L’alternativa a Chiaiano c’è. A rischio il decreto rifiuti del governo

Sono arrivati in 10 mila ieri alla rotonda Titanic al ritmo del sound system organizzato dai ragazzi di Chiaiano. Un successo per la manifestazione contro la discarica. Lo dicono in molti e non solo gli abitanti, anche i No Tav, i No Dal Molin che hanno viaggiato per ore in treno pur di testimoniare la loro solidarietà ai cittadini campani.
Quella di ieri è stata una manifestazione colorata e emozionante, aperta da centinaia di donne e bambini davanti allo striscione “Jatevenne!”.

Nonostante tutto il governo è deciso ad aprire qui una delle dieci discariche contenute nel decreto rifiuti. All’interno del Parco metropolitano delle colline di Napoli dove si trovano numerose cave di tufo, borghi contadini, aree agricole e boschi di castagni.
Una alternativa alla cava di Chiaiano però ci sarebbe. E’ una cava abbandonata a Parco Saurino, Santa Maria La Fossa (Caserta) che, da sola, potrebbe contenere l’immondizia di tutta la Campania per sei mesi. A rivelarlo è il Walter Ganapini, neoassessore all’ambiente della Regione Campania, ex presidente di Greenpeace, che dice: “Si poteva evitare l’emergenza di febbraio. Sono esterrefatto”. Esterrefatto perché questa cava sconosciuta è stata pagata dal Commissariato nel 2003, spiega Ganapini che aggiunge: “Credo che occorrerà risalire alla catena di coloro che non potevano non essere a conoscenza dell’esistenza di questa struttura”. In più è una cava già predisposta per funzionare, adesso.

Occorrerà indagare, certo. E subito risponde il Commissario all’emergenza rifiuti (ancora in carica nonostante ci sia un sottosegretario ad hoc: Bertolaso), Gianni De Gennaro, precisando che la cava indicata da Ganapini è adiacente ad altre discariche esaurite e che hanno bisogno urgente di bonifica e che, pertanto, “il Commissario delegato acquisita notizia della contaminazione dei suoli circostanti e della falda, ne ha escluso qualsivoglia utilizzazione anche per mantenere fede agli impegni assunti con le Amministrazioni e le popolazioni locali”. Questo è la giustificazione di De Gennaro.

Ma c’è qualcun’altro che è fermamente intenzionato ad indagare sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Campania. E’ la Commissione europea, che vuole vederci chiaro sul decreto del governo italiano per far fronte all’emergenza rifiuti.
Il governo, dopo le rivelazioni del periodico di banca Etica “Valori”, ha smentito subito la notizia. Franco Frattini, ministro degli esteri, ha fatto di più, dicendo dalle colonne de “Il Giornale” di oggi che “a Bruxelles è chi soffia contro l’Italia appena gli si presenta un appiglio”, riferendosi alla probabile bocciatura dell’Ue al piano governativo per risolvere l’emergenza rifiuti.

Le “cassandre rosse”, come le ha definite qualcun’altro, sono 13 eurodeputati italiani del centrosinistra che hanno replicato alle accuse. Roberto Musacchio, Monica Frassoni, Claudio Fava, Umberto Guidoni, Giovanni Berlinguer, Giulietto Chiesa, Pasqualina Napoletano, Vincenzo Aita, Vittorio Agnoletto, Giusto Catania, Luisa Morgantini, Marco Cappato e Sepp Kusstatscher.
“Non crediamo – scrivono in un comunicato – che essere in favore della legalità sia un comportamento anti-italiano, specialmente quando le normative Ue difendono l’ambiente e la salute dei cittadini italiani”. Secondo loro “le dichiarazioni del ministro appaiono fuori luogo nel metodo e nel merito. Nel metodo per il suo modo di rivolgersi da ministro ai parlamentari. Noi non stiamo qui a difendere le politiche del governo a prescindere, ma cerchiamo di applicare al meglio le leggi europee: in questo caso peraltro le regole europee tutelano la salute dei cittadini quindi rispecchiano totalmente gli interessi degli italiani”. “Nel merito – prosegue il comunicato – il ministro dice che che le discariche apriranno dopo prospetti geologici e controlli. Benissimo. Ma il decreto contestato ha come obiettivo esattamente quello di derogare da ogni regola e di buttare liberamente di tutto, almeno potenzialmente. Ed e’ su questo che ribadiamo che il decreto e’ contrario alle norme italiane ed europee”.

E dalla Ue si fa sentire anche Stavros Dimas, Commissario europeo all’ambiente, dice: “Stiamo ancora valutando che cosa dice esattamente il decreto e se necessario chiedere ulteriori informazioni”. Insomma, per avere dei dubbi la Commissione europea li ha di certo ma sta ancora analizzando il decreto.

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