I «cortili d’Italia» in difesa dell’ambiente e della salute

Marigliano, in provincia di Napoli, è conosciuta per far parte con Acerra e Nola del «triangolo della morte». Un triangolo zeppo di discariche di rifiuti tossici, dove l’incidenza dei tumori è più la più alta in Italia. Secondo alcune ricerche su 100 mila abitanti la malattia sfiora il 35.9 per cento per gli uomini e il 20.5 per le donne, quando la media nazionale si attesta intorno al 14. Da qui la gente è costretta a fuggire, altri esasperati e impauriti chiedono addirittura «asilo politico». Lo hanno fatto ad esempio Giusi e Sergio, napoletani di Cimitile, comune della regione del nolano a cinque chilometri da Marigliano, che a febbraio hanno chiesto asilo in Svizzera perché hanno spiegato «Abbiamo paura, vivere qui è diventato impossibile, il numero delle malattie tumorali ed i morti per cancro è aumentato in modo impressionante». E poi Giusi a febbraio era al quinto mese di gravidanza, voleva proteggere il suo bambino.

A Marigliano il super-commissario Gianni De Gennaro ha deciso di aprire un «sito di stoccaggio provvisorio» per i rifiuti, i cittadini si organizzano in un presidio, uno dei tanti – insieme a quello di Giugliano e di Pianura–nati nella regione. Qui i cittadini fanno la raccolta differenziata da anni, la discarica non la vogliono. Si oppongono pacificamente ma a fine gennaio vengono caricati dalla polizia, il sindaco – Felice Esposito Corcione–in testa. In molti finiscono in ospedale, molti i bambini. Oggi è arrivata la notizia di nuovi scontri davanti al sito, ancora tanti i contusi, anche se le agenzie hanno parlato soprattutto di un «agente aggredito».
I presidianti sono tanti, in media duecento, molti di loro sono agricoltori e domani pomeriggio, sabato 15, andranno ad Acerra per partecipare, insieme agli agricoltori acerrani, ad una manifestazione contro l’inceneritore, i Cip6 e l’ultima ordinanza di Romano Prodi che consente di bruciare le «ecoballe» all’interno dell’impianto. Anche qui da giorni, in località Pantano – il sito di stoccaggio delle ecoballe – gli agricoltori presidiano la zona impedendo ai camion di entrare perché dicono: «I nostri prodotti sono buoni, ma nessuno li vuole più, siamo rovinati». Il corteo partirà da piazza Duomo alle 16,30 e sfilerà per le strade cittadine.

Oltre che in Campania contro gli inceneritori sabato si manifesta anche in Emilia Romagna e nel Lazio: a Parma e ad Albano Laziale [Roma]. A Parma, sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, Comune e Provincia hanno deciso la costruzione del «Polo Ambientale Integrato» all’interno del quale sarà costruito un inceneritore. La giornata inizia alle 10 con un incontro dal titolo «Non inceneriamo la FoodValley» all’aula congressi della facoltà di economia, via Kennedy 6, al quale parteciperanno tra gli altri Patrizia Gentilini, oncoematologa Isde Italia, e Rossano Ercolini, Rete Nazionale Rifiuti Zero.
Sempre sabato 15 mobilitazione contro la costruzione di un ennesimo «termodistruttore» nell’area di Roncigliano invece si costituirà in un corteo pomeridiano [ore15], organizzato dal Coordinamento contro l’inceneritore www.noinceneritorealbano.it, che partirà da piazza Mazzini.

Marigliano, Acerra, Parma e Albano probabilmente faranno parte dei «193 casi di contestazioni locali, il 51,5 per cento dei quali in alta Italia» censiti dal Nimby Forum dell’associazione Aris, Agenzia di Ricerca Informazione e Società, come scrive oggi il Sole 24 ore parlando della «sindrome Nimby», l’acronimo inglese per «Not In My Back Yard», ossia «Non nel mio cortile». Il giornalista Jacopo Giliberto scrive che il rapporto dell’Aris è «un censimento di sconfitte». Da 171 le opere bloccate o in ritardo per le proteste della popolazione passano a 193. Ma se guardiamo bene i tanti presidi, le mobilitazioni, Val di Susa in testa, ci hanno insegnato una cosa e cioè che se si lotta lo si fa per proteggere e preservare la salute e l’ambiente di un grande cortile nazionale che è il nostro paese.

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