La marea di Napoli per il primo Consiglio dei ministri

Nessuna zona rossa, ma una piazza Plebiscito blindata, mille uomini delle forze dell’ordine, molti poliziotti in borghese e una decina di tiratori scelti appostati sui tetti che si affacciano sulla piazza. Questa è la Napoli, ripulita solo in centro dall’immondizia, che–sotto una pioggia battente–ha accolto il Consiglio dei ministri di oggi e le dieci tra manifestazioni e presidi di cittadini, associazioni e centri sociali.

La manifestazione del Coordinamento di lotta per il lavoro è stata la prima a partire, alle 9, da piazza del Gesù, dove si trovava anche il presidio degli «eurodisoccupati» che–dopo essersi radunati in via Roma per raggiungere piazza del Plebiscito–sono stati bloccati dalla polizia, in assetto antisommossa. I manifestanti a questo punto si sono fermati a venti metri dalle forze dell’ordine cantando «Bandiera rossa».
Dopo le 9,30 è partito il corteo del sindacato lavoratori in lotta da piazza Matteotti. Alle 11 in piazza Garibaldi quello dei migranti e dei rom, scortato da centinaia di poliziotti e carabinieri. Tanti cittadini del Senegal, dello Sri Lanka, della Costa d’Avorio, del Bangladesh, della Nigeria, di Santo Domingo, ma anche somali, albanesi, ucraini, camerunensi e alcuni rappresentati delle famiglie di Rom costrette ad abbandonare in campi di Ponticelli. Tutti hanno chiesto il diritto all’asilo politico e la regolarizzazione dei lavoratori.
Dalle 15 sono partiti altri due cortei, da piazza Municipio quello degli operatori socio-sanitari e, alle 15,30, il corteo organizzato dai centri sociali. Mentre, vicino a piazza del Plebiscito, era in corso il sit-in della Federazione provinciale di Azione giovani in sostegno alla mozione dei senatori del Pdl campano che chiede l’attivazione della procedura per l’applicazione dell’articolo 126 della Costituzione e lo scioglimento del consiglio regionale della Campania per decreto del presidente della Repubblica.
Altro presidio è stato quello del Coordinamento regionale rifiuti della Campania. A Napoli c’erano anche i cittadini di Chiaiano e di Marano che hanno manifestato contro l’apertura di una discarica nella cave di tufo. Sono pariti da piazza Dante, portando molte bandiere con le scritte «No alla discarica», striscioni che recitavano «Chiaiano non si tocca» e «Silvio salva la selva», cartelli su cui si poteva leggere la scritta «Jatevenne». C’era anche una foto del prefetto Pansa attaccata a un sacchetto di spazzatura con la scritta: «Attenzione, soggetto altamente pericoloso».

Nel frattempo, mentre Napoli era percorsa da questa marea pacifica nel palazzo della Prefettura, Guido Bertolaso, attuale capo della Protezione civile è stato nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per affrontare l’emergenza dei rifiuti a Napoli. Il provvedimento, varato dal Consiglio dei ministri stabilisce per il sottosegretario poteri di intervento «molto forti». «In un momento così delicato, c’è un aspetto positivo, e la scelta di Bertolaso, che potrà optare su siti militari, scongiurando la discarica a Chiaiano», ha commentato il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta, commentando la nomina di Guido Bertolaso che, a distanza di un anno è di nuovo in prima linea contro la crisi dei rifiuti nella regione.
Il Cdm ha inoltre varato anche un decreto legge che delinea una mappa delle discariche necessarie per affrontare l’emergenza. I siti individuati sarebbero otto e tutti secretati in una nota tecnica allegata al provvedimento, che stabilisce inoltre l’impiego di militari per presidiare i siti delle discariche individuati per lo smaltimento dei rifiuti. Il provvedimento inoltre prevede anche la costruzione di «più di tre termovalorizzatori». Ai tre già in programma ad Acerra, Santa Maria La Fossa e Salerno, se ne dovrebbe aggiungere un quarto. Da oggi inizia il lavoro della task force bipartisan, «al di là delle posizioni politiche», come ha sottolineato lo stesso presidente del Consiglio.

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