I medici si ribellano: “No alla denuncia dei clandestini”

medici_denuncia_immigrati_385I medici non si arrendono. Tornano a rivendicare il loro ruolo professionale e lanciano un nuovo appello al Governo: “Chiediamo che venga introdotta, definitivamente e senza equivoci, una precisa norma che esenti i medici e tutti gli operatori sanitari dall’obbligo di denuncia degli immigrati clandestini”. Nel mirino dei camici bianchi dell’Intersindacale, che oggi a Roma hanno indetto una conferenza stampa per accendere i riflettori sul problema, ci sono le norme del disegno di legge sulla sicurezza (ancora da approvare in Senato) che introducono il reato di clandestinita’. Cosa “che di fatto obbliga i medici, in quanto pubblici ufficiali, alla denuncia degli immigrati irregolari”.
La mancata denuncia li porrebbe di fronte al rischio di sanzioni penali. I sindacati medici, “uniti e compatti”, tornano quindi alla carica, difendendo il diritto costituzionale a prestare soccorso e cure a tutti i cittadini: “Nessuno escluso e senza distinzioni” di nessun genere. “Chiediamo di cambiare la legge – afferma senza mezzi termini il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Carlo Lusenti – introducendo una norma specifica che metta al riparo una volta per tutte i medici dal rischio della segnalazione dell’immigrato clandestino”.

I camici bianchi non si fermano a questa richiesta, e hanno gia’ pronta un’alternativa qualora il loro appello cada nel vuoto. “Nel caso in cui la legge, magari per motivi strettamente politici, passasse cosi’ com’e’ – aggiunge Lusenti – proponiamo al Governo di mettere a punto un decreto ministeriale o una circolare in cui, nero su bianco, si ribadisca che la legge non prevede l’obbligo di denuncia per i medici e gli operatori sanitari”.
Se anche questo invito dovesse essere rispedito al mittente, l’Intersindacale medica annuncia di essere pronta a intraprendere una dura battaglia e a “difendere fino in fondo” tutti quei medici che dovessero essere denunciati per la mancata segnalazione del paziente clandestino. “Daremo tutela legale e soccorso giudiziario fino alla Corte Costituzionale”, precisa Lusenti. Che poi fa un appello a tutti i medici. “Noi camici bianchi, nell’esercizio delle nostre funzioni, dobbiamo avere due riferimenti: il Codice deontologico e la Carta Costituzionale, dove viene specificato che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettivita’”.

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