Fango tossico in Ungheria


Sono sette le vittime del fango tossico fuoriuscito lo scorso lunedì da un deposito di una fabbrica di alluminio nella città settentrionale di Ajka, in Ungheria. Tra di loro anche una bambina di 14 mesi. Mentre i feriti sarebbero circa 120, 62 dei quali ricoverati in ospedale, otto in gravi condizioni. Sei le persone ancora disperse.
1,1 milione di metri cubi di residui industriali, una quantità superiore al greggio riversato in mare dalla piattaforma petrolifera della Bp nel Golfo del Messico, provenienti dalla raffinazione della bauxite hanno attraversato tre villaggi, distrutto l’intero ecosistema del fiume Marcal, affluente del Raba, e raggiunto il Danubio nella giornata di giovedì 7 ottobre.
Secondo il primo ministro ungherese, Viktor Orban, la situazione sarebbe “sotto controllo” ma secondo Greenpeace, che ha analizzato campioni di acqua vicino della località di Kolontar i fanghi conterrebbero “alti livelli di arsenico e mercurio”. Le analisi infatti hanno riscontrato la presenza di 110 milligrammi di arsenico, 1,3 milligrammi di mercurio e 660 milligrammi di cromo per kg, una concentrazione due volte superiore al livello solitamente riscontrato in questi tipi di fanghi. Inoltre Greenpeace ha riscontrato nell’acqua di un canale livelli di arsenico 25 volte superiori al limite massimo consentito per l’acqua potabile.
Nel villaggio di Kolontar, già pesantemente colpito dalla marea rossa, si lotta contro il tempo per cercare di costruire una diga che sbarri la via ad una nuova possibile fuoriuscita di fango da una delle vasche dell’impianto di Ajka. Il sottosegretario all’ambiente, Zoltan Illes, ha infatti riferito che una parete con una crepa del deposito non è ormai più riparabile e può cedere da un momento all’altro. Secondo l’agenzia nazionale di notizie, MTI questa notte la polizia ha evacuato la popolazione.
Tra le cause del disastro ci sarebbe quella che imputa alla società ungherese Mal, Magyar Alluminio, proprietaria della fabbrica, di aver sovraccaricato la riserva poi esondata. L’azienda nel frattempo ha chiesto al sottosegretario all’ambiente ungherese, Zoltan Illes, di revocare la sospensione della produzione imposta nei giorni scorsi per far fronte alle richieste di risarcimento e bonifica.