Allarme nucleare


Dopo il terremoto di venerdì scorso, cresce l’allarme nucleare attorno alla centrale atomica di Fukushima, in Giappone.
Le autorità hanno avvertito che il livello delle radiazioni intorno alla centrale è allarmante e lo stesso premier, Naoto Kan, ha ammesso che “il pericolo di ulteriori perdite è in aumento”. A Fukushima, alle 10:22 ora locale, sono state accertate radiazioni fino a 400 millisievert vicino all’impianto n.3 del reattore, ossia di 20 volte l’esposizione annuale per i dipendenti dell’industria nucleare e degli operai nelle miniere d’uranio, secondo la World Nuclear Association. Ad essere a rischio sono principalmente gli operai – una cinquantina – che stanno lavorando all’interno dell’impianto della Tepco, la società proprietaria, per cercare di raffreddare i reattori. Secondo Andre’-Claude Lacoste, responsabile dell’Authority per la Sicurezza nucleare (ASN) francese, la vasca di contenimento del reattore numero due “non è più sigillata” e l’incidente alla centrale nucleare giapponese ha ormai raggiunto il livello di gravità 6 nella scala internazionale sui disastri nucleari, che arriva a 7 (a Chernobyl si arrivò a 7 su 7). Insomma, i reattori della centrale stanno, uno per uno, andando fuori controllo. Se la fuoriuscita di materiale radioattivo aumentasse ancora, sarebbe improbabile intervenire ancora per cercare di fermare la catastrofe.
Il capo dell’Agenzia Intrenazionale per l’Energia Atomica ha detto che pi potrebbe essere la “possibilità di danni al nocciolo” al reattore numero 2.

L’emergenza ancora fuori controllo ha riacceso il dibattito sull’atomo in tutto il mondo.
L’Europa ha deciso di effettuare test di resistenza, su base volontaria, sulle centrali; la Germania ha chiuso per tre mesi le sue sette centrali nucleari più vecchie. In Svizzera il ministro dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, Doris Leuthard, ha fatto sapere in un comunicato che “verranno sospese le tre procedure delle domande di autorizzazione per le nuove centrali nucleari finché non sarà stata fatta un’analisi approfondita degli standard di sicurezza”. Ancora in Russia, dove cresce la paura della contaminazione nell’estremo oriente per l’arrivo di una nube tossica dal Giappone, Putin ha deciso di riordinare il settore.
“L’incidente nucleare in Giappone non influenzerà la politica energetica della Spagna”, ha invece comunicato il governo spagnolo. Per il ministro dell’Ambiente Rosa Aguilar questo “Non è il momento giusto” per discutere la sorte delle centrali nucleari in Spagna.
E l’Italia? Per il paese sarebbe “inimmaginabile tornare indietro su un percorso già attivato, quello che porterà al ritorno dell’energia nucleare in Italia”, secondo il ministro dello Sviluppo Economico Romani. “Esclusi rischi nucleari per la popolazione italiana – si è affrettato a dichiarare il ministro della Salute Ferruccio Fazio – I miei esperti escludono che ci sia qualsiasi tipo di rischio sia per quello che sta avvenendo in Giappone, sia di nubi, sia di attraversamento della crosta terrestre”.
Il ministro dell’ambiente Prestigiacomo in un comunicato ha assicurato che dal Governo non arriveranno “mai decisioni che possano mettere a rischio salute e sicurezza dei cittadini. A noi sta a cuore l’indipendenza energetica dell’Italia, ma prima e di più sta a cuore la salute e la sicurezza dei cittadini e non sarà mai assunta alcuna decisione che la possa metterle a rischio”. Alle sue dichiarazioni è arrivata pronta la replica del presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. “Mentre tutti si sono fermati a valutare la Prestigiacomo continua nel dire che l’Italia deve andare avanti con il suo programma nucleare – ha detto – nonostante il nostro territorio sia in gran parte sismico e afflitto da oltre 500 mila frane. La Prestigiacomo è diventata il portavoce delle lobby nucleari?”.

Napolitano firma il decreto ammazza-rinnovabili


Il Presidente della repubblica ha appena firmato il decreto sulle energie rinnovabili criticato da più fronti, associazioni ambientaliste e del settore, che stabilisce un adeguamento verso il basso delle tariffe incentivanti. Si penalizza un settore che occupa 140 mila persone, uno dei pochi – in Italia – che non ha risentito della crisi.

Qual’è l’alternativa alla dipendenza dal petrolio e dal gas? Secondo questo governo è il nucleare, mentre le fonti rinnovabili rappresenterebbero “una percentuale minima per il nostro fabbisogno, come ha sottolineato oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Sappiamo tutti che il falso ambientalismo ideologico della sinistra ha seminato un mare di paure e ha bloccato fino a qui in Italia tutto ciò che negli altri paesi è stato normale – ha detto – e quindi termovalorizzatori, le centrali nucleari ed anche le grandi opere”. La verità? Spiega Berlusconi che “tutti i paesi puntano sul nucleare”. Cina, India, Francia, Svizzera.
Insomma, dovremmo mettere una pietra sopra allo sviluppo delle energie rinnovabili per dar spazio al nucleare?
Secondo quanto emerge dal decreto sulle energie rinnovabili, redatto dal ministro allo sviluppo economico Paolo Romani, approvato da Palazzo Chigi lo scorso giovedì e firmato oggi dal Presidente della Repubblica, sicuramente sì. Questo perché da giugno si stabilisce un adeguamento verso il basso delle tariffe incentivanti.
Tra le novità, criticate dalle associazioni ambientaliste e dagli imprenditori del settore, i tagli alla realizzazione di impianti su terreni agricoli, i tagli sull’eolico e il congelamento del “conto energia” sul solare, varato appena lo scorso 6 agosto.
Le altre critiche mosse al provvedimento sul fatto che lo schema del D.Lgs. nel testo adottato dal Consiglio dei Ministri viola uno dei principi cardine del nostro ordinamento giuridico”. Come ha spiegato Pietro Pacchione, consigliere delegato di Aper, Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili, “è un atto arbitrario del Governo senza l’intesa delle Regioni che si sono pronunciate su un testo sostanzialmente da quello approvato dal Consiglio dei Ministri. Sono state inoltre violate le prerogative parlamentari e, in particolare, la delega conferita al Governo”, che avrebbe quindi adottato un testo con finalità opposte a quelle stabilite dal Legislatore.
Duro anche il commento del presidente di Rete Imprese Italia (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti), secondo il quale la revisione del “conto energia” creerà “una situazione di grave incertezza e confusione per le imprese che hanno investito nel settore delle rinnovabili in base alle tariffe incentivanti del terzo Conto Energia”. Le rinnovabili e l’efficienza energetica infatti, rileva il Wwf, ”sono la spina dorsale della nuova economia, che si sta sviluppando in tutto il mondo e sono anche l’unica vera strada per garantirsi la sicurezza energetica”.
Penalizzare un settore che occupa 140 mila persone, significa anche frenare il raggiungimento dell’obiettivo del 17% della produzione energetica totale da fonti rinnovabili entro il 2020, stabilita dall’Unione europea e condivisa dall’Italia.
”Il governo si fermi – afferma in una nota odierna la segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Libertà – non accetteremo che, per imporre il nucleare, vengano affossate le energie rinnovabili, di cui il fotovoltaico è lo strumento più flessibile e più alla portata di famiglie ed imprese”.

Il nucleare ritorna nel Lazio?


Cittadini, amministratori locali e ambientalisti sono assolutamente contrari al ritorno del nucleare nel Lazio.
La localizzazione di una centrale nucleare a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, e un deposito nazionale a Borgo Sabotino, in provincia di Latina, sarebbero per ora solo delle ipotesi che, come scrive oggi il ”Sole 24 Ore Roma”, hanno scatenato l’opposizione della popolazione.
Gli abitanti di Borgo Sabotino fanno sapere di aver «già dato». Proprio qui negli anni 60 è stata costruita e messa in funzione la prima centrale nucleare italiana che oggi è in corso smantellamento. L’ipotesi, quindi, di un deposito nazionale per i materiali contaminati è fuori discussione per i cittadini che hanno paura che in questo deposito vengano gestiti i rifiuti radiattivi di tutto il territorio nazionale e non solo quelli dell’ex centrale.

Domani 3 marzo davanti a Montecitorio ci sarà un presidio per chiedere di accorpare i referendum sull’acqua e nucleare con le elezioni amministrative che dovrebbero svolgersi a maggio.
L’appuntamento è alle 11 a Piazza Montecitorio.
Per adesioni scrivere a segreteria@fermiamoilnucleare.i
www.fermiamoilnucleare.it

Altre info: it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare