Cemento truccato e in odore di mafia. Bufera su Italcementi

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Cemento «allungato» per la costruzione di opere pubbliche finalizzato alla costruzione di fondi neri che avrebbero favorito Cosa nostra. Nella lista: autostrade, metropolitane, la Tav Milano-Bologna e Roma-Napoli, il Passante autostradale di Mestre. Il colosso Italcementi sotto accusa.

«Un quadro estremamente allarmante, anche su opere pubbliche», questo il commento del procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, nel corso della conferenza stampa successiva al sequestro di due lotti dell’autostrada A31 a Valdastico, in provincia di Vicenza, nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge i due colossi del cemento del gruppo Pesenti: Calcestruzzi spa e Italcementi spa.
Calcestruzzi è il primo produttore italiano di calcestruzzo preconfezionato, Italcementi è il quinto produttore di cemento a livello mondiale, spicca tra i «migliori» titoli del listino di piazza affari, è presente in 22 paesi, impiega oltre 23,500 dipendenti e nel 2007 il suo fatturato consolidato è stato di oltre sei miliardi di euro.

Entrambe le società, con sede a Bergamo, sono accusate di un presunto «allungamento, del calcestruzzo finalizzato ad una ipotetica creazione di fondi neri». Entrambe «sono sostanzialmente lo stesso soggetto», precisa Lari e fanno capo alla famiglia Pesenti, una immensa piovra con tentacoli che arrivano un ovunque. Ad esempio, controllano il 7,2 per cento della Rcs è sono tra i principali azionisti di Mediobanca.
Secondo una ricerca da titolo «I padrini del Ponte. Affari di mafia nello Stretto» del Centro siciliano di documentazione «Giuseppe Impastato» di Palermo, il gruppo possiede il 33 per cento del pacchetto azionario della Ses, la società editrice della Gazzetta del Sud, il maggiore organo d’informazione di Calabria e nel messinese, diretto da oltre quarant’anni da Nino Calarco, il presidente onorario della Stretto di Messina Spa.

Cemento truccato, ridotto ai minimi termini per la preparazione di calcestruzzo usato per la costruzione di opere pubbliche.
È stato proprio grazie a questo «taglio», secondo gli inquirenti, che sarebbero stati realizzati presunti fondi neri per pagare il pizzo a «Cosa nostra» ma anche per «creare anche illeciti arricchimenti per queste grosse imprese», prosegue Lari.
Bisognerà verificare, a partire proprio dal tratto di autostrada sequestrato vicino Vicenza dove verranno effettuati i carotaggi per misurare, realmente, la quantità di cemento contenuta nel calcestruzzo utilizzato.

Sono scattate perquisizioni in molte sedi della Italcementi, quella di Porto Empedocle [Agrigento], Isola delle Femmine [Palermo], Calusco D’Adda [Bergamo] e poi ancora Palermo e Catania. Gli illeciti presunti farebbero parte di un «sistema illecito globale che potrebbe danneggiare gravemente i cittadini italiani e la collettività perché si tratta di opere pubbliche che potrebbero metterne a repentaglio l’incolumità – aggiunge ancora Lari, precisando come questa sia – un’indagine fra le più articolate e complesse che travalica la dimensione mafiosa siciliana».
Le forniture irregolari di calcestruzzo «depotenziato» riguarderebbero anche la costruzione del metrobus di Brescia, della metropolitana di Genova, diversi lotti Tav Milano-Bologna e Roma-Napoli, il tratto A4-Passante autostradale di Mestre.
Ma ci sono opere già sequestrate dal gip di Caltanissetta nei mesi scorsi, che si aggiungono ad un elenco che potrebbe allungarsi inesorabilmente: il palazzo di giustizia di Gela, il porto Isola e la diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Brami, lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A/20 Palermo-Messina. Carlo Pesenti, amministratore delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, nel giugno scorso era stato già indagato in Sicilia dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, per concorso in riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, con l’aggravante di aver favorito la mafia.

I fatti sono tutti da accertare anche se oggi il «Codice antimafia», una sorta di proposta di «governance aziendale» per le imprese del settore del calcestruzzo, che nel luglio scorso Italcementi ha presentato ai dirigenti della Banca d’Italia ed agli organi dirigenti di Confindustria, suona proprio come una beffa.

da carta.org

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