Voglio essere informato


I post-it hanno fermato già una volta la legge bavaglio sulle intercettazioni. Ora il governo vuole riproporre quelle norme per far calare il silenzio sull’inchiesta P4 e impedire nuove indagini delle procure. Impedirà ai giornali di pubblicare, “anche per riassunto o nel contenuto”, le telefonate fino al processo. Le carte contenute nel fascicolo del pm dovranno addirittura aspettare la sentenza di appello. Richieste del pm e ordinanze del gip, anche se notificate agli avvocati, non potranno essere pubblicate integralmente. Un intervento che mette il bavaglio ai giornali che non potranno più pubblicare nulla per esteso, né gli atti, né i brogliacci delle telefonate.

Ecco quindi un logo per dire no a questa decisione della maggioranza e difendere la democrazia.

La nuova discarica di Roma sarà Fiumicino


Il dopo Malagrotta, finita nel mirino dell’Ue, è deciso: la nuova discarica scelta per evitare un’altra “emergenza Napoli” è Fiumicino. Dal vertice di ieri tra il presidente della Regione Polverini e gli assessori regionali sarebbe emersa anche la possibilità di prorogare ancora di sei mesi la chiusura di Malagrotta. Ma c’è di più: per realizzare la discarica di Fiumicino, precisamente in località Pizzo del Prete, ci vorranno tre anni, per cui si rende necessaria l’individuazione di un “sito tampone”, una discarica transitoria individuata nel territorio di Riano, a Pian dell’Omlo.

Ii cittadini di questo piccolo comune a nord della Capitale non ci stanno, e proprio ieri hanno manifestato contro la costruzione della discarica. Ma ieri a manifestare c’erano anche i cittadini di Fiumicino che, insieme agli amministratori, si sono riversati sulla Tiberina proprio all’altezza del sito individuato dalla Giunta. “La scelta è stata fatta e Fiumicino c’è cascata in mezzo. La decisione di realizzare un impianto di trattamento e una “mini-discarica” nell’area di Castel Campanile ci trova totalmente contrari. Non mi fido di questo “modello di riferimento” toscano spacciato dalla Polverini, che temo possa con il tempo trasformarsi in un inceneritore bello e buono”. È l’accusa del consigliere comunale del Pd, Michela Califano. “Dal sindaco Canapini, dalla giunta di Roma Capitale e da quella Regionale non potevamo aspettarci altro – ammonisce Michela Califano -. I compagni di merende alla fine hanno chiuso il cerchio, alla faccia dei cittadini di Fiumicino e di quella qualità della vita che il centrodestra continua a spacciare come proprio cavallo di battaglia”.
“Mi ero illusa – continua – che il sindaco Canapini, figlio della città che governa, potesse difendere gli interessi dei suoi compaesani. È stato tutto il contrario. Dopo aver perso tutti i treni messi a disposizione dalla Provincia di Roma, Gasbarra prima Zingaretti poi, per introdurre una differenziata importante all’interno del Comune di Fiumicino che in tre anni ci avrebbe puntare su discariche e inceneritori. Senza dimenticare il via libera al raddoppio dell’aeroporto, accolto quasi con entusiasmo dal centrodestra locale. Il Pd cercherà in tutti i modi di opporsi a questa scelta scellerata, senza arrendersi, ricorrendo a ogni forma di protesta civile che si possa adottare”.

“No a una discarica, piccola e grande che sia. No al modello di riferimento di smaltimento dei rifiuti di cui parla il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che suona tanto come un gassificatore mascherato”. È la presa di posizione dei consigliere comunali del Pd, Silvano Zorzi e Alessandra Vona. “Ne eravamo certi – sottolineano gli esponenti pd -, Fiumicino non poteva rimanere fuori da questo giro. Tutta questa storia dimostra una sola cosa: il centrodestra continua a prendere in giro i cittadini e raccontare favole. Dopo aver votato un ordine del giorno anti-discarica, e non aver voluto allargare il documento all’ipotesi inceneritore, ecco l’ennesima beffa per gli abitanti di Fiumicino”.

“In merito alla localizzazione delle discariche a Fiumicino vorrei sottolineare che è una scelta tecnicamente e politicamente sbagliata – ha spiegato Mario Baccini, deputato romano del Pdl – perché nell’area vi sono zone protette e strutture sanitarie sensibili come l’ospedale Bambin Gesù. Inoltre voglio ricordare che non si può sovraccaricare un territorio che già ospita un centro per lo smaltimento del compost dei mercati generali di Roma e impianti simili. La soluzione dello smaltimento dei rifiuti nel Lazio sta a cuore a tutti noi e per questa ragione lavoreremo per sostenere il presidente della Regione e chiunque abbia idee propositive per evitare l’emergenza. Non ci sottrarremo, se ce lo chiedono, a sostenere un piano condiviso”.
Mentre il senatore dell’Italia dei Valori Stefano Pedica propone un “referendum ambientale sulla gestione dei rifiuti a Roma: dovrà essere ancora e sempre privata o finalmente pubblica? Questo il quesito al quale chiamerei i cittadini a dare risposta”.

Nucleare, la Cassazione dice sì al quesito


Il referendum sul nucleare si farà. Lo ha stabilito da poche ore l’ufficio elettorale della Corte di Cassazione. Il 12 e il 13 giugno insieme ai quesiti sull’acqua e a quello sul legittimo impedimento si andrà a votare anche quello sul nucleare per decidere se abrogare o meno le nuove norme contenute nel decreto legge omnibus. “È stato ristabilito il diritto a votare, che il governo aveva cercato di portarci via, ponendo la fiducia alla Camera. Oggi possiamo dire che la speranza di ripristinare il diritto c’è”, commenta Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace Italia.

“Non è bastata al Governo Berlusconi l’ultima furbata che provava a mandare a monte il grande lavoro referendario. Il referendum ci sarà, come ha appena confermato la Cassazione – commenta Gianni Palumbo del direttivo nazionale del forum ambientalista – gli italiani, mostrando grande maturità, confermeranno quello che è il sentimento diffuso in questo momento nel Paese, ovvero occorre cambiare registro sui principali temi che contribuiscono a fare dell’Italia un luogo civile. In particolare il referendum sul nucleare porterà al sicuro successo che confermerà, una volta per tutte l’abbandono di idee obsolete e pericolose per la salute della gente e del pianeta. Ora un grande impegno in questi giorni finali di campagna elettorale referendaria. Se questo poi sarà anche una spallata a questo governo antiecologico, tanto meglio”.

”La Cassazione non ha potuto che prendere atto, non solo per le dichiarazioni di Berlusconi all’incontro con Sarkozy ma anche in atti istituzionali, come sono i pronunciamenti parlamentari, che lo spirito della modifica alla legge era, di fatto, in contrasto col quesito referendario”, il commento di Di Pietro (Idv). Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, commenta: “Questa decisione fa giustizia delle vergognose manovre che il governo aveva messo in campo per evitare che i cittadini italiani si esprimessero su una scelta così fondamentale. Berlusconi e la sua maggioranza, che si richiamano al popolo e alla sua volontà quando fa loro comodo, ora temono le urne e il giudizio popolare”.

Intanto, proprio sui referendum, arriva il monito dell’Agcom alla Rai. In particolare sulla collocazione nei palinsesti dei messaggi autogestiti che, secondo l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, non è conforme ai principi del regolamento sulla par condicio referendaria. L’Agcom scrive alla Rai affinché “realizzi una collocazione dei messaggi idonea a garantire l’obiettivo del maggior ascolto – si legge nel comunicato stampa – come previsto dalle disposizioni vigenti”.

E la mobilitazione sui referendum non si ferma, come spiega anche Guglielmo Abbondati, coordinatore regionale di Sinistra ecologia e libertà del Lazio: “Da oggi e fino al 12 giugno Sel sarà impegnata con tutte le forze per convincere gli elettori a votare quattro Sì per difendere l’acqua pubblica, cancellare definitivamente il nucleare e il legittimo impedimento. La vittoria dei referendum sarà il definitivo avviso di sfratto al governo Berlusconi”. Anche per il presidente dei Verdi della regione Veneto, Bonessio, è “importante continuare la campagna di informazione per raggiungere il quorum necessario il giorno del referendum”.

Continua la protesta degli attivisti di Greenpeace che da 22 giorni sono rinchiusi in un “rifugio nucleare”, come se davvero fosse in corso una catastrofe atomica. E poi ci sono i volontari rinchiusi nel “bidone nucleare” al Pincio. Alice, Alessandra, Silvio, Luca, Pierpaolo e Giorgio de ipazzisietevoi.org che spiegano: “Adesso è il momento di dimostrare che gli Italiani sanno dare valore ai loro diritti e che andranno a votare in massa il 12 e il 13 giugno per raggiungere il quorum. La nostra generazione ha finalmente la possibilità di farsi sentire: una volta tanto il governo non e’ riuscito a rubarci il diritto di esprimerci”.

Dopo il nulceare a rischio il referendum sull’acqua?

Dopo aver bloccato il referendum sul nucleare il governo ci riprova e pensa ad un decreto per bloccare il referendum sull’acqua. L’escamotage sarebbe un passaggio di competenze sulle tariffe dell’acqua all’Autorità per l’energia. In questo modo il referendum decadrebbe.

Secondo i promotori del referendum però sarà molto difficile bloccare il referendum sull’acqua poiché l’abrogazione di una parte dell decreto Ronchi, che contiene anche le norme che privatizzano la gestione dell’acqua, non basterebbe a bloccare entrambi i quesiti.

Il primo quesito, infatti, propone l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici che il governo Berlusconi vuole affidare ai privati.

Il secondo, invece, fa riferimento alle norme di privatizzazione previste dalla legge Galli (1994), che ha introdotto il concetto di “ciclo integrato dell’acqua”, di un unico gestore per l’intero ciclo, e ha imposto che i cittadini paghino in bolletta il 7% di quanto il gestore ha investito. Proprio quest’ultimo comma sarebbe difficile da abrogare, ha spiegato il Comitato, perché “consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa”.

1 milione e 400 mila firme per l’acqua pubblica


«Oggi è l’ultimo giorno in cui controlliamo le firme, domani si inscatola tutto. Siamo molto oltre il milione». Questo uno dei messaggi che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione, postava ieri sulla sua pagina di facebook. 1.401.492, per l’esattezza, sono le firme raccolte in questi tre mesi, dal nord al sud d’Italia, contro il decreto Ronchi che, di fatto, vuole privatizzare il prezioso bene comune, e che oggi sono state depositate in Cassazione. Il Comitato promotore ha voluto festeggiare in piazza Navona, a Roma, il risultato raggiunto. «Un risultato straordinario sia dal punto di vista numerico, perché nessun referendum fin’ora aveva raccolto 1 milione e 400 mila firme in così poco tempo, – spiega Marco Bersani, presidente del Forum italiano dei Movimenti per l’acqua – ma soprattutto è un risultato politico straordinario perché è stato ottenuto da una coalizione sociale dal basso, senza grandi padrini politici e senza finanziatori, senza grandi mass media. Il segnale che emerge da questa straordinaria campagna è, da una parte, la sensibilità sul tema dell’acqua, che oramai è diffusa e radicata in tutti i territori. Dall’altra un enorme segnale di richiesta di democrazia, cioè del fatto che le donne e gli uomini di questo paese vogliono decidere su ciò che appartiene loro. Come primo atto politico chiediamo immediatamente una moratoria al governo su tutti i decreti attuativi, il decreto Ronchi, e quindi diciamo che poiché l’anno prossimo a questo punto il popolo italiano si dovrà pronunciare sulla gestione dell’acqua, lo deve fare a bocce ferme. E poi chiediamo alle amministrazioni locali di non procedere secondo i dettami del decreto Ronchi perché una parte di questo paese ha messo esattamente in discussione quel decreto e chiede che si pronuncino tutte le donne e gli uomini di questo paese».
È ora, dicono quelli del Forum, che «parte l’avventura», che i referendum iniziano il loro iter istituzionale. Perché dopo la consegna in Cassazione la Corte costituzionale si dovrà pronunciare, probabilmente in febbraio, sull’ammissibilità dei tre quesiti presentati che vogliono che l’acqua sia un «bene comune», che questa preziosa risorsa sia sottratta alla morsa del mercato e a quella delle norme, contenute nel decreto, che stabiliscono che dal primo gennaio del 2011 gli enti locali debbano affidare la gestione dell’acqua pubblica ai privati. «Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo. Per conservarlo per le future generazioni», è uno dei messaggi che si può leggere sul sito del Forum: http://www.acquabenecomune.

L’Aquila torna in piazza

Il Governo non dimentica gli aquilani. E così decide di far slittare dal primo gennaio del 2011 il termine per la restituzione delle tasse sospese per il terremoto. In 60 rate.
Il Governo non dimentica gli aquilani, «e se pure le condizioni in cui il Paese si trova lo costringono alla politica dei piccoli passi, ciononostante tutti quei passi necessari farà, sia pure piccoli, di volta in volta, per trovare le soluzioni a cuore sia agli aquilani sia di tutti gli italiani», ha detto Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ieri in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

L’annuncio di Letta però non ha convinto affatto gli aquilani che, oggi pomeriggio alle 16, scenderanno di nuovo per le strade della città, per chiedere la proroga delle agevolazioni fiscali, nonostante la parziale sospensione delle tasse annunciata dal Governo.
C’è poi la questione della ricostruzione, ancora ferma e sul progetto C.a.s.e. [i complessi antisismici ecocompatibili] sta indagando la procura nazionale antimafia, insieme a quella abruzzese, sia sulla congruità dei costi, sia sulla realizzazione non corretta degli edifici.
Le «case di Berlusconi», insomma, cadono a pezzi. Lo documenta una relazione redatta lo scorso marzo dagli ingegneri dell’Ufficio tecnico del comune: «Si rendono evidenti segni di deterioramento degli edifici inaccettabili», si legge. In città poi 16 mila persone su 70 mila [tanti sono gli abitanti dell’Aquila] sono cassaintegrati, disoccupati e inoccupati, e circa 4 mila commercianti del centro storico sono fermi.
«Non ci sono i soldi nemmeno per saldare le spese di emergenza già effettuate, nessuna misura è stata presa per contrastare il tracollo economico – scrivono in un comunicato gli organizzatori della manifestazione -. Molti aquilani sono ancora costretti a risiedere fuori città, senza vedere nessuna prospettiva di rientro».

Una situazione drammatica che potrebbe aggravarsi ulteriormente adesso che «l’attenzione del Paese, attraversato da tanti gravi problemi, sta scemando, nonostante la straordinaria prova di solidarietà che abbiamo ricevuto da tutti gli italiani», scrive il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, in una lettera inviata lo scorso lunedì ai responsabili delle testate locali e nazionali, invitandoli ad andare a l’Aquila il prossimo 22 giugno per «raccontare una città che, in questo momento, non c’è più a tutte le italiane e a tutti gli italiani».

Il corteo di oggi pomeriggio partirà alle 16 dalla Villa Comunale e attraverserà la città. Ci saranno tanti cittadini, con le carriole e i trattori e bandiere nero-verdi, simbolo della città. «Un importante, se non unico test, per dimostrare agli aquilani ed all’Italia intera che a L’Aquila c’è un collettivo, una popolazione unita per un obiettivo comune: la Rinascita di una città e di un territorio fortemente colpito dal sisma del 6 aprile 2009», scrivono ancora gli organizzatori.

Buio su Rainews24


Sciopero di un giorno: il 28 maggio prossimo. E’ la decisione che ha preso oggi l’assemblea di redazione di Rainews24 dopo all’oscuramento, di queste ore, del segnale del canale – sia sul digitale terrestre che sul satellite – causato dallo «swictch off» del segnale analogico in alcune zone dell’Italia.
Da ieri, infatti, il digitale terrestre è approdato in Lombardia e nel nord dell’Emilia Romagna e RaiNews24 – che da oggi si chiamerà Rainews – è sparita dagli schermi dell’intera penisola. Centinaia le mail arrivate nelle scorse ore in redazione hanno testimoniato l’oscuramento del canale.
«Tale disservizio denota ancora una volta l’approssimazione con la quale viene gestito il passaggio al digitale – ha osservato Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo – né i telespettatori, né i giornalisti che lavorano nella redazione del canale interessato sono stati correttamente informati». Dalla Rai il vicedirettore, con delega alla transizione al digitale terrestre, Giancarlo Leone, ha spiegato che il disagio era «temporaneo, per un risultato migliore nella ricezione di Rainews 24 sul digitale, che da stasera tornerà visibile a tutti gli utenti».
Ma sono in molti a chiedersi se sia stato un «errore tecnico» ad oscurare il canale – che dai dati aziendali diffusi nei giorni scorsi hanno sancito – un grosso aumento di telespettatori che utilizzano questo canale per informarsi – oppure qualcos’altro.
La Fnsi, la Federazione nazionale della stampa, ad esempio parla di «ostilità della Rai verso la testata».
«Un disguido? Sarà, ma i nostri utenti lo hanno vissuto come una censura», così il direttore di RaiNews 24, Corradino Mineo, che ha aggiunto: «Il problema non è solo tecnico: è politico. Ora le risposte devono arrivare, non solo dalla direzione generale, ma anche dalla presidenza. Ribadisco: se sono io il problema, mi cambino».
«Perso il ‘24? nel nome [comune a tutte le più note allnews nel mondo], negato un rafforzamento di mezzi e organico, tagliato il budget, perse le frequenze sul digitale terrestre senza preavviso per gli utenti, socchiusa la finestra in chiaro nel palinsesto mattutino di Rai3, quale futuro per Rainews?», si legge sul sito di rainews24.
Il Cdr di Rainews24 in queste ore ha chiesto un incontro urgente con il direttore generale Masi per chiedere i motivi di quanto sta succedendo e quale sarà il futuro di Rainews 24.