Nucleare. L’accelerata sul pedale della macchina infernale

mappa-7-centrali-grandi-12-siti1Che sviluppi avrà l’accordo di cooperazione italo-francese sul nucleare? Bisognerà aspettare l’approvazione del disegno di legge in discussione al Senato e già approvato alla Camera. Ed il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, si augura che «entro metà aprile il provvedimento diventi legge. In quel provvedimento ci sono tutte le procedure del rientro dell’Italia nel nucleare».
Comunque vada per i paladini del nucleare non v’è dubbio, entro la fine della legislatura sarà posata la prima pietra. Un’accelerata sul pedale della macchina infernale che corre anche verso la realizzazione della Tav e del Ponte sullo Stretto, come oggi ha riferito il ministro delle infrastrutture, Claudio Scajola.
Ma dove si costruiranno queste quattro centrali ancora non è dato sapere anche se Alberto Deambrogio, consigliere regionale Prc-Se del Piemonte, sembra non avere dubbi sulla collocazione, almeno di una di queste. Secondo lui sarà il territorio Piemontese «che, per via della vicinanza geografica, è il ‘candidato naturale’ per ricoprire tale ruolo – ma avverte Deambrogio – Scajola va preso sul serio, dunque, soprattutto qui da noi. Egli deve sapere sin da subito che nuove avventure nucleari non passeranno tanto facilmente e che non potrà semplicemente puntare il suo dito sulla carta geografica piemontese così come i suoi accoliti fecero per il deposito nazionale delle scorie a Scanzano Jonico».

Dalle Regioni intanto arrivano le prime reazioni. Dalla Toscana il presidente Martini si dice «contrario a una centrale nucleare nella mia Regione – anche se precisa – il mio mandato scade nel 2010 e la decisione toccherà a chi verrà dopo di me».
Siti atomici al bando anche nel Lazio, come oggi sottolinea l’assessore all’ambiente, Filiberto Zaratti, che spiega «in vent’anni non si è riusciti ad individuare il sito nazionale di stoccaggio delle scorie delle ex centrali nucleari e permangono ancora pesanti ritardi nel programma decommissioning da parte della Sogin. Ancora oggi non si è in grado di avere l’esatta misura della quantità di queste scorie presenti nel Lazio e le aree dove collocarle». La Regione Lazio, dichiara ancora Zaratti, continuerà «ad investire sulla crescita delle rinnovabili e sull’efficienza energetica, la strada maestra per ridurre le emissioni serra e per sostenere le piccole e medie imprese».
Il Lazio, insieme al Piemonte, sembra essere però una delle regioni «candidate» ad ospitare nuove centrali. E rispunta il nome di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, adatto, pare, per scarsa sismicità e acqua di mare.
«No» anche dalla Puglia che – dice il Presidente della regione Nichi Vendola – «lo ha dichiarato nel suo Piano energetico ambientale denunciando l’incompatibilità della fonte nucleare con le scelte che compie in materia di energia. Le decisioni assunte dal Presidente del Consiglio non troveranno dunque da noi né il consenso dell’Istituzione Regionale né acquiescenza, anche perché la Puglia già produce una quantità considerevole di energia, oltre ottomila Mw, che mette a disposizione del Paese per l’88 per cento e che è destinata a crescere nei prossimi mesi»
Il ritorno al nucleare sembra non piacere a nessuno, a dispetto di ciò che il governo vuol far credere. Ma un «sì» c’è ed è quello della Sicilia che apre alle centrali, anche se più che di una vera «candidatura» si tratterebbe della «non preclusione» manifestata, da tempo, dal governatore della Regione, Raffaele Lombardo.

Un altro punto dolente della questione è quello delle norme contenute del disegno di legge che consentirebbero di imporre le decisioni del governo su tutti: Regioni, Enti locali, popolazione, «facendo mettere i siti nucleari, in pratica, sotto controllo militare», spiega Alfiero Grandi del neo «Comitato Si alle energie alternative No al nucleare», nato nella sede del nostro settimanale. «Per di più Berlusconi e Scajola vanno controcorrente, infatti – dice Grandi – la scelta di Obama va nella direzione dello sviluppo delle energie da fonti rinnovabili che sono sicure, danno la possibilità di sviluppare tecnologie e nuova occupazione qualificate e in prospettiva saranno sempre meno costose, tanto più per un paese come l’Italia che potrebbe di svilupparle con maggiore facilità di altri paesi. Senza dimenticare che buttare decine di miliardi di euro in investimenti sul nucleare per un paese, che non ha risorse infinite come l’Italia, vuol dire di fatto rinunciare a sviluppare le energie da fonti rinnovabili e impegnare anche ingenti risorse pubbliche in questa direzione».
E per contrastare questo accordo il Forum ambientalista sta già pensando ad una petizione popolare on line. «Dimostreremo al governo che i cittadini sono contrari. Così come già successo col referendum dell’87 – spiega il presidente Ciro Pesacane – Saremo nelle piazze coi banchetti, organizzeremo dibattiti e convegni nazionali per dire no a una scelta anti-economica [vantaggiosa solo per chi costruisce] e pericolosa».

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Venerdì 6 febbraio la «Rabbia Degna» di Chiaiano e Marano

Chiaiano
La «Rabbia Degna», la marcia dei cittadini di Chiaiano e Marano «contro ogni discarica ed inceneritore inutili e dannosi», è prevista per domani mentre Bertolaso – indagato nell’inchiesta «Rompiballe» – insiste che la discarica aprirà, nonostante l’amianto e i continui smottamenti del terreno. L’appuntamento è per venerdì 6 febbraio alle 13,30 alla Rotonda Titanic di Chiaiano.

«Una marcia, dal presidio alla cava, una marcia per la vita, una marcia nel nome delle nostre ragioni, una marcia contro ogni discarica ed inceneritore inutili e dannosi, una marcia della rabbia degna di Chiaiano e Marano. Facciamo appello a tutti i movimenti della città di Napoli e della Campania, a coloro che si battono contro la devastazione ambientale, ad essere presenti a Chiaiano e Marano il 6 febbraio prossimo alla nostra marcia della rabbia degna, perché la nostra lotta è anche lo lotta di tutti coloro che credono in un altro modello di sviluppo possibile e necessario», questo è l’appello lanciato dal Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano per la marcia della «Degna Rabbia di Chiaiano e Marano», che ricalca il nome del «Primo Festival della Digna Rabbia zapatista che si è svolto in Chiapas circa un mese fa.
La marcia è stata organizzata contemporaneamente alla visita nella cava di una delegazione di europarlametari [tra cui l’onorevole Monica Frassoni], del sindaco di Marano Salvatore Perrotta e dai tecnici Franco Ortolani e Gian Battista De Medici, autorizzati ad entrare per visionare lo stato attuale dei lavori. Ad esempio la rimozione delle 10 mila tonnellate di amianto, rinvenuto ad ottobre dalla ditta che lavorava alla trasformazione della cava del poligono di tiro in discarica, che pare sta andando avanti e che costerà 850 mila euro.
Ma lo sgombero da solo non basta. Come ha spiegato Franco Ortolani, ordinario di Geologia all’Università di Napoli Federico II, «La rimozione dei rifiuti rinvenuti non significa bonificare l’area. Bisogna caratterizzare tutti i materiali accumulati in passato nell’area dei lavori e, come diceva Giannini, grattare via tutto fino a raggiungere la roccia sottostante».

Ieri intanto, dopo la riunione alla Prefettura di Napoli con il prefetto Alessandro Pansa e il presidente dell’ottava municipalità Gennaro Malinconico, il sottosegretario Guido Bertolaso ha annunciato, che «l’apertura della discarica avverrà nella prossima settimana e vi saranno conferiti quantitativi tra le 100 e le 200 tonnellate di rifiuti al giorno, provenienti dalla raccolta nel quartiere e nei vicini comuni di Marano e Mugnano, quindi il traffico nell’area sarà di 12-15 camion, gli stessi che raccolgono e operano durante la notte».
E mentre dava l’annuncio Bertolaso veniva iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta «Rompiballe» della Procura di Napoli, relativa alla gestione dello smaltimento dei rifiuti in Campania.
Un «atto dovuto», legato all’incarico di Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti. Insieme a lui figurano il prefetto di Napoli Alessandro Pansa, l’ex commissario straordinario prefetto Corrado Catenacci, ed altri dirigenti della struttura commissariale. Titolari dell’inchiesta i Pm della Procura della Repubblica di Napoli, Paolo Sirleo e Giuseppe Loviello, gli stessi magistrati che hanno condotto l’inchiesta sull’attività del Commissariato per i rifiuti che ha portato al rinvio a giudizio di personaggi eccellenti, tra cui i vertici della società Impregilo [il gruppo lombardo, che ha ripreso i lavori per il completamento del mega inceneritore di Acerra usufruendo, tra l’altro degli gli incentivi previsti dai contributi Cip6] e il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, commissario dell’emergenza rifiuti in Campania per alcuni anni.
Il Presidio permanente chiede le «dimissioni immediate di Guido Bertolaso e il blocco immediato dei lavori a Chiaiano ed in tutte le opere di costruzione di discariche ed inceneritori previste dal piano rifiuti, fare chiarezza su gli interessi difesi dalla struttura commissariale, rifare il piano rifiuti con la partecipazione delle comunità territoriali.

Domani dalle 12 in poi sulla web-tv di chiaianodiscarica.it, ci sarà la diretta dal Presidio con interviste ai rappresentanti della delegazione e ai cittadini. La manifestazione parte dalle 13,30 dalla Rotonda Titanic.

da carta