Agnano e Chiaiano resistono alle minacce di Berlusconi

A Chiaiano si farà la discarica. Bertolaso dice che aprirà ad ottobre. Il sindaco Iervolino finalmente ha sciolto le riserve e ieri ha dato l’annuncio: l’inceneritore di Napoli (o “termodistruttore” come lo definisce stesso Dl rifiuti approvato ieri dalla Camera e che ora passa al Senato) si costruirà ad Agnano, nella periferia occidentale del capoluogo campano. I media continuano ad urlare che i cittadini e i Comitati sono rassegnati. Ma di rassegnazione invece non c’è neanche l’ombra.

Ieri Carlo Migliaccio, presidente della commissione ambiente del Comune di Napoli, Francesco Moxedano, consigliere comunale del Pd, Salvatore Perrotta, sindaco di Marano (il consiglio comunale ieri ha ribadito “l’assoluta contrarietà ad ogni utilizzo della cava del poligono di Chiaiano finalizzato allo sversamento di rifiuti in ogni forma”) e i geologi Franco Ortolani e Giovan Battista De’ Medici, hanno annunciato l’esposto alla Superprocura di Napoli contro la discarica. Nei prossimi giorni il fascicolo sarà consegnato in Procura per permettere ai giudici di valutare se il sito sia valido o meno ad essere trasformato in immondezzaio. Oggi i cittadini di Agnano si sono dati appuntamento al comune per incontrare il sindaco, mentre domani alle 18 ci sarà una assemblea per programmare le prossime iniziative (presso il centro Eta-Beta di Bagnoli, via Cicerone 18; ingresso laterale della municipalità). E, nel pomeriggio, aprirà la prima vasca della megadiscarica di S.Arcangelo Trimonte (Benevento), in località “Nocecchia”.

Oggi invece è la volta della “Soft-Walking”, la marcia lenta che ricorda molto quelle della Valle di Susa. Questa però si sta svolgendo in macchina sulla tangenziale di Napoli dove 139 automobili dei cittadini di Marano e Chiaiano stanno paralizzando il traffico cittadino procedendo a circa 20 km orari. La marcia lenta dicono i Comitati e i cittadini vuole dimostrare “quali siano i problemi di trasporti dei rifiuti che erano uno dei tanti motivi di non idoneità della cava di Chiaiano, improvvisamente cancellato da Bertolaso! 139 sono infatti anche il minimo di autocompattatori che ogni giorno dovrebbero dirigersi a Chiaiano per sversare rifiuti…”.

“La polizia stradale si è messa davanti e dietro le auto in protesta (con bandiere no-discarica e altro) – dicono dalla marcia – ma ovviamente non possono fare altro che accompagnarci. La fila di auto dietro è lunghissima e sta purtroppo assaggiando un anticipazione di quello che potrebbe accadere col normale funzionamento della discarica. Pensiamo di andare ovunque. Eviteremo soltanto di intasare il percorso che conduce alla zona ospedaliera”.

Ma… attenzione…. “Non sarà più consentita una deriva anarchica che il Paese stava pericolosamente prendendo”, dice Berlusconi riferendosi sia alle proteste in Campania ma anche a quelle contro la Tav. “Non consentiremo più – ha detto Berlusconi – che una minoranza organizzata non rispetti la legge, blocchi i lavori, occupi strade o ferrovie. Recupereremo l’autorità dello Stato con la forza dello Stato e garantiremo legalità e sicurezza. Perché se lo Stato non garantisce questo, perde la sua legittimazione. Ma io su questo ho le idee ben chiare”. E aggiunge “Le decisioni su questi problemi vanno prese da organismi democraticamente eletti e non possono essere contrastate da minoranze organizzate a qualunque ambiente appartengano. Lo Stato con la forza il suo esercito, impedirà che questo avvenga e garantirà nello Stato la legalità. Uno Stato che non garantisce la sicurezza del cittadino e non difende i suoi beni e non assicura la legalità, smette di essere Stato e perde addirittura la sua legittimazione”.

Lui avrà anche le idee chiare ma i cittadini campani e i valsusini pure. Lo stanno dimostrando. Ma soprattutto… questa è la “sicurezza” e la “legalità”. Questa è democrazia?

L’attesa di Chiaiano

E’ ancora in corso a Palazzo Salerno, sede della prefettura di Napoli, l’ultima riunione del tavolo tecnico istituito per accertare se sia possibile o meno utilizza le cave di tufo di Chiaiano, alla periferia nord di Napoli, come discarica da 700mila tonnellate di rifiuti (come stabilito dall’ex commissario straordinario per l’emergenza rifiuti Gianni De Gennaro e confermato successivamente dal sottosegretario con delega all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso). Alla riunione sono presenti, oltre a Bertolaso, i sindaci dei comuni nelle immediate vicinanze del sito, quello di Marano Salvatore Perrotta e quello di Mugnano Daniele Palumbo, e il presidente della commissione Ambiente del Comune di Napoli Carlo Migliaccio. Profondamente divergenti le posizioni all’interno della Commissione che oggi, a quanto si apprende, dovrebbe fornire i risultati definitivi delle analisi e dei carotaggi avviati lo scorso 27 maggio.

Secondo i tecnici dell’Arpac, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Campania, le cave sono idonee, così come annunciato in più occasioni dal premier Silvio Berlusconi. Di segno completamente diverso il parere degli esperti nominati dai comitati e dalle amministrazioni vicine alle cave. Secondo i tecnici di parte il sito non è adatto ad accogliere rifiuti, non solo per le caratteristiche geologiche e per la vicinanza con le falde acquifere, ma anche per l’elevata presenza nei terreni di piombo e cadmio.

Attacco mediatico a Chiaiano. La Repubblica smentita dal geologo Ortolani

Sarà ancora più importante il viaggio che domani i Comitati di Chiaiano e Marano faranno alla volta di Roma, per ritrovarsi tutti sotto palazzo Chigi, in piazza Colonna.

Dopo il primo Consiglio dei ministri di Napoli i Comitati hanno deciso di andare a trovare il presidente del Consiglio dei ministri per «portare le ragioni di chi lotta in difesa della salute, dell’ambiente e del diritto al dissenso, fin sotto i palazzi di chi vuole distruggere il territorio della Selva di Chiaiano sversando rifiuti di ogni tipo, grazie alle deroghe dell’articolo 9 del decreto Berlusconi sull’emergenza rifiuti». La giornata di domani sarà ancora più importante dopo l’ennesimo attacco mediatico di oggi sulle prime pagine di Repubblica. Un articolo di Dario Dal Porto titola infatti: «Napoli, dalle analisi ok alla discarica» parlando della cava di Chiaiano. Nell’articolo si legge che è stato trovato uno strato di lava, sarebbe la ragione della sua idoneità.

Il professor Franco Ortolani che ho sentito per telefono questa mattina ha subito smentito. Lui è uno dei membri scelto dai Comitati per far parte della Commissione paritetica che tra pochi giorni esprimerà il suo parere sulla cava. Sarà idonea o no ad essere trasformata in discarica?

Ortolani mi dice che che quell’articolo è falso e inventato. I rilievi non hanno rinvenuto tracce di pietra lavica. Anzi, per il momento c’è solo del tufo che lascia passare i liquidi molto velocemente. Li assorbe e li lascia passate attraverso la materia, rilasciandoli poi nella falda acquifera. «La cava insomma non è dionea», dice. Un articolo costruito ad arte, per persuadere, convincere l’opinione pubblica.

Ma loro, i Comitati, i cittadini, non si faranno mai convincere. Ci sono le prove che Chiaiano non è idonea, come sostiene Franco Ortolani. «Il decreto rifiuti è sbagliato», questo andranno anche a sostenere domani alle 11 sotto palazzo Chigi. «La lotta non si fermerà fin quando le cave di Chiaiano non saranno salve da questo scellerato progetto, fin quando non ci sarà ridata la capacità di decidere sulle nostre vite e sul nostro futuro».

Allarme nucleare. Incidente alla centrale slovena di Krsko

Greenaction Transnational un’organizzazione transnazionale indipendente di Trieste lo aveva già denunciato più volte, anche sul suo sito: la centrale nucleare di Krsko, in Slovenia a 130 km dal confine italiano: “rappresenta uno dei maggiori rischi per la sicurezza dell’Italia settentrionale, dell’Austria meridionale (Carinzia), della Slovenia e della Croazia’’.

Oggi, verso le 13, l’incidente che però viene reso noto solo in prima serata. “Una perdita di refrigerante all’interno dell’edificio”, riferiscono le notizie ufficiali diramate dall’Apat (Agenzia protezione ambiente e dei servizi tecnici), che a sua volte le ha ottenute dalla Slovenia, presidente di turno dell’Unione Europea. Quello che si è verificato nella centrale nucleare di Krsko “è un incidente locale. La situazione è sotto controllo. Non c’è assolutamente nessun rischio per l’ambiente e per le persone”, ha riferito Maja Kocijancic, portavoce della presidenza di turno slovena.

Per ora nessuna fuga radioattiva, pare, anche se la Regione Lombardia e l’Arpa hanno avviato controlli straordinari con il sistema di rilevamento della radioattività ambientale mentre Greepeace non accetta le dichiarazioni tranquillizzanti delle autorità slovene ed europee e chiede che vengano effettuate delle “verifiche indipendenti del fatto che la situazione è davvero sotto controllo e che non c’è stata contaminazione all’esterno dell’installazione”. E aggiunge: “Questo è un avvertimento sulla minaccia che tutte le installazioni nucleari fanno pesare sulle popolazioni circostanti e anche oltre. Lo intendano coloro che stanno progettando di costruire altri reattori”.

Uno dei principali problemi dell’impianto scrive Greenaction Transnational “è costituito dalle incrinature dei generatori di vapore che determinano perdite (con fuoriuscita di radionuclidi che vengono dispersi nell’atmosfera). Ma ce ne sono altri, ad esempio il rischio sismico. ‘”Il sito di Krsko – secondo l’associazione – è infatti uno dei meno adatti per localizzarvi una centrale nucleare vista la presenza di faglie (cancellate nello studio geologico prodotto per il progetto). Altro grave problema per la sicurezza, secondo Greenaction Transnational, “è quello relativo allo smaltimento delle scorie radioattive”. Secondo l’associazione infatti la Slovenia “non ha una destinazione finale per i rifiuti nucleari, ma solo due siti di stoccaggio temporaneo, e la questione di una soluzione definitiva per i rifiuti prodotti nella fase operativa e dallo smantellamento (previsto dopo il 2024) è stata differita al termine del funzionamento dell’impianto”.

‘’Nonostante questa situazione tuttaltro che tranquillizzante – conclude l’associazione ambientalista – il governo sloveno sta valutando la possibilità di ampliare la centrale sostituendo il vecchio reattore che esaurirà la sua vita operativa entro il 2030, con uno nuovo di potenza di almeno 1.000 Mw. Krsko 2 avrebbe il vantaggio di appartenere esclusivamente alla Slovenia (la vecchia centrale e’ un’eredità della vecchia Jugoslavia ed e’ stata divisa tra Slovenia e Croazia) senza quindi gli attuali condizionamenti sulla fornitura di energia previsti dagli attuali accordi con la Croazia”.

In Bulgaria a Belene, dove sono attivi due dei sei reattori della centrale di Kozloduy il governo di Sofia ha lanciato una gara d’appalto per la costruzione di una nuova centrale atomica. L’asta è stata vinta dalla russa Atmostroyexport e ha un valore di 4 miliardi di euro per 1.000 megawatt di potenza. La costruzione della nuova centrale nucleare bulgara sul Danubio, comincerà il primo agosto, con la partecipazione dell’italiana Enel. Diverse le analogie con la centrale nucleare di Krsko, come sostiene anche il movimento «BeleNè» [No alla centrale]. Anche questo è stato classificato come uno degli impianti più pericolosi al mondo e mai sperimentati prima. Perché? La sua costruzione avverrà in una zona ad elevato rischio sismico dove, già nel 1977 un forte terremoto, provocò la morte di un centinaio di persone.

Siamo sicuri di voler tornare al nucleare “in cinque anni”, come dice Scajola? Lo vedremo. Intanto un ampio cartello di associazioni ambientaliste e non, marcerà per il clima e contro il nucleare il 7 giugno a Milano. Il corteo parte alle 15 da piazza San Babila. Alle 13,30 una biciclettata/criticalmass per le vie del centro.

L’alternativa a Chiaiano c’è. A rischio il decreto rifiuti del governo

Sono arrivati in 10 mila ieri alla rotonda Titanic al ritmo del sound system organizzato dai ragazzi di Chiaiano. Un successo per la manifestazione contro la discarica. Lo dicono in molti e non solo gli abitanti, anche i No Tav, i No Dal Molin che hanno viaggiato per ore in treno pur di testimoniare la loro solidarietà ai cittadini campani.
Quella di ieri è stata una manifestazione colorata e emozionante, aperta da centinaia di donne e bambini davanti allo striscione “Jatevenne!”.

Nonostante tutto il governo è deciso ad aprire qui una delle dieci discariche contenute nel decreto rifiuti. All’interno del Parco metropolitano delle colline di Napoli dove si trovano numerose cave di tufo, borghi contadini, aree agricole e boschi di castagni.
Una alternativa alla cava di Chiaiano però ci sarebbe. E’ una cava abbandonata a Parco Saurino, Santa Maria La Fossa (Caserta) che, da sola, potrebbe contenere l’immondizia di tutta la Campania per sei mesi. A rivelarlo è il Walter Ganapini, neoassessore all’ambiente della Regione Campania, ex presidente di Greenpeace, che dice: “Si poteva evitare l’emergenza di febbraio. Sono esterrefatto”. Esterrefatto perché questa cava sconosciuta è stata pagata dal Commissariato nel 2003, spiega Ganapini che aggiunge: “Credo che occorrerà risalire alla catena di coloro che non potevano non essere a conoscenza dell’esistenza di questa struttura”. In più è una cava già predisposta per funzionare, adesso.

Occorrerà indagare, certo. E subito risponde il Commissario all’emergenza rifiuti (ancora in carica nonostante ci sia un sottosegretario ad hoc: Bertolaso), Gianni De Gennaro, precisando che la cava indicata da Ganapini è adiacente ad altre discariche esaurite e che hanno bisogno urgente di bonifica e che, pertanto, “il Commissario delegato acquisita notizia della contaminazione dei suoli circostanti e della falda, ne ha escluso qualsivoglia utilizzazione anche per mantenere fede agli impegni assunti con le Amministrazioni e le popolazioni locali”. Questo è la giustificazione di De Gennaro.

Ma c’è qualcun’altro che è fermamente intenzionato ad indagare sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Campania. E’ la Commissione europea, che vuole vederci chiaro sul decreto del governo italiano per far fronte all’emergenza rifiuti.
Il governo, dopo le rivelazioni del periodico di banca Etica “Valori”, ha smentito subito la notizia. Franco Frattini, ministro degli esteri, ha fatto di più, dicendo dalle colonne de “Il Giornale” di oggi che “a Bruxelles è chi soffia contro l’Italia appena gli si presenta un appiglio”, riferendosi alla probabile bocciatura dell’Ue al piano governativo per risolvere l’emergenza rifiuti.

Le “cassandre rosse”, come le ha definite qualcun’altro, sono 13 eurodeputati italiani del centrosinistra che hanno replicato alle accuse. Roberto Musacchio, Monica Frassoni, Claudio Fava, Umberto Guidoni, Giovanni Berlinguer, Giulietto Chiesa, Pasqualina Napoletano, Vincenzo Aita, Vittorio Agnoletto, Giusto Catania, Luisa Morgantini, Marco Cappato e Sepp Kusstatscher.
“Non crediamo – scrivono in un comunicato – che essere in favore della legalità sia un comportamento anti-italiano, specialmente quando le normative Ue difendono l’ambiente e la salute dei cittadini italiani”. Secondo loro “le dichiarazioni del ministro appaiono fuori luogo nel metodo e nel merito. Nel metodo per il suo modo di rivolgersi da ministro ai parlamentari. Noi non stiamo qui a difendere le politiche del governo a prescindere, ma cerchiamo di applicare al meglio le leggi europee: in questo caso peraltro le regole europee tutelano la salute dei cittadini quindi rispecchiano totalmente gli interessi degli italiani”. “Nel merito – prosegue il comunicato – il ministro dice che che le discariche apriranno dopo prospetti geologici e controlli. Benissimo. Ma il decreto contestato ha come obiettivo esattamente quello di derogare da ogni regola e di buttare liberamente di tutto, almeno potenzialmente. Ed e’ su questo che ribadiamo che il decreto e’ contrario alle norme italiane ed europee”.

E dalla Ue si fa sentire anche Stavros Dimas, Commissario europeo all’ambiente, dice: “Stiamo ancora valutando che cosa dice esattamente il decreto e se necessario chiedere ulteriori informazioni”. Insomma, per avere dei dubbi la Commissione europea li ha di certo ma sta ancora analizzando il decreto.