Un nucleare né di destra né di sinistra

«Riteniamo che non sia in alcun modo giustificata l’avversione al reingresso dell’Italia nelle tecnologie nucleari», questo è uno stralcio di una lettera che 72 firmatari, tra scienziati, imprenditori, parlamentari, hanno firmato e inviato al segretario del Pd, Pierluigi Bersani.
Una lettera aperta, pubblicata integralmente su «Il Riformista», per chiedere alla sinistra di evitare «pressappochismo e atteggiamenti antiscientifici» sul nucleare che può «aiutare a combattere le emissioni di C02».
Tra i firmatari figurano Umberto Veronesi, Chicco Testa, Tiziano Treu, di cui sono note le posizione «pro atomo» e Margherita Hack che, durante il vertice di Copenhagen sul clima dello scorso dicembre, aveva esplicitamente dichiarato che il nucleare «non deve essere demonizzato perché non ne potremo fare a meno».
Senza troppi giri di parole, i firmatari chiedono al segretario del Pd «di prendere atto che il nucleare non è né di sinistra, né di destra e che, anzi, al mondo molti leader di governi di sinistra e progressisti puntano su di esso per sviluppare un sistema economico e modelli di vita e di società eco-compatibili: Brasile con Lula, Usa con Obama [che oggi ha congelato l’accordo sul nucleare civile con Mosca ndr.], Giappone con Hatoyama, Gran Bretagna con Brown».
La lettera conclude con un invito: «Occorre evitare il rischio che nel Pd prenda piede uno spirito antiscientifico – si legge – un atteggiamento elitario e snobistico che isolerebbe l’Italia, non solo in questo campo, dalle frontiere dell’innovazione. Ampi settori di intellettualità tecnica e scientifica, che un tempo guardavano al centrosinistra come alla parte più aperta e moderna dell’Italia, non ci capiscono più e guardano altrove».

Si chiede al Pd di prendere una posizione. Ma «sul nucleare la posizione del Pd, contraria all’attuale nucleare, è assolutamente chiara – hanno ribadito oggi Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, senatori del Pd – è la stessa di grandi forze progressiste europee, dai socialdemocratici tedeschi ai liberali inglesi alle forze emergenti dell’ecologismo riformista. Se qualcuno, sulla base di visioni e analisi un po’ datate vuole cambiarla, lo proponga nelle sedi democratiche del partito e si voti».

Del resto sembrano allungarsi i tempi di una reale ripresa del programma nucleare italiano, come ha fatto intendere il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini. Il ritardo sarebbe imputabile alle recenti dimissioni di Claudio Scajola dal ministero dello sviluppo economico. «Il ministro – ha detto l’ad di Finmeccanica – si stava impegnando molto e stava spingendo molto sulla ripresa del programma nucleare in Italia».
C’è da metter anche in conto che numerose regioni, Puglia in testa, hanno fatto ricorso contro la legge 99 del 2009, che disciplina il ritorno del nucleare in Italia. E proprio la Puglia, lo scorso 7 maggio, ha impugnato il decreto 31/2010 «recante la disciplina della localizzazione, realizzazione ed esercizio di impianti per la produzione di energia nucleare sul territorio nazionale», per ribadire il «no» della Regione al ritorno del nucleare.

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