La maggioranza affonda nello Stretto

Tra i 1700 emendamenti collegati alla Finanziaria attualmente in discussione, ce n’era uno [all’articolo 8] assai «caldo», che prescriveva l’abolizione della società Stretto di Messina Spa e istituiva invece un’Autorità per controllare l’organizzazione della logistica nell’area dello Stretto.
Per Antonio Di Pietro, ministro delle infrastrutture, quell’emendamento non sarebbe dovuto passare: avrebbe comportato, secondo lui, un enorme esborso per le casse dello Stato, circa 450 milioni di euro. Ma recedere dal contratto, firmato dal governo Berlusconi, per la realizzatore del Ponte con Impregilo [la società che nel 2005 ha vinto la gara come «general contractor», ed è la stessa sotto inchiesta per i rifiuti in Campania] non avrebbe comportato alcuna penale, come aveva spiegato tempo addietro Pietro Ciucci, presidente della Stretto di Messina Spa, che lo ha messo nero su bianco.

Nonostante l’«autorevole» smentita, Di Pietro non ha desistito e oggi, durante la votazione in Senato, come una testa d’ariete l’Italia dei Valori è stata compatta [tranne Franca Rame], votando insieme alla Casa delle Libertà contro l’emendamento. Il risultato è che il Ponte non si farà mai [il decreto fiscale del 2006 infatti stabisce che i 50 milioni circa di euro destinati alla costruzione del Ponte devono essere destinati per il 70 per cento alla realizzazione di strade in Sicilia, per il 30 per cento alla Calabria], ma la società resta comunque in piedi e forse confluirà nell’Anas, l’Ente nazionale per le strade.
«Non è giusto buttare al vento tutto il progetto, tutto il lavoro fatto dalla società», ha detto Di Pietro complice della prima sconfitta della maggioranza, sulla Finanziaria 2007, tra i banchi del Senato: 145 voti favorevoli e 160 voti contrari. La verde Anna Donati, presidente della Commissione lavori pubblici del Senato, ha commentato così il voto: «Oggi il Senato ha sprecato una buona occasione per chiudere una società inutile e costosa come la Stretto di Messina Spa. L’emendamento, approvato dalla Commissione bilancio, avrebbe comportato un notevole risparmio di risorse pubbliche».

La decisione del ministro non è piaciuta neanche ai suoi bloggers. Decine di messaggi e commenti negativi continuano ad arrivare in queste ore all’indirizzo web http://www.antoniodipietro.com. «Caro Di Pietro, ho cercato inutilmente sul suo sito un post di qualche tempo fa in cui lei spiegava di essere contrario al Ponte sullo Stretto – scrive ad esempio Giada–ma anche alla chiusura immediata della società costruttrice, per motivi tecnici, cioè perché i contribuenti ci avrebbero perso milioni di euro. Il post mi spiegava il suo voto di oggi; però non lo trovo più! Forse ce lo può segnalare lei?». Per Gennaro: «Il Ponte sullo Stretto è irrealizzabile.
È soltanto un capitolo di spesa che gestisce appalti, distribuisce posti di lavoro in cambio di voti e finanzia la mafia. Se proprio bisogna assumere lo si faccia nei tribunali! Basta con questa politica, il Ponte, I depuratori in Calabria, gli appalti sulla sanità e le convenzioni con i privati, in Sicilia come in Lombardia».
«Dr. Di Pietro, spero ci dia delucidazioni riguardo la decisione dell’Idv di votare contro lo scioglimento della società del Ponte sullo Stretto – scrive Ilo, un altro blogger–Il sospetto per cui tale società rimanga, è quello che si vuole mantenere un ulteriore carrozzone, inutile e dannoso, magari per clientelismo o peggio ancora».

Durissimo infine il commento del presidente della Commissione ambiente del senato, Tommaso Sodano [Rifondazione]: «Dal 2002 lo Stato ha sborsato 34, 6 milioni di euro, solo nell’ultimo anno 4,5 milioni in consulenze [21 dal 2003], 891 milioni in viaggi, 6 milioni di gettoni di presenza per gli amministratori regionali, 800 mila euro per i sindaci. Se si fossero investiti tutti questi soldi, dal 2003 ad oggi, per migliorare le condizioni dei trasporti tra le due regioni?».
Dopo quest’altro duro colpo in Senato, la maggioranza barcolla, tanto che alcune indiscrezioni trapelate da palazzo Madama rivelano che il governo potrebbe, oggi stesso, chiedere la fiducia.

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