A Copenhagen prove generali sugli accordi sul clima

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Prove generali da questa mattina fino a giovedì prossimo a Copenhagen per il congresso «Climate Change: Global Risks, Challenges and Decisions» che anticipa il vertice sul clima delle Nazioni unite previsto nella città danese per il prossimo dicembre.
Il congresso, organizzato dall’International Alliance of Research Universities, con la cooperazione di nove tra le più importanti università al mondo, ha l’obiettivo di offrire un quadro sintetico sui progressi, o meno, della ricerca sui cambiamenti climatici.
Questo tenteranno di fare i duemila climatologi di tutto il mondo. Quelli dell’università di Bristol hanno già lanciato un allarme: l’inquinamento degli esseri umani sta rendendo acide le acque degli oceani così in fretta che nei prossimi decenni potremmo assistere nuovamente alle condizioni viste sulla Terra ai tempi dei dinosauri. L’«acidificazione», dicono, è provocata dalle eccessive emissioni di anidride carbonica emesse ciminiere e tubi di scappamento che poi vanno a finire nell’oceano minacciato dall’estinzione «senza precedenti»soprattutto di crostacei. Insomma, secondo gli studiosi, il rischio è di tornare alla preistoria.
Ma le cattive notizie non si fermano qui. Anche se dovessimo mettere in atto tagli drastici delle emissioni [il 3 per cento ogni anno dal 2015] questo non scongiurerebbe l’aumento di due gradi centigradi entro il 2050. Sembra un’inezia ma questi due gradi trasformerebbero in medie annuali le temperature della terribile estate del 2003, quando in tutta Europa morirono migliaia di persone.
Questo è ciò che dicono i ricercatori del Met Office Hadley Centre, che fanno previsioni cupe anche solo per l’aumento della temperatura di due gradi. Se questo avvenisse, spiegano, si scatenerebbe una guerra globale per il reperimento delle risorse chiave per la sopravvivenza, compresa ovviamente l’acqua.

E di come i paesi in via di sviluppo possono affrontare i cambiamenti climatici si è parlato oggi in un meeting dei ministri europei a Bruxelles dove 350 attivisti di Greenpeace, tra cui 20 italiani, hanno dato vita ad un vero e proprio blitz sigillando l’edificio e rifiutando di lasciar uscire i ministri fino a quando non avessero preso un impegno concreto per «Salvare il clima». Per aiutare questi paesi servono più soldi ma «I ministri dell’Economia stanno concedendo alle banche e ai loro manager miliardi di soldi dei contribuenti, ma non ancora sborsato un singolo centesimo di euro per affrontare la crisi del clima – ha denunciato da Bruxelles Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia – Se il Pianeta fosse stato una banca, lo avrebbero già salvato».
L’Europa insomma dovrebbe prendere impegni seri «contribuire con 35 miliardi di euro all’anno fino al 2020, che equivalgono ad appena 1.30 euro a settimana per ogni cittadino europeo, pari al costo di un cappuccino in Italia», fa sapere l’associazione ambientalista.
Magari si potrebbe prendere esempio da una provincia italiana, quella Siena, che ha realizzato il Bilancio delle emissioni di gas, rendendo la provincia senese la prima realtà territoriale in Europa a dotarsi di un efficace strumento per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto.

Di «post Kyoto» si parlerà quindi a Copenhagen a dicembre, ma prima di allora tappa obbligatoria in Italia che dal 3 al 5 aprile ospiterà a Trieste il Forum sulle tecnologie a basso contenuto di carbonio. Poi dal 22 al 24 aprile sarà la volta di Siracusa che vedrà riuniti i ministri dell’ambiente del G8 per il vertice ambiente e energia. I temi principali saranno la lotta ai cambiamenti climatici e la conservazione della biodiversità, che poi verranno sviluppati e conclusi in Danimarca.
E i movimenti territoriali siciliani, riuniti del Coordinamento «Altro G8», si stanno già preparando al «Controvertice» che si terrà negli stessi giorni nella città siciliana. Per informazioni: www.altrog8.org

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