Napoli. L’emergenza rifiuti continua


26 novembre 2010 La promessa di Berlusconi: “Napoli ripulita dai rifiuti in quindici giorni”
11 febbraio 2011 Si allunga l’emergenza rifiuti. Caldoro: “Fuori dalla crisi tra tre anni”

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Scampia brucia tra l’indifferenza ed il malaffare

2572889540_d13518c17aPer gentile concessione del Sig.Lino Chimenti, pubblichiamo un articolo apparso questo mese su “Fuga di notizie”, mensile del quartiere Scampia.

Arriva l’estate, aumentano i fumi tossici, nessuno si muove!

Non so proprio come sia possibile che a Scampia, un quartiere pieno di associazioni, forze sociali e realtà religiose attive e presenti, nessuno prenda l’iniziativa di mettere insieme le forze e organizzare una grande manifestazione di protesta contro i continui roghi di rifiuti che quotidianamente ci avvelenano facendoci respirare diossina, amianto, fumi di gomma, silicio, tungsteno e metalli di ogni genere.

Ormai è certo che esiste una vera e propria attività economica illecita di smaltimento rifiuti per la quale, le piccole industrie e le imprese artigiane non in regola, si disfano dei residui delle proprie lavorazioni depositandoli nelle campagne, oppure lasciando che, chi riesce a far fruttare tali rifiuti, li prelevi per poi trasformarli, previa attività incendiaria, in materia prima da rivendere.

A Scampia ritengo che ci troviamo a stretto contatto con questa seconda categoria di persone che trovano spazio nei campi Rom e che in tali campi esercitano la loro attività.

Chi mi conosce, sa che non mi sognerei mai di criminalizzare qualcuno o una categoria per “proprietà transitiva”, cioè solo perché un suo simile commette un illecito. Rimane, però, il dato che i fumi tossici che respiriamo a Scampia, per la maggior parte delle volte proviene dal campo Rom sulla strada per Mugnano, oppure da quello alle spalle del carcere di Secondigliano.

A supporto di ciò ci sono video che testimoniano tale attività incendiaria, oltre ai numerosi interventi dei VV.FF. nel campo, che ormai non ne possono più di andare a spegnere incendi che, appena vanno via, riprendono fuoco. Inoltre denunciano di essere anche presi di mira da alcuni Rom che oltre a lanciare pietre contro di loro, danneggiano i mezzi di soccorso che vanno ad operare nel campo.

A partire da questo disagio, a novembre scorso è stata depositata una denuncia contro ignoti alla Procura e inviata poi per conoscenza a tutti gli enti preposti a vigilare sulla salute dei cittadini (Comune, Provincia, Regione, Asl, Arpac, ecc.) ai quali si è chiesto anche un monitoraggio ambientale; nessuno di questi enti si è mai espresso sull’argomento, questo a testimonianza che la classe politica di questa terra ha ormai fatto il suo tempo e deve andare tutta a casa, sinistra prima, e poi anche tutti gli altri per incapacità di fare opposizione.

Una piccola speranza viene dalla recente istituzione di un gruppo speciale dei VV.UU. che avrebbe proprio lo scopo di perseguire i reati ambientali, al momento però ancora non c’è un modo per contattarli, speriamo siano presto operativi, in numero sufficiente e senza vincoli territoriali.

Devo dire che, insieme all’Ass. “La terra dei fuochi” (www.laterradeifuochi.it), ho cercato anche di coinvolgere alcune delle tante realtà di volontariato del quartiere, che molto si prodigano da sempre, per creare opportunità di socializzazione e di valorizzazione del territorio, ma con mia grande sorpresa ho constatato che nessuno, dico nessuno, percepisce o ha a cuore tale problematica.

L’ultima prova di questa scarsa attenzione l’ho avuta in un dibattito pubblico lunedì 18/5 al Centro Hurtado dal titolo “SCAMPIA: IERI, OGGI, ANZI…DOMANI”. Durante l’incontro invano ho aspettato che, tra le varie questioni messe sul tavolo, qualcuno degli esponenti delle associazioni rappresentate, mettesse in evidenza, anche questo problema; alla fine è toccato a me farlo.

Eppure, come dimostrano gli studi del dott. Gerardo Cianella del reparto medicina preventiva del Monaldi, negli ultimi anni i casi di mesotelioma pleurico (tumore al polmone) sono aumentati del 45% in persone che non hanno avuto alcun contatto professionale con sostanze tossiche, ma che invece abitavano nelle vicinanze di discariche abusive.

E non è l’unico, il dott. Marfella dell’osp. Pascale conferma con altri studi tale evoluzione epidemiologica.

La mia personale sensazione è che, dato che a Scampia il problema è legato all’attività di qualche gruppo di Rom che nel campo svolge l’attività incendiaria, le associazioni presenti nel quartiere, per evitare di essere tacciate di razzismo o per singolare buonismo, evitano di sollevare questo polverone, non curandosi del fatto che a pagare le conseguenze sono prima i Rom stessi, poi gli altri abitanti della zona, bambini in testa. Allo stesso modo fanno le istituzioni e i politici per molti dei quali sarebbe impopolare agire contro l’illegalità se essa proviene dai Rom.

Vorrei tanto essere smentito dai fatti e trovare realtà disposte a realizzare un tavolo di confronto, aperto anche ai Rom che lo vogliano, nel quale si affronti la questione nel tentativo di far smettere questa attività.

Lino Chimenti

linochimenti@essedici.com

L’inchiesta su Acerra fa tremare il Cavaliere

49cba6e045aaa_zoom«Sono sereno, ho fatto il mio dovere». Bertolaso non è preoccupato per le inchieste che la magistratura sta portando avanti sulla gestione dei ciclo dei rifiuti in Campania e che vede coinvolti alcuni dei suoi collaboratori, in primis Marta De Gennaro, suo ex braccio destro.
«Sono serenissimo sia nella precedente esperienza che in questa, ho sempre fatto solo ed esclusivamente il mio dovere», ha aggiunto ieri Bertolaso durante una conferenza che ha tenuto ieri a Palazzo Salerno. Una sorta di bilancio a un anno dall’«emergenza rifiuti» in Campania. Una emergenza non ancora risolta.

L’emergenza nel Casertano ad esempio che, come ha sottolineato l’assessore comunale all’igiene urbana Luciano Luciano, «è tutta interna all’ex Consorzio Ce2, la ex GeoEco, che non riesce a tenere dietro ai bisogni ordinari della nostra città a causa della carenza di automezzi». Qui ieri sono state eseguite ordinanze di custodia cautelare e sequestro emesse dal Gip nei confronti di Salvatore Belforte, capo dell’omonimo clan operante nel Casertano, e di altri quattro esponenti di spicco del clan. Tra i reati contestati: associazione per delinquere di stampo camorristico, traffico illecito organizzato di rifiuti e truffa aggravata ai danni di Ente Pubblico, riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita, estorsione, reati tutti aggravati dalla finalità dell’agevolazione mafiosa.
La provincia di Napoli è invasa dai rifiuti, a Marano, Giugliano, Quarto e Ercolano dove, spiega il sindaco Nino Daniele, «Per ora restano in strada per 24/48 ore al massimo, ma la situazione è destinata a peggiorare» e la raccolta differenziata non è mai stata avviata.

La «monnezza» ha raggiunto anche il capoluogo partenopeo nonostante «nelle discariche della Campania c’è ancora spazio per oltre tre milioni di metri cubi di tonnellate [di spazzatura ndr.], come ha detto Bertolaso.
Insomma, tutto questo dimostra che «il governo del fare», quello «con il quale in un anno abbiamo liberato Napoli e la Campania dai rifiuti, abbiamo mantenuto in Italia la nostra compagnia di bandiera, abbiamo garantito che nessuna banca sarebbe fallita, abbiamo difeso il credito delle famiglie e difeso i più deboli», come recitano gli spot elettorali che il premier ha registrato per le elezioni amministrative, non è mai esistito o, almeno, ha fallito.
A smentire il governo è il suo stesso sottosegretario Bertolaso che, sempre ieri, ha detto come a voler difendersi che il «termovalorizzatore è in fase di rodaggio». Si confuta così la tesi sostenuta dal premier che a Napoli, durante un vertice in prefettura lo scorso 27 aprile, aveva detto: «Il termovalorizzatore di Acerra funziona benissimo – e aggiungeva anche che – l’inquinamento è vicino allo zero».
Inquinamento vicino allo zero? Niente di più falso secondo «Medici per l’Ambiente» che ieri ha lanciato un appello in seguito alla notizia sullo sforamento dei livelli consentiti di polveri sottili, PM10, che provengono proprio dall’Inceneritore. Le tre centraline che controllano la qualità dell’aria hanno infatti rilevato sforamenti di 18 giorni a partire dal 23 marzo, quando la legge consente massimo 35 sforamenti all’anno.

Ma è proprio il filone delle indagini aperte su Acerra che attacca Bertolaso. «Siamo consapevoli che Acerra dà fastidio. Sappiamo bene che fuori dal termovalorizzatore ci sono gli squali, c’è chi vuole entrare, sabotare, ricattare». Poi denuncia come «rappresentanti della polizia giudiziaria chiedono documenti non sempre accompagnati dalle procedure d’uso e devo confessarvi imbarazzo perché interrogano generali a due tre stelle trattandoli come se avessero commesso chissà che cosa. A volte le domande che pongono sembrano formulate quasi per dare l’informazione che qualcuno è sotto controllo. Non abbiamo agende segrete, non rispondiamo a nessuno che non sia lo Stato italiano».

L’accensione del termodistruttore di Acerra

19_termovalorizzatore_acerraNel giorno dell’inaugurazione del termodistruttore di Acerra [Napoli] la fanfara dei bersaglieri ha accolto Berlusconi, arrivato per tagliare il nastro, con «’O sole mio».
Non c’è niente da festeggiare anche se questo giorno è stato trasformato in un «evento mondano e propagandistico», come ha sottolineato l’onorevole Scilipoti dell’Idv, una delle poche voci in Parlamento che si sono opposte alla sua apertura. Anche il Pd, infatti, plaude alla sua inaugurazione che, dice Ermete Realacci responsabile ambiente del partito, «è sicuramente un fatto positivo e ci auguriamo che presto l’impianto entri completamente in funzione, senza ulteriori ritardi – anzi spiega – bisogna sorvegliare con la massima attenzione per garantire la legalità e il buon funzionamento dell’impianto».

Le lodi si sprecano, ce n’è anche per Impregilo, costruttore dell’impianto, che Berlusconi etichetta come «veri eroi che qualcuno ha cercato di ostacolare, ma che hanno saputo tenere duro», alludendo alla vicenda giudiziaria, sfociata in processo ancora in corso nei confronti delle società del gruppo che, fino al 2005, avevano il monopolio dello smaltimento rifiuti in Campania. E proprio dalla vendita dei suoi asset [i valori materiali e immateriali della società] in Campania – rappresentati per gran parte dal termovalorizzatore di Acerra – Impregilo quest’anno incasserà 100/150 milioni, mentre gli asset destinati alla vendita ammontano in totale a 380 milioni di euro, come ha detto lo stesso l’ad. Alberto Rubegni.
«Una data storica quella di oggi per la Campania e per Napoli», per il presidente del consiglio, secondo cui da oggi «si esce dall’emergenza definitivamente». Ma non era già finita mesi fa come lui stesso aveva annunciato?
Gli esponenti del governo sono contenti. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, questo è «il ritorno dello Stato ad Acerra». «Un giorno molto importante per la Campania», ha detto il ministro dell’ambiente Prestigiacomo che ricorda come questo impianto sia il primo poi arriverà «il secondo, poi il terzo e poi bisognerà valutare». Letizia Moratti si dichiara «orgogliosa» perchè a gestire l’inceneritore sarà l’A2A, azienda bresciana creata superando «i localismi e unendoci a Brescia». Per Guido Bertolaso, sottosegretario per l’emergenza ai rifiuti, si sta realizzando addirittura un sogno, quello «di avere la Campania pulita e riportare Napoli al posto che le compete tra le città più belle del mondo e credo che questo sogno lo stiamo realizzando, ci stiamo riuscendo». Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è congratulato con Berlusconi scrivendo in un telegramma e il generale Giannini, sub commissario all’emergenza, assicura che «non verranno bruciate eco balle, perché queste vengono aperte e selezionate».
Crederci? A leggere l’ultima ordinanza del presidente del Consiglio, datata 18 marzo, e pubblicata in Gazzetta Ufficiale sembrerebbe proprio di no.
Sarà possibile conferire «rifiuti imballati e non imballati» e «ovunque stoccati» provenienti dagli impianti di selezione e trattamento previsti nel Dl 90 del 2008 «prescindendo dalla qualifica di destinazione già attribuita ai rifiuti stessi, prodotti dalla data di risoluzione dei contratti con le società ex affidatarie del servizio di gestione dei rifiuti in Campania». E poi più avanti si legge chiaramente che le ecoballe «a prescindere dallo stato di conservazione prodotti dalla data di risoluzione dei contratti con le società ex affidatarie» del servizio di gestione dei rifiuti in Campania e «giacenti presso l’impianto di selezione e trattamento dei rifiuti di Tufino [Napoli]», saranno inviati nell’inceneritore di Acerra, dopo la «caratterizzazione» da parte dell’Arpa Campania.

Il tutto in barba ai «falsi ambientalisti che hanno bloccato il nostro Paese», come ha dichiarato al Mattino Federica Guidi, presidente dei Giovani imprenditori.
Ma chi sarebbero i «falsi ambientalisti»? I cittadini di Acerra e gli altri cittadini campani che questa mattina hanno manifestato ancora una volta contro l’apertura dell’impianto e che poi sono stati fermati dalla polizia a circa un chilometro dall’impianto? I medici per l’ambiente che hanno sempre denunciato «il grave atto di irresponsabilità scientifica e sanitaria» contro cui si è anche schierato monsignor Giovanni Rinaldi? Il vescovo di Acerra, che ha fatto sapere di non voler benedire l’impianto? Le neomamme di Acerra? Oppure i pastori che coltivano i campi attorno all’inceneritore tra greggi malate e altissimi tassi di diossina?
E, dopo Acerra, «partiremo con la Sicilia e il Lazio perchè anche lì la situazione è difficile», ha concluso Berlusconi. Forse il governo dimentica che in Sicilia esiste il «triangolo della morte» Augusta-Melilli-Priolo, dove ci sono raffinerie e ci si ammala sempre di più, si muore sempre più facilmente e l’incidenza dei tumori è del 50 per cento in più che nel resto della regione. E si sarà dimenticato anche di Colleferro [Roma], dove pochi giorni fa è esplosa la bomba tossica dell’inceneritore.

Processo Bassolino telecamere e radio off limits

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Sono solo quattro le udienze del processo contro Antonio Bassolino e altri 27 imputati accusati di irregolarità nella gestione del ciclo dei rifiuti (tra cui i vertici di Impregilo), che si possono vedere e ascoltare. Tutte sul sito di Radio Radicale, www.radioradicale.it.

Le videoregistrazioni arrivano fino al 24 settembre, perché, da quando le udienze sono state trasferite dal Palazzo di giustizia all’aula bunker del carcere di Poggioreale, telecamere e microfoni sono off limits. E’ una “questione di sicurezza”, ha commentato il procuratore generale Vincenzo Galgano che ha preso la decisione. “Dubito sia per motivi di sicurezza perché in tal caso non si capirebbe perché sono permesse le riprese, nella stessa aula bunker, di tutti gli altri processi in corso”, scrive sul suo blog il giornalista Daniele Martinelli che ricorrerà al Tar della Campania contro il provvedimento.

“Ieri ero a Napoli per realizzare il servizio dell’udienza, mi sono presentato all’ingresso del carcere di Poggioreale per accedere con la mia videocamera nell’aula bunker, in cui si stanno tenendo le udienze per mancanza di altri spazi – scrive Martinelli – Oltre a me, all’ingresso del carcere c’erano 3 colleghi dei giornali cartacei e un tecnico di radio Radicale, armato di un piccolo registratore. Ci hanno fatto riporre tutto nelle cassette di sicurezza all’ingresso. Non soltanto registratori e videocamera ma anche i telefoni cellulari e persino i computer. Ci hanno chiesto i documenti per registrare i dati personali quindi ci hanno lasciato entrare come pubblico, armati solamente di carta e penna.
Tutti gli altri, perlopiù avvocati e qualche imputato, 80 persone in tutto, sono entrati a sfilata come si usa nei ricevimenti. Saluti e strette di mano confidenziali con i poliziotti all’ingresso, ma soprattutto con i loro computer e telefonini che durante il dibattimento squillavano a destra e a manca”.

E’ notizia di pochi giorni fa che un’eccezione di nullità sollevata dalla difesa di Bassolino potrebbe arrestare il processo. A sollevarla è stato l’avvocato Claudio Botti, legale di Giuseppe Sorace, uno degli ex responsabili unici del Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti in Campania.

L’assessore Ganapini attacca il Comune di Napoli sui rifiuti

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“Il Comune di Napoli dovrebbe fare di molto di piu’ per favorire l’uscita dall’emergenza rifiuti”. L’attacco e’ di Walter Ganapini, assessore regionale campano all’ambiente. “La Regione – prosegue Ganapini – ha erogato molti milioni di euro, 20 o 24, due anni fa per un impianto di compostaggio nella zona orientale i cui lavori non sono mai iniziati. Io dico, il Comune decida qualunque cosa ma la faccia. Due anni non sono poca cosa”. poi attacca l’Asia, l’azienda che si occupa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani napoletani: “ha 2.200 dipendenti, il 50% dei quali che hanno superato i 60 anni e l’80% che non porta a casa piu’ di 300 euro perche’ in mano all’usura. Abbiamo chiesto al Governo il prepensionamento di centinaia di loro. E poi i mezzi, il 60% dei quali non dovrebe neanche circolare”.

Altra spallata sulla questione delle polveri sottili, perche’, dice, l’amministrazione municipale napoletana non controlla l’inquinamento proveniente dall’area delle ex raffinerie andate a fuoco nel 1986, la vetusta’ degli autobus pubblici e “un inceneritore artigianale in funzione a Scampia tra le case”.

Ganapini non e’ nemmeno ‘tenero’ sull’inceneritore ad Acerra: “Sono stati gia’ spesi 200-250 milioni di euro. Conosco Zuccoli e l’ambiente bresciano e so che non sono affatto contenti di essere qui. Veolia ha rinunciato perche’ dopo aver chiesto 140 milioni per completare i lavori e una fideiussione per eventuali mancati introiti che non ha avuto”.

Domani “Jatevenne day”

Vogliono distruggere il nostro territorio. Vogliono avvelenare l’aria, la terra e le falde acquifere. Vogliono distruggere le prospettive di sviluppo della zona.
Vogliono costringerci a cambiare casa, a stare ore ed ore nel traffico.
Vogliono costringerci ad emigrare. Vogliono farci credere che con discariche ed inceneritori si risolve il problema dei rifiuti.

Fermiamoli!

Perché nessun governo può passare sulla testa dei cittadini. Perché la democrazia è partecipazione popolare, autonomia ed indipendenza. Perché solo la raccolta differenziata ed il trattamento a freddo risolvono l’emergenza rifiuti.
Perché noi vogliamo essere padroni a casa nostra e difendere la nostra terra con i denti. http://www.chiaianodiscarica.it
Appuntamento alle 16 dalla fermata metro di Chiaiano
jatevenneday@chiaianodiscarica.it