Il patto sulle riforme tra Lega e Pdl

Riforma del sistema di governo, della giustizia, del fisco, del Parlamento e la legge sulle intercettazioni: è stata una vera e propria «spartizione del potere», quella del vertice di ieri sera Arcore tra Lega e Pdl. La Lega ha dettato le linee guida per la nuova riforma del sistema di governo, un presidenzialismo alla francese in cui il capo dello stato è eletto direttamente e il premier detiene più poteri. Un sistema che metterebbe d’accordo tutti, dai finiani al Pd di corrente minoritaria veltroniana. Anche Bersani pare non disdegnare, anzi, sul tavolo delle trattative il segretario del Pd insiste sulla «bozza Violante» che prevede la rinuncia al bicameralismo e la riduzione del numero dei parlamentari.

Dopo il plebiscito alle ultime elezioni regionali è la Lega a guidare le riforme, rivendicando per sé il timone. Berlusconi sembra lasciar fare a patto di lasciar lontane dalle mani del Carroccio la riforma della giustizia e del fisco. Così, sulla giustizia, il guardasigilli Angelino Alfano va avanti e cerca un’intesa con l’opposizione sulla riforma sulle intercettazioni [il ddl è fermo in Senato] insistendo però sulla «difesa» dell’articolo 15 della Costituzione, quello che la «sinistra dovrebbe prendere in considerazione – perché ha spiegato Alfano – tutela la riservatezza delle comunicazioni».
Uno stop alla riforma però è arrivato ieri dal presidente della Commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, anche lui in cerca di un confronto con l’opposizione per cominciare a «misurare la buona volontà dei rami più responsabili della minoranza», Udc compresa.
Tutto è rimandato a venerdì, quando l’opposizione si pronuncerà, a patto che Alfano ritocchi quell’aggettivo, quell’«evidenti» indizi di colpevolezza necessari per autorizzare l’intercettazione, sul quale lui stesso ha detto di non volersi arroccare. Si lavora alla modifica del testo, insomma, anche se ha spiegato Berselli: «Non pretendiamo che l’opposizione arrivi a votare il testo. Potrà esprimere serenamente un voto contrario, quel che conta è l’atteggiamento».
Intercettazioni a parte la riforma interessa anche la separazione delle carriere dei giudici e pm, l’inappellabilità delle sentenze e la responsabilità civile dei magistrati.
Sul fisco invece si lavorerà nel corso dei mesi, salvo mettere a punto da subito i decreti attuativi della legge delega sul Federalismo fiscale.

Ieri sera si è discusso anche sul futuro ministro dell’agricoltura. L’ex ministro Luca Zaia è stato eletto presidente della regione Veneto. La Lega ha sempre rivendicato quella poltrona strategica perché strettamente connessa alle provincie, specie quelle del Nord. Una prima intesa, raggiunta nella notte, vedrebbe Giancarlo Galan successore di Zaia. L’ex presidente della regione Veneto sarebbe sostenuto da Berlusconi.
Resta poi da sciogliere il nodo tra il Pdl e finiani. Questi ultimi dal magazine online finiano di Fare futuro bacchettano il Pdl accusato di lasciarsi divorare dal Carroccio.

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