La Ru486 arriva negli ospedali


Da oggi sono aperti gli ordini per la pillola abortiva RU486. Gli ospedali italiani potranno ordinare il Mifegyne, questo il nome commerciale del farmaco, alla francese Nordic Pharma e, tempo qualche giorno, le donne che vorranno effettuare l’aborto farmacologico, in alternativa a quello chirurgico, potranno usufruirne.
Da ieri, puntuale, è ripresa la polemica sulla RU486. Il neopresidente della Regione Piemonte, il leghista Roberto Cota, ha promesso che le pillole arrivate nella regione «resteranno in magazzino». A dargli manforte è stato Maurizio Gasparri e oggi monsignor Fisichella, presidente della pontifica accademia per la vita: secondo il quale il goverantore piemontese sarebbe capace di «atti concreti che parlano da sé». Ratzinger ha invitato i cattolici [peraltro «buoni cittadini»] a disobbedire «alle leggi ingiuste», «prima fra tutte l’uccisione di bambini innocenti non nati» [ma non una parola dal santo padre sullo scandalo pedofilia e sulle violenze ignobili perpretate da tanti preti su bambini nati, con la complicità e il silenzio del Vaticano].
Eleonora Artesio, ex assessore alla Tutela della salute e sanità del Piemonte, ha però spiegato a Cota che «Una volta fatti gli ordini e immagazzinati i prodotti non si può renderli indisponibili. Ogni farmaco registrato deve essere accessibile».
LA RU486 non deve essere confusa con la «pillola del giorno dopo»: è infatti un farmaco abortivo, cioè che interrompe la gravidanza, e va sempre abbinato a un altro farmaco di nome Misoprostol, che determina l’espulsione del contenuto dell’utero. La «pillola del giorno dopo», invece, si usa in casi di rapporti a rischio. E’ un progestinico che, assunto entro le 48 ore, inibisce la fecondazione dell’ovulo.
La crociata contro la RU486 nasconderebbe, secondo Roberta Agostini, responsabile Salute e Conferenza delle donne della segreteria nazionale del Pd, un «l’attacco alla legge 194, una buona legge che ha diminuito il numero degli aborti in Italia». Ma «Per fortuna, le donne italiane sono più intelligenti di quello che pensa questa maggioranza e sanno che un aborto non è mai banale», ha aggiunto.

Insomma, il viaggio del farmaco più discusso degli ultimi mesi sembra ancora pieno di insidie. «Sarebbe invece necessario, da parte di tutti, abbassare i toni e combattere l’unico vero rischio: la clandestinità delle procedure di assunzione della pillola», ha detto Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri [Fnomceo].
Intanto il primo ordine è già stato spedito proprio dal Piemonte, dall’ospedale Sant’Anna di Torino, lo stesso che dal 2005 ha iniziato la sperimentazione. Il direttore generale dell’Agenzia del farmaco, Guido Rasi, ha chiarito: «Le Regioni non possono fare come vogliono. Hanno una larga autonomia sulle modalità, le tempistiche e i percorsi di somministrazione di un farmaco, un buon margine operativo, ma prima o poi si deve trovare una modalità per l’erogazione di un farmaco già approvato».

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