Al G8 energia il petrolio la fa da padrone

8.08.72
Vertice lampo quello del G8 energia che, iniziato ieri, si conclude oggi a Roma.
La crisi ha ovviamente toccato anche questo settore strategico tanto che il ministero dello sviluppo economico, che lo ha organizzato, ha voluto intitolarlo «Oltre la crisi: verso una nuova leadership mondiale dell’energia». Ma come si esce dalla crisi, come si va oltre? Sono queste le domande che premono ai 23 ministri dell’energia coinvolti e che puntano a definire strategie condivise per affrontare il cambiamento climatico globale, promuovere investimenti nell’energia per la sicurezza e lo sviluppo sostenibile e definire gli strumenti che consentano di ridurre la povertà energetica.
E di crisi ha parlato anche Greenpeace che questa mattina ha manifestato davanti l’hotel Excelsior sede del G8. Secondo l’organizzazione ambientalista la crisi «rappresenta un’occasione unica per avviare una rivoluzione energetica pulita nel settore della generazione elettrica, in modo da salvare il Pianeta da cambiamenti climatici devastanti [il cui costo è stimato pari al 20 per cento del PIL mondiale al 2050], per creare milioni di posti di lavoro verdi, e per rilanciare l’economia mondiale puntando sull’ambiente». Per questo gli attivisti si sono presentati con quindici specchi che hanno proiettato la luce riflessa del sole per portare avanti il manifesto della «Solar Revolution», supportato dal rapporto economico e scientifico «Global CSP Outlook 2009» che Greenpeace ha consegnato al ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola. Quest’ultimo, dopo aver ricevuto una delegazione dell’associazione, ha ammesso: «sul solare siamo un po’ in ritardo».
Il rapporto è chiaro, gli investimenti nel «solare a concentrazione» [CSP] supereranno i 20 miliardi di euro al 2015 e il settore potrà dare lavoro nel mondo a circa 90 mila persone nei prossimi cinque anni.
Uno scenario che va nella direzione opposta di molti paesi, tra cui l’Italia, che nei giorni scorsi ha firmato un accordo bilaterale con gli Stati uniti in materia di carbone pulito e cattura e sequestro di CO2. «Abbiamo bisogno di nuove tecnologie pulite per tagliare la nostra dipendenza dai combustibili fossili e salvare il clima – ha commentato Francesco Tedesco, responsabile Campagna energia e clima di Greenpeace – Puntare su carbone e nucleare come sta facendo il governo Berlusconi è una strategia ‘killer del clima’ che rischia, oltretutto, di far perdere all’Italia un’importante occasione di sviluppo economico».

Ma è ancora il petrolio a rubare la scena alle altre fonti. I «grandi della terra» si sono accordati su una serie di misure da definire per stabilizzare il prezzo del petrolio in una «fascia ideale», che non sia troppo elevata da frenare l’uscita dalla crisi ma neppure tanto bassa da rallentare gli investimenti delle aziende. E dall’amministratore delegato di Eni, Paolo Scarni, è arrivata la proposta per stabilizzare il prezzo del petrolio per portarlo ad un «prezzo equo» di 70 dollari al barile. Una sorta di «blue print for oil price stabilization – ha spiegato Scaroni che prevede – la creazione di un’agenzia internazionale per il petrolio che rappresenti i paesi produttori e consumatori. Una specie di watch dog [temporizzazione di supervisore ndr.] per il sistema petrolifero che abbia gli strumenti per attuare iniziative concrete».
Una proposta approvata da Francia, Corea del sud e Giappone. Con quest’ultimo l’Italia ha firmato una intesa di collaborazione «nello sviluppo delle risorse umane, nello scambio di informazioni e nella promozione dell’energia nucleare».
Cosa potevamo aspettarci da un governo che si è auto-delegato per «adottare, entro sei mesi, uno o più decreti legislativi di riassetto per la localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare»?
I deludenti accordi e le intese raggiunte oggi saranno discussi durante il G8 de L’Aquila. Intanto la capitale aspetta il G8 sulla sicurezza previsto per il prossimo 29 e 30 maggio.

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