L’inchiesta su Acerra fa tremare il Cavaliere

49cba6e045aaa_zoom«Sono sereno, ho fatto il mio dovere». Bertolaso non è preoccupato per le inchieste che la magistratura sta portando avanti sulla gestione dei ciclo dei rifiuti in Campania e che vede coinvolti alcuni dei suoi collaboratori, in primis Marta De Gennaro, suo ex braccio destro.
«Sono serenissimo sia nella precedente esperienza che in questa, ho sempre fatto solo ed esclusivamente il mio dovere», ha aggiunto ieri Bertolaso durante una conferenza che ha tenuto ieri a Palazzo Salerno. Una sorta di bilancio a un anno dall’«emergenza rifiuti» in Campania. Una emergenza non ancora risolta.

L’emergenza nel Casertano ad esempio che, come ha sottolineato l’assessore comunale all’igiene urbana Luciano Luciano, «è tutta interna all’ex Consorzio Ce2, la ex GeoEco, che non riesce a tenere dietro ai bisogni ordinari della nostra città a causa della carenza di automezzi». Qui ieri sono state eseguite ordinanze di custodia cautelare e sequestro emesse dal Gip nei confronti di Salvatore Belforte, capo dell’omonimo clan operante nel Casertano, e di altri quattro esponenti di spicco del clan. Tra i reati contestati: associazione per delinquere di stampo camorristico, traffico illecito organizzato di rifiuti e truffa aggravata ai danni di Ente Pubblico, riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita, estorsione, reati tutti aggravati dalla finalità dell’agevolazione mafiosa.
La provincia di Napoli è invasa dai rifiuti, a Marano, Giugliano, Quarto e Ercolano dove, spiega il sindaco Nino Daniele, «Per ora restano in strada per 24/48 ore al massimo, ma la situazione è destinata a peggiorare» e la raccolta differenziata non è mai stata avviata.

La «monnezza» ha raggiunto anche il capoluogo partenopeo nonostante «nelle discariche della Campania c’è ancora spazio per oltre tre milioni di metri cubi di tonnellate [di spazzatura ndr.], come ha detto Bertolaso.
Insomma, tutto questo dimostra che «il governo del fare», quello «con il quale in un anno abbiamo liberato Napoli e la Campania dai rifiuti, abbiamo mantenuto in Italia la nostra compagnia di bandiera, abbiamo garantito che nessuna banca sarebbe fallita, abbiamo difeso il credito delle famiglie e difeso i più deboli», come recitano gli spot elettorali che il premier ha registrato per le elezioni amministrative, non è mai esistito o, almeno, ha fallito.
A smentire il governo è il suo stesso sottosegretario Bertolaso che, sempre ieri, ha detto come a voler difendersi che il «termovalorizzatore è in fase di rodaggio». Si confuta così la tesi sostenuta dal premier che a Napoli, durante un vertice in prefettura lo scorso 27 aprile, aveva detto: «Il termovalorizzatore di Acerra funziona benissimo – e aggiungeva anche che – l’inquinamento è vicino allo zero».
Inquinamento vicino allo zero? Niente di più falso secondo «Medici per l’Ambiente» che ieri ha lanciato un appello in seguito alla notizia sullo sforamento dei livelli consentiti di polveri sottili, PM10, che provengono proprio dall’Inceneritore. Le tre centraline che controllano la qualità dell’aria hanno infatti rilevato sforamenti di 18 giorni a partire dal 23 marzo, quando la legge consente massimo 35 sforamenti all’anno.

Ma è proprio il filone delle indagini aperte su Acerra che attacca Bertolaso. «Siamo consapevoli che Acerra dà fastidio. Sappiamo bene che fuori dal termovalorizzatore ci sono gli squali, c’è chi vuole entrare, sabotare, ricattare». Poi denuncia come «rappresentanti della polizia giudiziaria chiedono documenti non sempre accompagnati dalle procedure d’uso e devo confessarvi imbarazzo perché interrogano generali a due tre stelle trattandoli come se avessero commesso chissà che cosa. A volte le domande che pongono sembrano formulate quasi per dare l’informazione che qualcuno è sotto controllo. Non abbiamo agende segrete, non rispondiamo a nessuno che non sia lo Stato italiano».

Saras. La raffineria killer, i Cip 6 e l’Inter

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Lo scenario è la raffineria più grande del Mediterraneo, la Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, di proprietà dei petrolieri Moratti, fondata nel 1962 da Angelo Moratti [già presidente dell’Inter], oggi di proprietà di Gianmarco e Massimo Moratti, patron dell‘Inter.
Qui 1600 operai lavorano petrolio grezzo che esce dallo stabilimento in barili, se ne contano 300 mila l’anno. Qui ieri hanno perso la vita Gigi Solinas, Bruno Muntoni e Daniele Melis, stroncati all’interno di una cisterna dalle esalazioni tossiche. Anidride solforosa? Saranno i giudici a stabilirlo dopo la conclusione delle indagini aperte dalla Procura di Cagliari per accertare eventuali responsabilità sulla morte degli operai, dipendenti della Comesa, una ditta esterna che lavora per la Saras.
Per protestare contro l’ennesima strage sul lavoro questa mattina i lavoratori della Saras hanno manifestato davanti ai cancelli della raffineria ma i sindacati confederali, riuniti a Tramatza nell’oristanese, potrebbero decidere di indire lo sciopero generale in tutta l’isola. La Fiom ha anche annunciato che si costituirà parte civile in un eventuale processo. Lo sciopero proseguirà anche domani e venerdì prossimo, giorno in cui potrebbero svolgersi i funerali delle vittime.
Quella di Sarroch per molti è stata una tragedia annunciata. «Da anni abbiamo lanciato l’allarme sulla sicurezza degli impianti della Saras e sui livelli di inquinamento che questi producono, allarme rimasto inascoltato se non addirittura deriso e rimproverato», ha dichiarato il presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia [centrosinistra]. E proprio pochi giorni prima della tragedia la raffineria è finita sotto inchiesta, riporta la Nuova Sardegna, grazie a «Oil» un documentario prodotto e diretto da Massimiliano Mazzotta che racconta cosa veramente succede all’interno dell’impianto e le presunte conseguenze sulla salute degli operai e degli abitanti di Sarroch.
70 minuti in cui un ricercatore fiorentino, Annibale Biggeri, mette in relazione la percentuale dei decessi dovuti a malattie tumorali nella zona industriale attorno alla raffineria con l’attività degli stabilimenti. «Una maggiore incidenza di patologie tumorali e respiratorie rispetto alla media regionale», spiega Biggeri che, studiando i dati dell’Istat sulla mortalità dal 1981 al 2001 e quelli sui ricoveri ospedalieri dal 2001 al 2003, pubblica il «Rapporto Sarroch Ambiente e Salute». E’ tutto lì. Petroliere che attraccano, vanno e vengono trasportando petrolio grezzo. Petrolio ma non solo perché la Saras – attraverso la controllate Sarlux r.r.l. – da qualche anno è entrata nella nel settore dell’energia elettrica che produce usando gli scarti della raffinazione. E’ il «Tar» detto anche «olio combustibile pesante», un combustibile altamente inquinante.
E’ questo il carburante che tiene in vita il progetto della Sarlux che consente di generare energia elettrica per una potenza installata pari a 550 megawatt ed una produzione in esercizio sui quattro miliardi di chilowattora l’anno. La maggior parte della sua produzione [450 megawatt su 550] viene utilizzata dall’Enel.
Per la legge italiana l’impianto Sarlux [una joint-venture tra Saras con l’americana Enron Corp] produce fonti rinnovabili. La Sarlux è un’altra scatola cinese, la società infatti possiede l’impianto Igcc [impianto di gassificazione integrata a ciclo combinato] e attraverso Parchi Eolici Ulassai S.r.l. [tramite la controllata Sardeolica S.r.l.] la quale possiede e gestisce il parco eolico sito nel Comune di Ulassai in Sardegna, produce fonti rinnovabili.
E producendo fonti rinnovabili la Sarlux può avvalersi degli incentivi per i «Cip6», il perverso meccanismo che dell’incentivo alle fonti rinnovabili ma anche – appunto – alle assimilate: centrali elettriche a ciclo combinato alimentate con il metano oppure con il gas ottenuto dalla gassificazione dei residui di raffineria.

Clicca qui vedere Oil di Massimiliano Mazzotta.

Al G8 energia il petrolio la fa da padrone

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Vertice lampo quello del G8 energia che, iniziato ieri, si conclude oggi a Roma.
La crisi ha ovviamente toccato anche questo settore strategico tanto che il ministero dello sviluppo economico, che lo ha organizzato, ha voluto intitolarlo «Oltre la crisi: verso una nuova leadership mondiale dell’energia». Ma come si esce dalla crisi, come si va oltre? Sono queste le domande che premono ai 23 ministri dell’energia coinvolti e che puntano a definire strategie condivise per affrontare il cambiamento climatico globale, promuovere investimenti nell’energia per la sicurezza e lo sviluppo sostenibile e definire gli strumenti che consentano di ridurre la povertà energetica.
E di crisi ha parlato anche Greenpeace che questa mattina ha manifestato davanti l’hotel Excelsior sede del G8. Secondo l’organizzazione ambientalista la crisi «rappresenta un’occasione unica per avviare una rivoluzione energetica pulita nel settore della generazione elettrica, in modo da salvare il Pianeta da cambiamenti climatici devastanti [il cui costo è stimato pari al 20 per cento del PIL mondiale al 2050], per creare milioni di posti di lavoro verdi, e per rilanciare l’economia mondiale puntando sull’ambiente». Per questo gli attivisti si sono presentati con quindici specchi che hanno proiettato la luce riflessa del sole per portare avanti il manifesto della «Solar Revolution», supportato dal rapporto economico e scientifico «Global CSP Outlook 2009» che Greenpeace ha consegnato al ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola. Quest’ultimo, dopo aver ricevuto una delegazione dell’associazione, ha ammesso: «sul solare siamo un po’ in ritardo».
Il rapporto è chiaro, gli investimenti nel «solare a concentrazione» [CSP] supereranno i 20 miliardi di euro al 2015 e il settore potrà dare lavoro nel mondo a circa 90 mila persone nei prossimi cinque anni.
Uno scenario che va nella direzione opposta di molti paesi, tra cui l’Italia, che nei giorni scorsi ha firmato un accordo bilaterale con gli Stati uniti in materia di carbone pulito e cattura e sequestro di CO2. «Abbiamo bisogno di nuove tecnologie pulite per tagliare la nostra dipendenza dai combustibili fossili e salvare il clima – ha commentato Francesco Tedesco, responsabile Campagna energia e clima di Greenpeace – Puntare su carbone e nucleare come sta facendo il governo Berlusconi è una strategia ‘killer del clima’ che rischia, oltretutto, di far perdere all’Italia un’importante occasione di sviluppo economico».

Ma è ancora il petrolio a rubare la scena alle altre fonti. I «grandi della terra» si sono accordati su una serie di misure da definire per stabilizzare il prezzo del petrolio in una «fascia ideale», che non sia troppo elevata da frenare l’uscita dalla crisi ma neppure tanto bassa da rallentare gli investimenti delle aziende. E dall’amministratore delegato di Eni, Paolo Scarni, è arrivata la proposta per stabilizzare il prezzo del petrolio per portarlo ad un «prezzo equo» di 70 dollari al barile. Una sorta di «blue print for oil price stabilization – ha spiegato Scaroni che prevede – la creazione di un’agenzia internazionale per il petrolio che rappresenti i paesi produttori e consumatori. Una specie di watch dog [temporizzazione di supervisore ndr.] per il sistema petrolifero che abbia gli strumenti per attuare iniziative concrete».
Una proposta approvata da Francia, Corea del sud e Giappone. Con quest’ultimo l’Italia ha firmato una intesa di collaborazione «nello sviluppo delle risorse umane, nello scambio di informazioni e nella promozione dell’energia nucleare».
Cosa potevamo aspettarci da un governo che si è auto-delegato per «adottare, entro sei mesi, uno o più decreti legislativi di riassetto per la localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare»?
I deludenti accordi e le intese raggiunte oggi saranno discussi durante il G8 de L’Aquila. Intanto la capitale aspetta il G8 sulla sicurezza previsto per il prossimo 29 e 30 maggio.

I medici si ribellano: “No alla denuncia dei clandestini”

medici_denuncia_immigrati_385I medici non si arrendono. Tornano a rivendicare il loro ruolo professionale e lanciano un nuovo appello al Governo: “Chiediamo che venga introdotta, definitivamente e senza equivoci, una precisa norma che esenti i medici e tutti gli operatori sanitari dall’obbligo di denuncia degli immigrati clandestini”. Nel mirino dei camici bianchi dell’Intersindacale, che oggi a Roma hanno indetto una conferenza stampa per accendere i riflettori sul problema, ci sono le norme del disegno di legge sulla sicurezza (ancora da approvare in Senato) che introducono il reato di clandestinita’. Cosa “che di fatto obbliga i medici, in quanto pubblici ufficiali, alla denuncia degli immigrati irregolari”.
La mancata denuncia li porrebbe di fronte al rischio di sanzioni penali. I sindacati medici, “uniti e compatti”, tornano quindi alla carica, difendendo il diritto costituzionale a prestare soccorso e cure a tutti i cittadini: “Nessuno escluso e senza distinzioni” di nessun genere. “Chiediamo di cambiare la legge – afferma senza mezzi termini il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Carlo Lusenti – introducendo una norma specifica che metta al riparo una volta per tutte i medici dal rischio della segnalazione dell’immigrato clandestino”.

I camici bianchi non si fermano a questa richiesta, e hanno gia’ pronta un’alternativa qualora il loro appello cada nel vuoto. “Nel caso in cui la legge, magari per motivi strettamente politici, passasse cosi’ com’e’ – aggiunge Lusenti – proponiamo al Governo di mettere a punto un decreto ministeriale o una circolare in cui, nero su bianco, si ribadisca che la legge non prevede l’obbligo di denuncia per i medici e gli operatori sanitari”.
Se anche questo invito dovesse essere rispedito al mittente, l’Intersindacale medica annuncia di essere pronta a intraprendere una dura battaglia e a “difendere fino in fondo” tutti quei medici che dovessero essere denunciati per la mancata segnalazione del paziente clandestino. “Daremo tutela legale e soccorso giudiziario fino alla Corte Costituzionale”, precisa Lusenti. Che poi fa un appello a tutti i medici. “Noi camici bianchi, nell’esercizio delle nostre funzioni, dobbiamo avere due riferimenti: il Codice deontologico e la Carta Costituzionale, dove viene specificato che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettivita’”.

Caccia “no limits”

2173975666_0915011298Dopo che alcuni emendamenti della Lega alla cosiddetta «legge Orsi», che prende il nome dal senatore Franco Orsi [Pdl], erano stati ritirati dalla Commissione agricoltura e il pericolo sembrava scampato, oggi la proposta di «caccia no limits» torna in aula alla Camera.
Se passerà i ragazzi potranno sparare dai 16 anni come recita l’emendamento voluto dal Carroccio. Scompare dal testo invece il comma 3 dell’articolo 16 inserito nella disegno di legge Comunitaria 2008, quello che faceva saltare i calendari venatori e liberalizzava la caccia attribuendo alle regioni la possibilità di superare i paletti imposti dalla attuale legge 157 sulla caccia, ossia di aumentare i giorni in cui si può cacciare. Ma i punti dolenti sono tanti altri.
Contro il disegno si è espresso un nutrito gruppo di Facebook che ha raggiunto 60 mila membri. Il punto centrale della richiesta è contro «L’estensione degli orari di caccia per mezz’ora dopo il tramonto, la rimozione del divieto di caccia nelle aree incendiate, la possibilità di cacciare nelle foreste demaniali, l’introduzione della caccia da natanti, il nomadismo sul territorio nazionale dei cacciatori di fauna migratrice, l’aumento in numero illimitato e senza anellini identificativi delle specie utilizzabili nell’odiosa pratica dell’impiego dei richiami vivi, l’uso di civette vive come zimbelli».

Al G8 di Torino le cariche della polizia non fermano l’Onda studentesca

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Due cariche della polizia oggi a Torino contro gli studenti dell’Onda che protestavano pacificamente contro il «G8 University Summit» che si è aperto questa mattina.
In una Torino blindata, tra eccezionali misure di sicurezza, gli studenti stavano manifestando in strada tra slogan e striscioni, «A Torino c’è Profumo… di marcio», [il rettore del Poliltecnico, fra i promotori dell’evento, si chiama Francesco Profumo], «Chiudono l’università, noi ce la riprendiamo» oppure «Noi la crisi non la paghiamo». Gli studenti si sono poi divisi in tre gruppi, effettuando diversi blocchi della viabilità cittadina. È a questo punto che la polizia si è schierata ed è stata «inOndata» da gavettoni d’acqua e uova. Scattano le cariche della polizia. Durante la prima le forze dell’ordine hanno bloccato tre ragazzi, due greci e un italiano poi rilasciati. Nella seconda, in piazza Carlo Felice, è stato fermato un altro studente.
«Sono barbare e inaccettabili le cariche della polizia avvenute a Torino – ha dichiarato Paolo Ferrero, leader del Prc – Il diritto a manifestare è sancito dalla Costituzione e chiediamo al governo di interrompere immediatamente queste azioni da stato di polizia». «La giornata di ieri ed oggi non sono che l’inizio di una mobilitazione contro il G8 University Summit, che è appena entrata nel vivo: nel pomeriggio proseguiranno i dibattiti a palazzina Aldo Moro occupata, in serata si svolgerà il confronto tra le esperienze di lotta studentesca europee, in preparazione del corteo nazionale di domattina», si legge in un comunicato dell’Onda. «Quanto sta accadendo a Torino è grave ed inaccettabile e sembra riproporre la volontà del governo di centro destra di ricreare un clima di repressione e tensione, già sperimentato negli anni passati durante le manifestazioni anti G8», ha invece dichiarato Paolo Cento di Sinistra e Libertà commentando le cariche delle forze dell’ordine sui manifestanti dell’Onda».
Il rettore Profumo intanto si è detto disponibile «a cercare una mediazione» con gli studenti che hanno rispedito al mittente la proposta. «Nel momento in cui uno organizza un G8 University summit predisponendo zone rosse ed escludendo qualsiasi piano di condivisione con gli studenti, è evidente che il dialogo è già morto in partenza. È strano che il rettore non se ne renda conto», ha spiegato Andrea, del Collettivo universitario autonomo.

La protesta degli studenti dell’Onda era iniziata lo scorso venerdì 15 maggio. La sera prima il rettore Ezio Pelizzetti aveva deciso, per motivi precauzionali e senza preavviso, di chiudere Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, fino a martedì 19. «Abbiamo deciso di chiudere Palazzo Nuovo raccogliendo le preoccupazioni, fondate, dei presidi delle facoltà umanistiche per le iniziative contro il G8 che i manifestanti avevano in programma. La struttura non è idonea a ospitare concerti né a fare da dormitorio e il rischio che succeda qualcosa di grave è alto», questa la spiegazione del preside che non è agli studenti che sono scesi in piazza dando vita ad un corteo da Palazzo Nuovo al Rettorato dove hanno poi bloccato simbolicamente alcune uscite della sede. Contro la chiusura si era pronunciato anche Vittorio Agnoletto l’europarlamentare di Rifondazione/Sinistra Europea, secondo il quale è «veramente grave e simbolicamente molto forte, significa chiudere il luogo della cultura indipendente e consegnarlo alla mercificazione e dato che l’obiettivo primario della facoltà umanistiche aiutare a crescere la capacità di critica, la chiusura è la negazione della ragione fondante nell’università».
«E’ piuttosto infelice il nome G8 University Summit – avevano dichiarato gli studenti dell’Onda in vista del Summit – come se l’ennesima riunione di capi, questa volta delle università più rinomate, avesse in tasca le ricette per risolvere i problemi ambientali del Pianeta. È forse più plausibile che sia questa un’occasione per sancire definitivamente l’esistenza di un gruppo di università di serie A che diventeranno partner privilegiati del G8 in una logica di caccia ai finanziamenti».
Domenica 17 l’Onda scende in strada travestita da Robin Hood, con archi e frecce costruiti con rami e foglie, e da clown, indossando l’ironia per protestare contro i grandi. Accanto a loro c’era anche Haidi Giuliani che ha commentato «Qui ci sono i figli e le figlie e sono belli, allegri e ironici e hanno un futuro molto precario sotto tutti i punti di vista grazie a questo governo e alla situazione attuale».

La mobilitazione non si ferma. Oggi pomeriggio a palazzo Nuovo si svolgerà un dibattito su «trasformazione e crisi dell’università globale:le nuove lotte del lavoro cognitivo» seguito dalla presentazione del libro «La produzione del sapere vivo» di Gigi Roggero e, in serata, dal dibattito sulle lotte studentesche europee a confronto [con delegazioni da Francia, Grecia e Spagna].
Il culmine delle manifestazioni sarà il 19 maggio con l’assemblea nazionale dell’Onda al mattino e la manifestazione nazionale il pomeriggio dalle 15 con partenza da Palazzo Nuovo.

Il governo partorisce un figlio del clima xenofobo: il ddl sicurezza

482eea4283de5_normal La Camera ha concesso quella che è stata ribattezzata «la triplice fiducia» per blindare il disegno di legge sulla sicurezza. E’ stato così approvato il maxi-emendamento al ddl che introduce il reato di clandestinità, punita con un’ammenda da 5mila a 10mila euro, autorizza e finanzia le «ronde», aumenta da 2 a 6 mesi la permanenza dei migranti nei Cie, prevede la reclusione per chi affitta alloggi ai migranti senza permesso di soggiorno per trarne profitto.
Nelle pieghe anche le norme anti-writers che prevedono il carcere fino a 3 mesi e multa fino a 3 mila euro per chi danneggia opere d’arte e di interesse storico.

«Misure necessarie perché serve un deterrente contro l’arrivo di immigrati clandestini», il commento di Silvio Berlusconi.
Esulta la Lega che per bocca del suo leader, Umberto Bossi, esclama «Chi la dura la vince». Roberto Maroni, che presenziava alla cerimonia di consegna di tre motovedette della Guardia di finanza alla Libia, si è detto «davvero felice per l’approvazione di questo ddl, perché darà alle forze dell’ordine strumenti più innovativi nel contrasto a qualunque tipo di criminalità».

Ma il provvedimento, che ora passa all’esame dell’aula del Senato, ha suscitato forti reazioni negative. Anche in Italia si è diffusa «una retorica pubblica che non esita ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia», ha detto oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, evidenziando come povertà e disuguaglianza siano «strettamente connesse» e che quindi «le misure rivolte a ridurre la povertà e quelle contro l’esclusione sociale devono andare di pari passo». «Solo in questo modo si può evitare che coloro che si trovano in fondo alla scala sociale rimangano confinati in quella posizione», ha aggiunto.
Una posizione condivisa anche da Paolo Ferrero, segretario del Prc, che ha detto: «Purtroppo, il problema è che non siamo già più solo nel campo della ‘retorica pubblica’, come dice il Presidente, ma in quello della pratica politica quotidiana».
E sul testo hanno espresso la loro contrarietà anche i vescovi, le opposizioni, i sindacati confederali, gli avvocati penalisti e varie associazioni come Amnesty International. Per Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, le norme del pacchetto sicurezza sono «il risultato di un linguaggio e un clima xenofobi, il compimento di un percorso avviato, in modo trasversale, anche dai precedenti governi – e ricorda – Già un anno fa all’indomani del gravissimo caso Reggiani, denunciammo il pericolo di un corto circuito tra la retorica xenofoba e discriminatoria di alcuni esponenti politici e la risposta legislativa a un clima di insicurezza figlio di quella retorica. Questo è il risultato». E i dirigenti e operatori dell’Arci sono in sciopero della fame da ieri. «Una protesta simbolica ed una testimonianza di impegno civile», ha precisato il presidente Paolo Beni che a definito il ddl sicurezza un «provvedimento criminogeno che rischia di alimentare tensioni e che non porterà maggiore sicurezza».
Preoccupazione sulle conseguenze del provvedimento sui minori è stata espressa da Terre des Hommes. «Infatti, seppure il nostro Stato sia tenuto a offrire protezione e accoglienza ai minori che entrano in Italia in base alla Convenzione Onudei diritti dell’Infanzia e agli altri impegni presi in ambito internazionale dall’Italia, il nuovo decreto renderà automaticamente clandestini la stragrande maggioranza dei minori extracomunitari presenti sul nostro territorio al compimento del diciottesimo anno d’età», si legge in una nota diffusa dall’organizzazione umanitaria internazionale
Un «No comment» è invece arrivato dalla Commissione europea a proposito dell’introduzione del reato di immigrazione clandestina. «Il progetto di legge è passato solo alla Camera dei Deputati, per la sua adozione ufficiale serve ancora l’approvazione del Senato – ha affermato un portavoce della Commissione, aggiungendo che l’esecutivo Ue «non può esprimersi su un progetto di legge che non è stato ancora adottato».