L’attesa di Chiaiano e l’enigma del «Codice Cer»

A Chiaiano dopo le cariche della polizia di venerdì notte e sabato mattina, contro i cittadini che da mesi si oppongono all’apertura di una discarica all’interno delle cave di tufo, oggi e fino a martedì mattina, è una giornata di calma, così come in via Cupa del Cane, «casa» del presidio. Nelle prime ore della mattina di domani, precisamente dalle sette, cinque tecnici più tre uditori, entreranno nella cava di Chiaiano per effettuare gli esami tecnici che dovranno fare chiarezza sulla concreta possibilità di realizzare una discarica da 700 mila tonnellate di rifiuti. Tra i tecnici c’è anche Franco Ortolani, docente di geologia e direttore del dipartimento di Pianificazione e scienza del territorio alla Federico II, che più volte ha denunciato in diversi articoli come lo «scandalo rifiuti» sia stato aggravato «in base ad azioni promosse da vari governi nazionali e locali che hanno agito come se fossero ‘agli ordini’ di potenti imprese italiane».

La tregua stabilita dovrebbe servire oltre a «calmare gli animi», come hanno scritto molti quotidiani, a consentire l’accesso dei tecnici e dei mezzi necessari per iniziare i rilievi tecnici che, ha spiegato Bertolaso, «dovranno essere ultimati entro venti giorni, le parti saranno ulteriormente convocate per riprendere il confronto sulla decisione finale alla luce delle risultanze delle analisi stesse». Questo è emerso nella tarda serata di ieri, in una riunione alla Prefettura di Napoli, a cui oltre Bertolaso hanno partecipato il prefetto di Napoli Alessandro Pansa, i sindaci di Marano, Salvatore Perrotta, quello di Mugnano, Daniele Palumbo, il presidente dell’ottava municipalità di Napoli, Carmine Malinconico, i rappresentanti del comune di Napoli e i rappresentanti dei Comitati.

Esami e carotaggi a parte il decreto comunque autorizza lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dal «Codice Cer», il Catalogo europeo dei rifiuti.
Tra questi ci sono: ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose; ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose; fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose e «altri rifiuti», tra cui quelli che provengono dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose.

Sono tanti gli attestati di solidarietà arrivati in questi giorni e in queste ultime ore ai cittadini e al presidio di Chiaiano, che questa sera si ritrovano a Marano [comune che si dall’inizio è stato accanto ai cittadini della municipalità napoletana] per decidere se organizzare una manifestazione nazionale per il primo giugno. «Noi siamo e resteremo comunque al fianco della nostra gente che si batte contro una scelta sbagliata a prescindere, come quella di collocare una discarica in mezzo a un abitato di molte decine di migliaia di persone e nell’unico vero polmone verde dell’area metropolitana di Napoli», ha detto oggi il sindaco Perrotta.
Dimostrazioni di solidarietà sono arrivate dal Patto di Mutuo soccorso, dal presidio No Dal Molin, dai No Tav, dalla Rete campana salute e ambiente, l’Officina ambiente e il Centro sociale Bruno di Trento, l’Assemblea permanente NoMose, sal Coordinamento comitati della Piana, Firenze Prato Pistoia, Medicina Democratica e dall’Assemblea cittadina cagliaritana che questa sera ha indetto un presidio di solidarietà che si terrà alle 18 in piazza Costituzione.

L’attenzione dei media è concentrata su Chiaiano anche se l’atmosfera è di fervida attesa anche nelle altre nove località individuate dal «decreto di misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania».
Ad esempio Terzigno [Napoli], in pieno Parco nazionale del Vesuvio. Qui il sindaco, Domenico Auricchio, [Pdl] è preoccupato anche sulla tipologia di rifiuti che saranno scaricati nel sito. E da Serre, in provincia di Salerno il sindaco Palmiro Cornetta, da sempre in prima linea con i cittadini per difendere Valle della Masseria, fa sapere che si sta già pensando di impugnare il decreto del governo.

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