Lo scandalo del latte cinese alla melamina: tre neonati morti. Gigante asiatico in ginocchio


Tre neonati morti, 6.244 ammalati, di cui 158 con gravi problemi renali. E’ questo il bilancio provvisorio dello scandalo provocato dal latte in polvere contaminato con un composto chimico nocivo, utilizzato per nutrire i bambini in Cina.
Lo ha riferito il ministro della Sanità cinese, Chen Zu, aggiungendo che in queste ultime ore “aumentano i genitori che portano i loro figli negli ospedali” per un controllo.
Secondo un comunicato del ministero della sanità le aziende sospettate di aver avvelenato il latte in polvere per bambini con melamina, una sostanza usata nelle materie plastiche e nei fertilizzanti all’origine della formazione di calcoli ai reni in bambini dai 0 ai due anni, sono almeno 22 aziende. L’autorità incaricata del controllo della qualità dei prodotti alimentari ha inviato 5.000 ispettori per passare al setaccio le aziende che producono latte in polvere nel paese. Due delle principali aziende cinesi, Mengniu Dairy Co. e Yili Industrial Group Co, sono state costrette a richiamare tutte le confezioni di latte in polvere sul mercato nazionale, mentre la Yashili e Qingdao hanno ritirato i loro prodotti sugli scaffali in Africa e Asia: Bangladesh, Yemen, Gabon, Burundi e Birmania.

in Cina di fronte all’esplosione dei casi di neonati ammalati a causa del latte in polvere contaminato, i produttori agricoli italiani mettono le mani avanti. “L’Italia non importa latte e suoi derivati dalla Cina che è tuttavia il Paese che ha ricevuto dall’Unione Europea il maggior numero di notifiche per l’esportazione di prodotti alimentari contaminati dalla presenza di micotossine, salmonella e additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge”.
La precisazione è arrivata dalla Coldiretti aggiungendo che “su un totale di 2.933 notifiche comunitarie ben 390 sono state rivolte alla Cina per pericoli derivanti soprattutto dalle contaminazioni dovute a materiali a contatto con gli alimenti per la migrazione, non solo di certi metalli pesanti (principalmente cromo), ma anche di ammine aromatiche, ftalati ed adipati. Numerosi peraltro anche i casi di presenza di residui farmaci veterinari o di micotossine”.
Secondo l’organizzazione agricola, la situazione alimentare cinese è la “conferma della presenza di gravi difficoltà da parte del gigante asiatico di adeguarsi alle norme di sicurezza alimentare nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale”.
Secondo i produttori italiani, quindi, “il latte in polvere contaminato è dunque solo l’ultimo caso che getta un ombra sulla campagna di immagine sulla sicurezza avviata dal Governo cinese dopo la messa sotto accusa per i rischi alla salute di dentifrici, alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare di melamina tossica, anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi additivi”.
Sempre stando ai dati diffusi oggi, in Cina si è registrato un aumento del 27% delle morti per avvelenamento da cibo nel 2007.

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2 Risposte

  1. E dopo il latte anche lo yogurt e i gelati e il responsabile dell’autorità per il controllo alimentare di Hong Kong ha dichiarato che il governo dell’isola sta ritirando i prodotti contaminati della Yili Industrial Gourp Co, tra l’altro sponsor dei recenti Giochi olimpici, tra le 22 industrie cinesi coinvolte.

  2. La Coldiretti ribadisce che “l’Italia non importa latte liquido dalla Cina”. Discorso diverso, sottolinea però l’organizzazione agricola, per altri prodotti. In Italia, infatti, arrivano dalla Cina altri prodotti alimentari come “il pomodoro concentrato ma anche anche l’aglio, le mele, i funghi in scatola e i tartufi secondo un recente allarme lanciato dai ricercato del Cnr”.

    La Coldiretti ricorda poi che sulla base della Relazione sul sistema di allerta comunitario per alimenti e mangimi nel 2007, “la Cina è il Paese che ha ricevuto dall’Unione Europea il maggior numero di notifiche per l’esportazione di prodotti alimentari contaminati dalla presenza di micotossine, salmonella e additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge”. Su un totale di 2.933 notifiche ben 390 sono state rivolte alla Cina per pericoli derivanti soprattutto dalle contaminazioni dovute a materiali a contatto con gli alimenti per la migrazione, non solo di certi metalli pesanti (principalmente cromo), ma anche di ammine aromatiche, ftalati ed adipati. Numerosi peraltro anche i casi di presenza di residui farmaci veterinari o di micotossine.

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