lotta comune in difesa della salute e dell’ambiente. La speranza di tutti è che quella manifestazione non sia stata un episodio, che i cittadini restino uniti.
Ma a guardare la città in questi giorni il dubbio viene. Proprio a partire dalla «monnezza».
In centro non la vedi, non c’è traccia di sacchetti maleodoranti, i cassonetti vengono svuotati regolarmente, le strade spazzate. Ma se ti sposti verso nord, per arrivare a Fuorigrotta, lo scenario cambia di colpo appena si imbocca la strada che porta al quartiere di Pianura, che era uno degli antichi casali di Napoli [Casale Planurri]. Per arrivarci si sale per un’arteria ripida: via Vicinale Trencia, via comunale Catena, poi via Giustino Russolillo. Al centro c’è la rotonda che è stata l’epicentro degli scontri. Poliziotti vigilano accanto a quattro o cinque blindati. La spazzatura è ovunque, si fa fatica a camminare sui marciapiedi, bisogna fare lo slalom tra i cassonetti che traboccano di rifiuti. La strada che porta alla discarica di Contrada Pisani è ormai celebre, perfino le tv globali la citano: via Montagna Spaccata. Lungo il cammino
si vedono i resti della spazzatura bruciata per cancellarne l’odore, frammenti delle «barricate» tirate su per non lasciar passare i camion. Di fronte all’entrata della discarica, il presidio: un tendone grande, verde, tenuto in piedi da un tubo di plastica arancione. Uomini e donne siedono intorno al fuoco che brucia in una vasca da bagno recuperata chissà dove. «L’arte di arrangiarci ce l’abbiamo nel sangue», dice Davide. È un fuoco che brucia dal 27 dicembre, primo giorno del presidio. Ci sono anche i giornalisti della Ard, «una specie di Rai Uno tedesca», dice l’operatore. Si chiacchiera del più e del meno anche se l’argomento principale resta lei: la discarica.

Floriana lavora in casa, è gentile e offre caramelle. Parla con voce roca, effetto delle notti all’addiaccio. Saluta le donne del presidio che le fanno gli auguri, è il suo anniversario di matrimonio, ha quattro figli, e oggi è qui. «La nostra è una protesta spontanea – spiega – è nata piano piano, è auto-organizzata. Siamo tutti uniti. Quando ho saputo che la polizia aveva caricato, ho pianto. Sono nata qui e con la discarica convivo da sempre. All’inizio, quando è stata aperta, stavamo male. L’odore era talmente forte e l’aria era irrespirabile. Però c’è anche da dire che non avevamo la consapevolezza che abbiamo ora delle conseguenze, e quindi non ti ribellavi. È stata una cosa piovuta dal cielo, si doveva sopportare. 43 anni di discarica. Poi, dopo averla chiusa, ci hanno promesso la ‘riqualificazione’. Sono dodici anni che aspettiamo, non abbiamo avuto niente. Se i cittadini non fossero scesi in piazza, avrebbero cominciato di nuovo a scaricare. È possibile abusare così della gente? A ‘loro’ – dice alludendo ai politici, alle istituzioni–non importa se qui si muore. Già non li sentivamo vicini prima, ora è peggio. Vivono nei loro palazzi, lontani da noi. Noi abbiamo delegato, altrimenti i politici che ci stanno a fare? Ma se noi cittadini sbagliamo veniamo puniti: Bassolino, Iervolino e Prodi cosa pagheranno?». E i ragazzi che
di notte hanno dato l’assalto agli autobus o ai mezzi dei vigili del fuoco? «Noi non li conosciamo – dice lei – e ci fanno una pubblicità negativa. Il presidio è pacifico, qui siamo padri e madri di famiglia e quando la polizia è arrivata qui, ci hanno sempre trovati con le mani alzate».

Al presidio la gente di Pianura, di Contrada Pisani, Quarto, Soccavo e dei quartieri vicini va e viene. Anche per pochi minuti, per portare sostegno. Tra di loro c’è Crescenzo. Si è offerto come portavoce del Comitato, strappando ogni giorno qualche ora del suo lavoro in banca. Anche lui parla di abbandono: «È questa la sensazione che lo Stato ha provocato, nonostante le nostre denunce. Nonostante negli ultimi quattro anni ci siano stati incontri regolari con il sindaco Iervolino, non abbiamo percepito la reale volontà di procedere alla bonifica. Siamo a tre chilometri in linea d’aria dal salotto della città, e non lottiamo solo per la nostra salute ma per quella di tutti. Questa non è una semplice protesta per dire no a una discarica ma per dire no alla riapertura di un sito dove ci sono rifiuti tossici e nocivi. Lo sversamento di rifiuti accenderebbe una miccia che loro stessi non saprebbero come spegnere. La gente immagina un futuro libero dall’illegalità, dai soprusi della criminalità organizzata e delle istituzioni. La società civile ha preso consapevolezza delle sue potenzialità e dei suoi obiettivi, ma dobbiamo recuperare la capacità di indignarci e di mostrare l’assoluta incapacità della classe dirigente».
Si aspetta la decisione del «super-commissario» Gianni De Gennaro. Il fuoco nella vasca brucia basso sotto il cielo di plastica verde del presidio che ormai per molti è diventata una seconda casa. Per tenere al caldo anche gli animi si stappa lo spumante e si affetta il pandoro.

Sabato 19 «mobilitazione diffusa» per la Campania

L’esercito è al lavoro a Napoli, ripulisce le strade. Il governo dibatte in aula in cerca di trovare un capro espiatorio [Impregilo] e battibecca tra i banchi. De Gennaro continua le sue riunioni e da ieri si confronta anche con una nuova «unità di crisi». Le scuole sono chiuse, gli studenti costretti a «vacanze forzate». Pianura è ancora sommersa dalla spazzatura. Giorni fa quando Napoli è stata colpita da un nubifragio gli abitanti raccontano che i sacchetti galleggiavano.
La vita sotto il tendone verde del presidio continua ma oggi si è spostata in piazza Garibaldi alla manifestazione organizzata dal «Coordinamento no alla discarica» [aggiornamenti sul sito]. Nel frattempo, sempre questa mattina, dopo settimane e settimane in cui i rifiuti non raccolti stanno sommergendo le strade e scuole del quartiere di Chiaiano, i cittadini di Cupa Spinelli hanno dato vita ad una serie di blocchi nel quartiere di Chiaiano. Centinaia di persone sono scese in strada, insieme agli attivisti del Laboratorio occupato Insurgencia e della Rete campana salute e ambiente. Dietro lo striscione «Giù le mani dalla nostra terra» hanno espresso la loro solidarietà con la lotta dei cittadini e dei comitati di Pianura, contro la riapertura della discarica dei Pisani e le lotte contro mega discariche ed inceneritori, reclamando l’avvio immediato della raccolta diffrenziata porta a porta in tutta la regione a cominciare proprio da Napoli.

Sabato 19 gennaio invece sarà la volta della «manifestazione diffusa» organizzata dal Patto di Mutuo Soccorso «a sostegno delle popolazioni campane e per una nuova politica dei rifiuti».
Ogni singola realtà che aderisce al Patto manifesterà in vari modi.
Ci saranno momenti informativi, presidi davanti le prefetture e le sedi Rai, cortei e fiaccolate «guardando oggi alla Campania come ieri a Vicenza o alla Valsusa, in un unico sforzo in difesa dei beni comuni».

Iniziamo dal comitato No tav della Valle di Susa che domani mattina alle 10,30 ha organizzato un presidio davanti alla sede regionale della Rai di Torino «per denunciare il ruolo di mala-informazione compiuto quotidianamente; la censura e la criminalizzazione delle lotte per la difesa della salute e del territorio; l’asservimento ai poteri politici ed economici che governano l’Italia e il mondo e per pretendere un’informazione libera e corretta» [www.notavtorino.org].
Anche l’Assemblea No Fly di Campino [Roma] organizza un presidio [in mattinata, luogo ancora da stabilire] dove sarà distribuito materiale informativo autoprodotto che metterà in collegamento «la ‘nostra’ nocività [il kerosene degli aerei] con altre nocività [rifiuti, inceneritori, discariche]», dicono i No Fly [www.no-fly.info].

Ci sarà un presidio anche in Toscana, a Siena, in piazza Postierla alle 16 e da Pisa il Comitato «NonBruciamoci» fa sapere che «Bassolino e tutti gli altri commissari governativi in dieci anni non sono riusciti a fare neanche un grammo di raccolta differenziata, ma a dilapidare soldi nella produzione di ecoballe che possono solo essere bruciate o messe in discarica regalando ancora i nostri soldi a chi cinicamente è disposto a prenderli: la monnezza è l’affare del secolo, ma non per noi che dobbiamo soltanto subire gli effetti dannosi degli inceneritori e delle discariche».
Il comitato NonBruciamoci ha organizzato, con la collaborazione del circolo Prc Gramsci, allo spazio antagonista Newroz e al Comitato no gas offshore di Pisa, un presidio alle 10 davanti all’inceneritore di Ospedaletto perchè, dicono, «Se non respingiamo con forza il tentativo di chi l’emergenza l’ha creata per far passare con la forza oggi inceneritori e discariche, il ‘modello campano’ potrà essere esportato presto in tutta la penisola per far accettare alle popolazioni con la minaccia impianti nocivi insostenibili e costosi».
Anche il Presidio permanente «No discariche» di Grottaglie [Taranto] aderisce alla giornata con una assemblea pubblica che si terrà alle 18 in piazza Principe di Piemonte [presidiopermanente.blogspot.com].

De Gennaro tace ancora, l’Unione accusa Impregilo

Ad affiancare il super-commissario Gianni de Gennaro e il suo vicario, il generale Franco Giannini, è stata istituita ieri, in tarda serata, una «unità di crisi», che oggi si è riunita a Napoli. L’ordinanza, firmata dal presidente del consiglio Romano Prodi, chiarisce che l’organismo avrà il compito di «tenere i rapporti con le istituzioni dello stato e in particolare con palazzo Chigi, i ministeri della difesa, dell’Interno, della salute, dell’ambiente e con la protezione civile». La task force si è messa subito al lavoro, anche se non è chiaro per fare cosa, mentre questa mattina il governo ha riferito al Senato sullo stato dell’«emergenza» in Campania.
Tra le diverse risoluzioni presentate, è stata approvata, con 149 voti a favore e 141 contrari, quella dell’Unione, che propone di affiancare al super-commissario un tavolo istituzionale che permetta agli enti locali «di assumersi inequivocabilmente le proprie responsabilità». Un altro punto importante della mozione è l’auspicio di un recupero del clima di fiducia tra cittadini e istituzioni, obiettivo per il quale ci si augura «una svolta politica e gestionale delle istituzioni locali attraverso un profondo rinnovamento delle amministrazioni», ma anche il ritorno alla responsabilità ordinaria delle amministrazioni locali, al termine non oltrepassabile dei 120 giorni di gestione commissariale, e lo scioglimento dei consorzi e di tutte le strutture che si sono rivelate «inutili e costose, di mera intermediazione burocratico-clientelare», dice la mozione, che ritiene «indifferibile l’avvio di un’indagine sugli impatti ambientali e sanitari del ciclo dei rifiuti sulla popolazione». La risoluzione infine indica chiaramente tra le cause «originarie e principali dell’emergenza, la modalità di gestione dell’affidamento all’Impregilo dell’intero ciclo di recupero energetico dei rifiuti».
In questi giorni è stato riaperto l’impianto di Cdr di Caivano, il più grande della Campania, fermo da gennaio per saturazione. Qui sarà collocata in parte la spazzatura di Napoli. Le «ecoballe» di Caivano invece saranno portate ad Acerra, in un sito provvisorio allestito vicino al cantiere dell’inceneritore. Acerra, insieme a Santa Maria La Fossa [Caserta] e Salerno, è uno dei tre siti individuati dal piano di governo per costruirvi gli inceneritori. «C’è un’ordinanza che prevede il trasferimento di ventimila tonnellate di ecoballe per un periodo di sessanta giorni», ha detto Espedito Marletta, sindaco di Acerra.
Il rischio che le ecoballe partissero anche per la Sardegna invece è stato scongiurato. La nave salpata questa mattina per il porto di Cagliari, infatti, trasporta «rifiuti ordinari» [circa 800 tonnellate], che saranno smaltiti nell’inceneritore del Casic, nella zona industriale di Macchiareddu [Cagliari]. Altri invece finiranno nella discarica di Villacidro [Medio Campidano].
Intanto, da Bruxelles Emma Bonino, ministro per le politiche europee, ha fatto sapere che la sanzione che l’Ue potrebbe infliggere all’Italia, per la cattiva gestione del ciclo dei rifiuti, è piuttosto alta, «perché va da 22 mila a 700 mila euro al giorno. La sanzione pecuniaria, sia di tipo forfettario sia di messa in mora giornaliera, arriva alla fine di tutto il procedimento, stiamo parlando quindi di qualche anno. Certo c’e’ il problema comunque di mettersi in ordine adesso, indipendentemente dalle multe».
Al presidio di Contrada Pisani, intanto, la vita va avanti, sempre in attesa delle la decisioni di De Gennaro, e ci si organizza per domani, giorno in cui il «Coordinamento no alla discarica» ha organizzato una manifestazione che chiede la soluzione dell’«emergenza rifiuti»: la manifestazione partirà alle 10 da piazza Garibaldi. A dire «Basta con l’incapacità delle amministrazioni, con la pressione delle ecomafie, con un’emergenza commissariale perenne» è anche Legambiente che per sabato 19 a Napoli ha lanciato una manifestazione nazionale per dare voce a «chi vuole bene alla Campania». L’appuntamento è alle 14,30, con partenza da piazza Carità e arrivo a piazza Municipio. Sempre per sabato il Patto di Mutuo Soccorso ha lanciato una giornata di mobilitazione diffusa a sostegno dei cittadini campani e per una nuova politica dei rifiuti.