La Chiesa attacca la cooperazione Italia Libia sui respingimenti

L’accordo bilaterale Libia-Italia sui respingimenti dei migranti viola i diritti umani. A dirlo oggi è stato il segretario del Pontificio consiglio per la pastorale delle migrazioni, monsignor Agostino Marchetto, che ha denunciato: «Nessuno può essere trasferito, espulso o estradato verso uno Stato dove esiste il serio pericolo che la persona sarà condannata a morte, torturata o sottoposta ad altre forme di punizione o trattamento degradante o disumano». Tra l’altro, aggiunge l’arcivescovo, senza che ci sia la possibilità di «valutare la presenza di rifugiati o persone in qualche modo vulnerabili».
Il «Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia» è stato firmato da Berlusconi e Gheddafi a Bengasi, il 30 agosto 2008. Secondo monsignor Marchetto, viola diversi diritti. Tanto per cominciare, Marchetto denuncia la difficoltà di accesso per le organizzazioni internazionali che si occupano di migranti all’interno dei centri di detenzione e di rimpatrio, dove, dice ancora Marchetto, «le condizioni variano da accettabili a disumane e degradanti». Il motivo è che la Libia, spiega Marchetto, «non ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951, né al relativo Protocollo del 1967, e non riconosce l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati». Ad essere violato, ha spiegato ancora il monsignore, è il principio del non respingimento che, ha detto, «sta alla base del trattamento da farsi a quanti fuggono da persecuzione». Ancora, ad essere violato è anche il «’giusto processo’, che comprende il diritto a difendersi, a essere ascoltati, a fare appello contro una decisione amministrativa, il diritto ad ottenere una decisione motivata, e quello di essere informati sui fatti su cui si basa la sentenza, e il diritto ad una corte indipendente ed imparziale».
Sui respingimenti in Libia è intervenuto anche padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, che questa mattina a Roma ha presentato il «Rapporto 2010» del Centro. I respingimenti, ha denunciato il padre gesuita, «non fanno più notizia, sono una prassi abituale, una procedura come un’altra, che ormai viene peraltro espletata a buona distanza dalle nostra acque territoriali». Questa prassi disumana è stata denunciata anche in un recente rapporto di «Human Rights Watch», citato questa mattina anche dal durissimo intervento di monsignor Marchetto. Il Rapporto evidenzia come tra i migranti intercettati dalla guardia costiera italiana ci siano anche i richiedenti asilo che non avranno la possibilità di esercitare il «diritto di appello» tutelato invece dal Codice di Schengen.

Tra i migranti respinti dall’Italia ci sono anche centinaia di bambini, che dopo l’entrata in vigore degli accordi bilaterali «sono probabilmente bloccati in Libia». È la denuncia del secondo rapporto di Save the Children su «L’accoglienza dei minori in arrivo via mare» diffuso oggi 9 aprile.
Secondo il rapporto, che boccia le pratiche del governo italiano in materia d’immigrazione, nel 2009 sono state effettuate nove operazioni di rinvio di migranti rintracciati in acque internazionali. Se poi si confrontano i dati sugli arrivi degli anni 2008 e 2009, si legge, «appare evidente che con ogni probabilità» sono centinaia i minori rimasti in Libia o respinti nel tentativo di raggiungere l’Italia. I dati di Save the Children denunciano, ancora una volta, la violazione della normativa «nazionale, comunitaria e internazionale in materia di divieto di respingimento, rispetto dei diritti umani e tutela delle categorie vulnerabili».
Secondo Fortress Europe, l’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione, nello scorso mese di marzo sono stati almeno 20 i morti alle frontiere del Mediterraneo, nonostante l’azzeramento degli sbarchi a Lampedusa e alle Canarie, in Spagna.

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