Il governo partorisce un figlio del clima xenofobo: il ddl sicurezza

482eea4283de5_normal La Camera ha concesso quella che è stata ribattezzata «la triplice fiducia» per blindare il disegno di legge sulla sicurezza. E’ stato così approvato il maxi-emendamento al ddl che introduce il reato di clandestinità, punita con un’ammenda da 5mila a 10mila euro, autorizza e finanzia le «ronde», aumenta da 2 a 6 mesi la permanenza dei migranti nei Cie, prevede la reclusione per chi affitta alloggi ai migranti senza permesso di soggiorno per trarne profitto.
Nelle pieghe anche le norme anti-writers che prevedono il carcere fino a 3 mesi e multa fino a 3 mila euro per chi danneggia opere d’arte e di interesse storico.

«Misure necessarie perché serve un deterrente contro l’arrivo di immigrati clandestini», il commento di Silvio Berlusconi.
Esulta la Lega che per bocca del suo leader, Umberto Bossi, esclama «Chi la dura la vince». Roberto Maroni, che presenziava alla cerimonia di consegna di tre motovedette della Guardia di finanza alla Libia, si è detto «davvero felice per l’approvazione di questo ddl, perché darà alle forze dell’ordine strumenti più innovativi nel contrasto a qualunque tipo di criminalità».

Ma il provvedimento, che ora passa all’esame dell’aula del Senato, ha suscitato forti reazioni negative. Anche in Italia si è diffusa «una retorica pubblica che non esita ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia», ha detto oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, evidenziando come povertà e disuguaglianza siano «strettamente connesse» e che quindi «le misure rivolte a ridurre la povertà e quelle contro l’esclusione sociale devono andare di pari passo». «Solo in questo modo si può evitare che coloro che si trovano in fondo alla scala sociale rimangano confinati in quella posizione», ha aggiunto.
Una posizione condivisa anche da Paolo Ferrero, segretario del Prc, che ha detto: «Purtroppo, il problema è che non siamo già più solo nel campo della ‘retorica pubblica’, come dice il Presidente, ma in quello della pratica politica quotidiana».
E sul testo hanno espresso la loro contrarietà anche i vescovi, le opposizioni, i sindacati confederali, gli avvocati penalisti e varie associazioni come Amnesty International. Per Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, le norme del pacchetto sicurezza sono «il risultato di un linguaggio e un clima xenofobi, il compimento di un percorso avviato, in modo trasversale, anche dai precedenti governi – e ricorda – Già un anno fa all’indomani del gravissimo caso Reggiani, denunciammo il pericolo di un corto circuito tra la retorica xenofoba e discriminatoria di alcuni esponenti politici e la risposta legislativa a un clima di insicurezza figlio di quella retorica. Questo è il risultato». E i dirigenti e operatori dell’Arci sono in sciopero della fame da ieri. «Una protesta simbolica ed una testimonianza di impegno civile», ha precisato il presidente Paolo Beni che a definito il ddl sicurezza un «provvedimento criminogeno che rischia di alimentare tensioni e che non porterà maggiore sicurezza».
Preoccupazione sulle conseguenze del provvedimento sui minori è stata espressa da Terre des Hommes. «Infatti, seppure il nostro Stato sia tenuto a offrire protezione e accoglienza ai minori che entrano in Italia in base alla Convenzione Onudei diritti dell’Infanzia e agli altri impegni presi in ambito internazionale dall’Italia, il nuovo decreto renderà automaticamente clandestini la stragrande maggioranza dei minori extracomunitari presenti sul nostro territorio al compimento del diciottesimo anno d’età», si legge in una nota diffusa dall’organizzazione umanitaria internazionale
Un «No comment» è invece arrivato dalla Commissione europea a proposito dell’introduzione del reato di immigrazione clandestina. «Il progetto di legge è passato solo alla Camera dei Deputati, per la sua adozione ufficiale serve ancora l’approvazione del Senato – ha affermato un portavoce della Commissione, aggiungendo che l’esecutivo Ue «non può esprimersi su un progetto di legge che non è stato ancora adottato».

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