Copenaghen. Domani 192 paesi al summit sul futuro della Terra

Arriva l’ora della verità per la lotta al cambiamento climatico: dopo mesi e mesi di dichiarazioni, promesse, rivendicazioni e negoziati a rilento, migliaia di rappresentanti di 192 paesi da domani per dodici giorni sono riuniti a Copenaghen per il vertice sotto l’egida Onu da cui dovrebbe emergere la strategia globale per fermare il riscaldamento del pianeta.
Al vertice che si terrà al Bella Center della capitale danese, dove sono stati già accreditati 5mila giornalisti, è atteso un centinaio di capi di Stato, un evento senza precedenti da tempi del Summit della Terra di Rio de Janeiro nel 1992. Il presidente Usa Barack Obama sarà al vertice il 18 dicembre, insieme agli altri capi di Stato che arriveranno per partecipare alla chiusura delle riunioni, tra il 17 e il 18.
La 15esima Conferenza dei partecipanti alla Convenzione Onu sul cambiamento climatico ha l’obiettivo dichiarato di dare un seguito al Protocollo di Kyoto, il primo trattato giuridicamente vincolante sul clima in scadenza a fine 2012. L’obiettivo largamente condiviso del summit è limitare la crescita della temperatura del mondo a due gradi centigradi, attraverso una drastica riduzione della emissioni di gas a effetto serra.
Per sperare di restare sotto quota due gradi gli scienziati affermano che le emissioni globali di gas serra, dovute in larghissima parte alle combustione di carburanti fossili, vanno senz’altro dimezzate entro il 2050. Ma i conti non tornano.
Gli impegni annunciati fino ad oggi dai paesi industrializzati per il 2020 implicano un calo tra il 12 e il 16% delle loro emissioni rispetto ai livelli del 1990, ben lontano dalla forchetta 25-40% individuata dagli esperti come buona base di partenza per raggiungere gli obiettivi al 2050.
Il negoziato si presenta difficile, aspro. E nel rush finale, quando si tratterà di stringere sugli accordi, è annunciata anche la presenza del premier indiano, Manmohan Singh, in rappresentanza di uno dei grandi Paesi che si accostano con maggiore cautela. L’India e la Cina – che hanno chiesto che non vi sia alcun vincolo sulla riduzione delle emissioni – additano le “responsabilità storiche” dei paesi industrializzati nel riscaldamento globale. I paesi poveri, i più esposti ai danni di un cambiamento di cui non sono responsabili, chiedono a gran voce aiuti per l’adattamento. E’ pressoché escluso che nella capitale danese si possa arrivare alla firma di un trattato giuridicamente vincolante e i negoziatori mirano a un accordo politico, quanto più ampio e dettagliato possibile, di cui una parte possa entrare in vigore subito. Mentre per il trattato occorrerà aspettare il 2010, forse la conferenza di Città del Messico a fine anno.
Copenaghen sarà il palcoscenico, oltre che del summit, di decine di manifestazioni, dalle veglie per il clima illuminate dalla luce delle candele, agli appelli alla “disobbedienza civile”. Sono attese 30mila persone.

Intanto in questi ultimi giorni diverse migliaia di persone sono scese in piazza in quattro capitali europee per fare pressioni sui leader mondiali affinché venga raggiunto un accordo vincolante per la lotta al riscaldamento globale. La protesta più forte ha visto Londra protagonista invasa dall'”onda blu”. Migliaia di persone, 40mila per gli organizzatori, sono scese in piazza vestite di blu, con il viso ricoperto di vernice blu, si sono poi diretti verso il Parlamento con striscioni con la scritta: “Adesso giustizia climatica; cambiamento climatico: la fine è vicina”. A Berlino gli attivisti, fingendosi leader mondiali, si sono seduti all’interno di un acquario gigante, che a mano a mano veniva riempito di acqua, per sottolineare i rischi dell’innalzamento del livello dei mari a causa dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide. A Parigi la manifestazione ha coinvolto 1.500 persone mentre un corteo variopinto formato da diverse centinaia di persone ha invaso il quartiere comunitario a Bruxelles per chiedere, come scritto nello striscione d’apertura della manifestazione, “misure forti a Copenaghen”.

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