L’accensione del termodistruttore di Acerra

19_termovalorizzatore_acerraNel giorno dell’inaugurazione del termodistruttore di Acerra [Napoli] la fanfara dei bersaglieri ha accolto Berlusconi, arrivato per tagliare il nastro, con «’O sole mio».
Non c’è niente da festeggiare anche se questo giorno è stato trasformato in un «evento mondano e propagandistico», come ha sottolineato l’onorevole Scilipoti dell’Idv, una delle poche voci in Parlamento che si sono opposte alla sua apertura. Anche il Pd, infatti, plaude alla sua inaugurazione che, dice Ermete Realacci responsabile ambiente del partito, «è sicuramente un fatto positivo e ci auguriamo che presto l’impianto entri completamente in funzione, senza ulteriori ritardi – anzi spiega – bisogna sorvegliare con la massima attenzione per garantire la legalità e il buon funzionamento dell’impianto».

Le lodi si sprecano, ce n’è anche per Impregilo, costruttore dell’impianto, che Berlusconi etichetta come «veri eroi che qualcuno ha cercato di ostacolare, ma che hanno saputo tenere duro», alludendo alla vicenda giudiziaria, sfociata in processo ancora in corso nei confronti delle società del gruppo che, fino al 2005, avevano il monopolio dello smaltimento rifiuti in Campania. E proprio dalla vendita dei suoi asset [i valori materiali e immateriali della società] in Campania – rappresentati per gran parte dal termovalorizzatore di Acerra – Impregilo quest’anno incasserà 100/150 milioni, mentre gli asset destinati alla vendita ammontano in totale a 380 milioni di euro, come ha detto lo stesso l’ad. Alberto Rubegni.
«Una data storica quella di oggi per la Campania e per Napoli», per il presidente del consiglio, secondo cui da oggi «si esce dall’emergenza definitivamente». Ma non era già finita mesi fa come lui stesso aveva annunciato?
Gli esponenti del governo sono contenti. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, questo è «il ritorno dello Stato ad Acerra». «Un giorno molto importante per la Campania», ha detto il ministro dell’ambiente Prestigiacomo che ricorda come questo impianto sia il primo poi arriverà «il secondo, poi il terzo e poi bisognerà valutare». Letizia Moratti si dichiara «orgogliosa» perchè a gestire l’inceneritore sarà l’A2A, azienda bresciana creata superando «i localismi e unendoci a Brescia». Per Guido Bertolaso, sottosegretario per l’emergenza ai rifiuti, si sta realizzando addirittura un sogno, quello «di avere la Campania pulita e riportare Napoli al posto che le compete tra le città più belle del mondo e credo che questo sogno lo stiamo realizzando, ci stiamo riuscendo». Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è congratulato con Berlusconi scrivendo in un telegramma e il generale Giannini, sub commissario all’emergenza, assicura che «non verranno bruciate eco balle, perché queste vengono aperte e selezionate».
Crederci? A leggere l’ultima ordinanza del presidente del Consiglio, datata 18 marzo, e pubblicata in Gazzetta Ufficiale sembrerebbe proprio di no.
Sarà possibile conferire «rifiuti imballati e non imballati» e «ovunque stoccati» provenienti dagli impianti di selezione e trattamento previsti nel Dl 90 del 2008 «prescindendo dalla qualifica di destinazione già attribuita ai rifiuti stessi, prodotti dalla data di risoluzione dei contratti con le società ex affidatarie del servizio di gestione dei rifiuti in Campania». E poi più avanti si legge chiaramente che le ecoballe «a prescindere dallo stato di conservazione prodotti dalla data di risoluzione dei contratti con le società ex affidatarie» del servizio di gestione dei rifiuti in Campania e «giacenti presso l’impianto di selezione e trattamento dei rifiuti di Tufino [Napoli]», saranno inviati nell’inceneritore di Acerra, dopo la «caratterizzazione» da parte dell’Arpa Campania.

Il tutto in barba ai «falsi ambientalisti che hanno bloccato il nostro Paese», come ha dichiarato al Mattino Federica Guidi, presidente dei Giovani imprenditori.
Ma chi sarebbero i «falsi ambientalisti»? I cittadini di Acerra e gli altri cittadini campani che questa mattina hanno manifestato ancora una volta contro l’apertura dell’impianto e che poi sono stati fermati dalla polizia a circa un chilometro dall’impianto? I medici per l’ambiente che hanno sempre denunciato «il grave atto di irresponsabilità scientifica e sanitaria» contro cui si è anche schierato monsignor Giovanni Rinaldi? Il vescovo di Acerra, che ha fatto sapere di non voler benedire l’impianto? Le neomamme di Acerra? Oppure i pastori che coltivano i campi attorno all’inceneritore tra greggi malate e altissimi tassi di diossina?
E, dopo Acerra, «partiremo con la Sicilia e il Lazio perchè anche lì la situazione è difficile», ha concluso Berlusconi. Forse il governo dimentica che in Sicilia esiste il «triangolo della morte» Augusta-Melilli-Priolo, dove ci sono raffinerie e ci si ammala sempre di più, si muore sempre più facilmente e l’incidenza dei tumori è del 50 per cento in più che nel resto della regione. E si sarà dimenticato anche di Colleferro [Roma], dove pochi giorni fa è esplosa la bomba tossica dell’inceneritore.

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Via libera alle «grandi opere», per rilanciare l’economia

ponte

La «buona novella» di oggi arriva dal presidente del Senato, Renato Schifani, al termine della riunione del Cipe a Palazzo Chigi.
Il Comitato Interministeriale per la programmazione economica ha infatti stanziato 17,8 miliardi di euro di cui 16,6 miliardi [8,51 come «contributo pubblico», gli altri 8,09 come «privato»] destinati alle «grandi opere» e 1,2 miliardi per l’edilizia scolastica.
Tra le opere c’è il Ponte sullo Stretto di Messina, per il quale il Cipe ha stanziato 1,3 miliardi sui 6,1 totali, poi i sempre eterni cantieri dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la statale Jonica, la Pedemontana, il terzo valico Milano-Genova, l’alta velocità Milano-Treviglio, la linea «c» dell metropolitana di Roma, il Mose [a cui andranno 800 milioni], e anche alcuni interventi per l’Expo 2015 che si terrà a Milano.
Questo l’elenco parziale delle «opere cantierabili» che il ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli, aveva anticipato mercoledì scorso.
Il costo totale del «progetto strategico» – ha detto Schifani riferendosi al Ponte sullo Stretto – è di circa 6,1 miliardi e le risorse che il Cipe doveva varare e che hanno ottenuto l’ok sono pari a 1,3 miliardi.
Questa pioggia di miliardi «è una potente iniezione di concretezza», ha commentato Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. «Una boccata di ossigeno e un’iniezione di fiducia per le piccole e medie imprese operanti nel settore delle infrastrutture», ha dichiarato il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
E, dopo la notizia, Impregilo vola in borsa, dopo che il titolo era stato preso di mira dal mercato a seguito della sentenza del Tribunale di Firenze che ha imposto alla società di versare 150 milioni di euro come risarcimento per i danni ambientali causati dai cantieri per l’alta velocità tra Bologna e Firenze. Il «general contractor» è infatti coinvolto sia nella realizzazione del Ponte – i cui lavori inizieranno nel 2010 – che sulla linea dell’alta velocità tra Milano e Genova.

Ma a bocciare la decisione del governo ci pensa il Codacons che ricorrerà al Tar del Lazio contro lo stanziamento dei 1,3 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte. «Il governo ha fatto un doppio sbaglio», dicono i consumatori: i 1,2 miliardi per il recupero dell’edilizia scolastica e carceraria sono «irrisori», mentre lo stanziamento destinato alle «grandi opere» è «eccessivo», se rapportati con l’esiguità del bonus per le famiglie disagiate di 2,4 miliardi. «Se, come più volte dichiarato da Berlusconi, la chiave di volta per uscire dalla crisi è il rilancio dei consumi, a seguito del quale si aiutano automaticamente le imprese e conseguentemente i lavoratori a non perdere il posto di lavoro, è evidente che le cifre andrebbero invertite», ha commentato il Codacons.
La manovra è inutile anche per il Wwf, per il quale il governo «ha deciso di immobilizzare, in questa gravissima situazione economico-finanziaria, il 50 per cento delle risorse pubbliche».
Attacco anche dall’Italia dei valori con una nota di Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Idv alla Camera, in cui si legge: «Mentre l’Europa si attrezza per affrontare una crisi economica profonda e globale, il governo Berlusconi tira fuori l’ennesimo coniglio dal cilindro, degno del peggior mago illusionista. I 17,8 miliardi di euro stanziati per le infrastrutture in realtà non esistono». Critico anche Francesco Ferrante [Ecodem] che ha detto: «Rincorrendo chimere come quella del Ponte si sottraggono risorse immediate [oltre un miliardo] alle altre utilissime opere rinunciando di fatto ad avviare quella manovra anticiclica di cui il paese avrebbe maledettamente bisogno».
Di certo non la pensa così il governo perché, come ha detto il ministro dell’economia Giulio Tremonti, l’Italia è «il Paese che per l’economia reale ha fatto più degli altri. Quello che hanno fatto gli altri Paesi è stato soprattutto per salvare le banche».

da www.carta.org

Venerdì 6 febbraio la «Rabbia Degna» di Chiaiano e Marano

Chiaiano
La «Rabbia Degna», la marcia dei cittadini di Chiaiano e Marano «contro ogni discarica ed inceneritore inutili e dannosi», è prevista per domani mentre Bertolaso – indagato nell’inchiesta «Rompiballe» – insiste che la discarica aprirà, nonostante l’amianto e i continui smottamenti del terreno. L’appuntamento è per venerdì 6 febbraio alle 13,30 alla Rotonda Titanic di Chiaiano.

«Una marcia, dal presidio alla cava, una marcia per la vita, una marcia nel nome delle nostre ragioni, una marcia contro ogni discarica ed inceneritore inutili e dannosi, una marcia della rabbia degna di Chiaiano e Marano. Facciamo appello a tutti i movimenti della città di Napoli e della Campania, a coloro che si battono contro la devastazione ambientale, ad essere presenti a Chiaiano e Marano il 6 febbraio prossimo alla nostra marcia della rabbia degna, perché la nostra lotta è anche lo lotta di tutti coloro che credono in un altro modello di sviluppo possibile e necessario», questo è l’appello lanciato dal Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano per la marcia della «Degna Rabbia di Chiaiano e Marano», che ricalca il nome del «Primo Festival della Digna Rabbia zapatista che si è svolto in Chiapas circa un mese fa.
La marcia è stata organizzata contemporaneamente alla visita nella cava di una delegazione di europarlametari [tra cui l’onorevole Monica Frassoni], del sindaco di Marano Salvatore Perrotta e dai tecnici Franco Ortolani e Gian Battista De Medici, autorizzati ad entrare per visionare lo stato attuale dei lavori. Ad esempio la rimozione delle 10 mila tonnellate di amianto, rinvenuto ad ottobre dalla ditta che lavorava alla trasformazione della cava del poligono di tiro in discarica, che pare sta andando avanti e che costerà 850 mila euro.
Ma lo sgombero da solo non basta. Come ha spiegato Franco Ortolani, ordinario di Geologia all’Università di Napoli Federico II, «La rimozione dei rifiuti rinvenuti non significa bonificare l’area. Bisogna caratterizzare tutti i materiali accumulati in passato nell’area dei lavori e, come diceva Giannini, grattare via tutto fino a raggiungere la roccia sottostante».

Ieri intanto, dopo la riunione alla Prefettura di Napoli con il prefetto Alessandro Pansa e il presidente dell’ottava municipalità Gennaro Malinconico, il sottosegretario Guido Bertolaso ha annunciato, che «l’apertura della discarica avverrà nella prossima settimana e vi saranno conferiti quantitativi tra le 100 e le 200 tonnellate di rifiuti al giorno, provenienti dalla raccolta nel quartiere e nei vicini comuni di Marano e Mugnano, quindi il traffico nell’area sarà di 12-15 camion, gli stessi che raccolgono e operano durante la notte».
E mentre dava l’annuncio Bertolaso veniva iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta «Rompiballe» della Procura di Napoli, relativa alla gestione dello smaltimento dei rifiuti in Campania.
Un «atto dovuto», legato all’incarico di Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti. Insieme a lui figurano il prefetto di Napoli Alessandro Pansa, l’ex commissario straordinario prefetto Corrado Catenacci, ed altri dirigenti della struttura commissariale. Titolari dell’inchiesta i Pm della Procura della Repubblica di Napoli, Paolo Sirleo e Giuseppe Loviello, gli stessi magistrati che hanno condotto l’inchiesta sull’attività del Commissariato per i rifiuti che ha portato al rinvio a giudizio di personaggi eccellenti, tra cui i vertici della società Impregilo [il gruppo lombardo, che ha ripreso i lavori per il completamento del mega inceneritore di Acerra usufruendo, tra l’altro degli gli incentivi previsti dai contributi Cip6] e il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, commissario dell’emergenza rifiuti in Campania per alcuni anni.
Il Presidio permanente chiede le «dimissioni immediate di Guido Bertolaso e il blocco immediato dei lavori a Chiaiano ed in tutte le opere di costruzione di discariche ed inceneritori previste dal piano rifiuti, fare chiarezza su gli interessi difesi dalla struttura commissariale, rifare il piano rifiuti con la partecipazione delle comunità territoriali.

Domani dalle 12 in poi sulla web-tv di chiaianodiscarica.it, ci sarà la diretta dal Presidio con interviste ai rappresentanti della delegazione e ai cittadini. La manifestazione parte dalle 13,30 dalla Rotonda Titanic.

da carta

Processo Bassolino telecamere e radio off limits

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Sono solo quattro le udienze del processo contro Antonio Bassolino e altri 27 imputati accusati di irregolarità nella gestione del ciclo dei rifiuti (tra cui i vertici di Impregilo), che si possono vedere e ascoltare. Tutte sul sito di Radio Radicale, www.radioradicale.it.

Le videoregistrazioni arrivano fino al 24 settembre, perché, da quando le udienze sono state trasferite dal Palazzo di giustizia all’aula bunker del carcere di Poggioreale, telecamere e microfoni sono off limits. E’ una “questione di sicurezza”, ha commentato il procuratore generale Vincenzo Galgano che ha preso la decisione. “Dubito sia per motivi di sicurezza perché in tal caso non si capirebbe perché sono permesse le riprese, nella stessa aula bunker, di tutti gli altri processi in corso”, scrive sul suo blog il giornalista Daniele Martinelli che ricorrerà al Tar della Campania contro il provvedimento.

“Ieri ero a Napoli per realizzare il servizio dell’udienza, mi sono presentato all’ingresso del carcere di Poggioreale per accedere con la mia videocamera nell’aula bunker, in cui si stanno tenendo le udienze per mancanza di altri spazi – scrive Martinelli – Oltre a me, all’ingresso del carcere c’erano 3 colleghi dei giornali cartacei e un tecnico di radio Radicale, armato di un piccolo registratore. Ci hanno fatto riporre tutto nelle cassette di sicurezza all’ingresso. Non soltanto registratori e videocamera ma anche i telefoni cellulari e persino i computer. Ci hanno chiesto i documenti per registrare i dati personali quindi ci hanno lasciato entrare come pubblico, armati solamente di carta e penna.
Tutti gli altri, perlopiù avvocati e qualche imputato, 80 persone in tutto, sono entrati a sfilata come si usa nei ricevimenti. Saluti e strette di mano confidenziali con i poliziotti all’ingresso, ma soprattutto con i loro computer e telefonini che durante il dibattimento squillavano a destra e a manca”.

E’ notizia di pochi giorni fa che un’eccezione di nullità sollevata dalla difesa di Bassolino potrebbe arrestare il processo. A sollevarla è stato l’avvocato Claudio Botti, legale di Giuseppe Sorace, uno degli ex responsabili unici del Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti in Campania.

I tecnici nella cava di Chiaiano. Il Presidio si prepara al primo giugno

Ieri sera la gente di Chiaiano era tutta per strada. Aspettava l’assemblea convocata per le 18, poi slittata più e più volte, nell’attesa di conoscere l’esito della riunione alla Prefettura di Napoli tra il sottosegretario ai rifiuti Bertolaso e i sindaci dei comuni.
La tensione era alta e il termometro è salito anche di più quando, di ritorno dall’incontro in Prefettura, è arrivato il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta. «Gli è stato ribadito che o si rimuoveva la barricata di cassonetti oppure ci sarebbero stati scontri con la polizia», dice Tonia Limatola, giornalista del Mattino ferita durante la carica della polizia la mattina del 24 maggio, che ieri sera era all’assemblea. «Dopo le cariche, la gente ferita, c’era il timore che la proposta della Prefettura fosse solamente una mossa per potere entrare con i mezzi militari». La controproposta di alcuni al Presidio era quella di lasciar passare i mezzi da un altro accesso, per mantenere la barricata, diventata simbolo della resistenza cittadina.
Invece il prefetto Alessandro Pansa – raggiunto questa mattina, insieme ai vertici di Impregilo e Ecolog, da un avviso di garanzia nell’ambito di un’ennesima inchiesta sul ciclo dei rifiuti–ha ribadito che lo Stato non poteva entrare «dalla porta di servizio», che quel simbolo doveva essere rimosso.
In alcuni momenti dell’assemblea la discussione è stata anche aspra. C’erano gli abitanti, 7-800 persone, «stanchi e non abituati a questo tipo di protesta–dice ancora Tonia–e chi invece aveva posizioni più intransigenti. I ragazzi del presidio che hanno dormito lì per tanto tempo, e che hanno anche preso le «mazzate» temevano di aver fatto una fatica per niente, temevano di aver fatto tutta questa fatica inutilmente e continuavano a soste nere il fatto che la barricata era simbolica, che non andava rimossa»

La trattativa è stata lunghissima. All’assemblea c’era anche Massimo Nuvoletti, il giovanissimo vicesindaco di Rifondazione di Marano, che è riuscito a calmare gli animi. «È stata una bella esperienza di partecipazione democratica – spiega– Dura, molto dura, perché nel pomeriggio di ieri la presenza delle forze dell’ordine era notevolmente aumentata. Nonostante questo siamo riusciti a far prevalere il buonsenso e a rimuovere le barricate per consentire l’accesso ai tecnici dell’Arpac». Il tecnici sono entrati stamattina alle 6,45 dalla collina dei Camaldoli. «Hanno scelto un percorso alternativo semplicemente perché il camion era troppo grande e la strada principale troppo stretta per poter passare – continua – Ora il clima è disteso, il dialogo che abbiamo intrapreso con Bertolaso continua e i manifestanti si sono convinti che la battaglia va combattuta al tavolo tecnico dove speriamo che tutte le analisi vengano fatte con trasparenza ed equilibrio e terranno conto anche del parere dei nostri tecnici nei quali abbiamo fiducia».

Alle 2,15 si è cominciato a tagliare il filo spinato della barricata e a dissaldare le barre di ferro che legavano i cassonetti. L’operazione è andata avanti per qualche ora.
Da qui a venti giorni, tempo stabilito per i rilievi, il Presidio in via Cupa del Cane non smobilita, anzi si prepara per la manifestazione del primo giugno a Napoli che avrà al centro sia il «no» alla discarica che, dopo l’inchiesta della Procura di Napoli, la richiesta di dimissioni di tutti gli inquisiti.
Solo a metà giugno si conosceranno i risultati dei carotaggi, anche se già oggi Cosimo Barbato, uno dei cinque esperti incaricati per effettuare le verifiche, si è espresso contro la sua realizzazione.
«Ci auguriamo che questi venti giorni non siano usati dalla stampa per ulteriori provocazioni. La stampa ha cercato di demonizzare la protesta parlando di camorra, non ne possiamo più e dall’assemblea di ieri è venuta fuori la richiesta dell’attenzione della stampa 365 giorni all’anno e non solo in occasione della rivolta. Che qui ci sia la camorra la stampa non lo deve scoprire solo nell’occasione in cui la brava gente manifesta per il proprio territorio. Quindi l’invito è quello di essere una presenza costante sul territorio e non solo una fugace apparizione».

Da immondezzai a «zone di interesse strategico nazionale»

Le discariche campane individuate dal Consiglio dei ministri nel «pacchetto rifiuti» saranno sette e tutte trasformate – insieme agli inceneritori–in «zone di interesse strategico nazionale» per risolvere l’emergenza rifiuti.
Per avere l’elenco preciso si dovrà aspettare la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale ma, ufficiosamente stanno già circolando i nomi di alcune località.

Rispunta il nome di Terzigno, nel comune di Napoli, dove potrebbero essere aperti due siti. Nel luglio del 2007, quando a capo del Commissariato per l’emergenza c’era Guido Bertolaso, i cittadini si erano autorganizzati in un Coordinamento che denunciava la violazione e lo scempio dell’aria protetta all’interno della quale doveva sorgere la discarica: il Parco Nazionale del Vesuvio. Dopo Bertolaso anche De Gennaro riprova con Terzigno ma i cittadini si oppongono ancora, questa volta sostenuti dai sindaci dei tredici comuni del Parco nazionale del Vesuvio insieme al presidente, Amilcare Troiano.
Il secondo nome possibile è Valle della Masseria, anche questa scelta in passato da Bertolaso che abbandonò l’idea dopo una grande e pacifica opposizione dei «Custodi del Sele» [il fiume che scorre nella valle], cittadini di Serre – in provincia di Salerno–in testa che, insieme a quelli dei comuni vicini, nel 2007 tennero in piedi un presidio per circa quattro mesi. Lontano un altro presidio, quello degli uomini e dei mezzi militari che il 12 maggio avevano caricato i cittadini. Dopo mesi di resistenza, di notti all’addiaccio, di via-vai di troupe di giornalisti stranieri, a vincere furono i cittadini, anche se fu subito chiaro che quella vittoria era monca, a metà. Il ministro dell’ambiente di allora, Alfonso Pecoraro Scanio, decise di aprire una discarica nelle immediate vicinanze, a Macchia Soprana. Per allestirla fu spazzata via una collina di ulivi e oggi pare che la grande buca si stia già saturando. Come le altre sarà coperta da un grosso telone, aspettando una futura, fantascienfica bonifica.
Ora che Guido Bertolaso è di nuovo in campo come sottosegretario ai rifiuti il sindaco di Serre, Palmiro Cornetta, si dice fiducioso che non si «voglia accanire contro la nostra comunità – perché dice–Creare un’altra discarica di pari capacità a Macchia Soprana sarebbe un carico troppo rilevante per la nostra comunità».

Anche Savignano Irpino, in provincia di Avellino, dovrebbe avere un suo sito di rifiuti. Il suo nome non è nuovo e infatti risulta anche nel piano di De Gennaro, quello «rivisto», insieme a Vallata e al comune sannita di Sant’Arcangelo Trimonte, in provincia di Benevento, dove sono anche iniziati i carotaggi. Proprio questa mattina A Sant’Arcangelo si è riunita la Commissione consiliare regionale all’ambiente che ha approvato un documento nel quale si chiede al Commissariato di governo di aprire un tavolo per verificare la corretta applicazione delle prescrizioni indicate dalla Commissione per la Valutazione dell’impatto ambientale.
Altra discarica nella zona di Vallata, a Salerno. Sarà la mega «piattaforma plurifunzionale» di cui parlava De Gennaro? Ancora riserbo su Chiaiano, quartiere a nord di Napoli, dove resistono i presidi in piazza Rosa dei Venti e via Cupa del Cane, all’ingresso della cava di tufo indicata come possibile sversatoio d’immondizia e dove, nel tardo pomeriggio, i cittadini si riuniranno.
Anche nella provincia di Caserta, a Santa Maria La Fossa si costruirà una discarica, ma anche un inceneritore che si andrà ad aggiungere a quello di Salerno, ad un impianto nella città di Napoli e a quello di Acerra [l’unico per ora in costruzione, dalla Fibe-Impregilo. La società è coinvolta con il presidente della Regione Campania e numerosi altri imputati in un processo, per i presunti illeciti nella gestione dei rifiuti in Campania, la cui prossima udienza è fissata per il 2 luglio].
Sette discariche e quattro inceneritori, tutti presidiati dall’esercito. Guai a chi protesta, «promuove disordini» e/o «ostacola la gestione dei rifiuti», pena l’arresto che potrà arrivare fino a 5 anni.