Il «piano anticrisi» di De Gennaro: molte discariche, niente differenziata

Dopo interminabili giorni di attesa il supercommissario Gianni De Gennaro ha finalmente reso noto il «piano» per uscire dall’«emergenza rifiuti» in Campania.
Sono cinque i vecchi siti che riapriranno: Cava Riconta a Villaricca [Napoli], Difesa Grande [Avellino], Parapoti [Salerno], Tre Ponti di Montesarchio [Benevento].
Tra questi ci sarà anche la discarica di Pianura, per la quale la Procura di Napoli in queste ore ha ordinato il sequestro probatorio dell’area. Questa enorme discarica, che ha funzionato per 43 anni, al suo interno ha raccolto di tutto, anche i rifiuti tossici, facendo registrare nell’area un’alta incidenza di tumori. «Su i 3 mila abitanti della zona cento sono morti per i rifiuti nocivi presenti in discarica», ha denunciato il «Comitato no alla discarica di Pianura» sabato scorso al termine della manifestazione di Napoli organizzata da Legambiente.
All’interno della discarica di Contrada Pisani c’è anche un grande cratere vuoto, mai usato. Pare sia proprio lì che De Gennaro vorrebbe piazzare i rifiuti, ma si parla anche del possibile trasferimento di «ecoballe». Quando e come però non è dato sapere anche perchè non sono stati ancora effettuati i rilievi tecnici, necessari prima dello sversamento. «È una sciagura – dice Crescenzo, portavoce del Comitato – in questo si rompe il rapporto di dialogo già precario tra i cittadini e le istituzioni. Oggi si ripetono gli stessi errori che furono fatti per la Valle di Susa: si decide senza consultare la cittadinanza. Chi si prenderà la responsabilità di questo patto?».

Alle cinque discariche del Piano si aggiungono 11 «siti provvisori», individuati tra Napoli, Caserta e Avellino. C’è l’ex Manifattura Tabacchi nel territorio del comune di Giugliano, dove questa mattina, intorno alle 11.30 alcuni cittadini hanno occupato alcuni locali del municipio, per protestare contro altri due siti individuati dalla «road map» del super-commissario: Campo Genova e l’area Asi [area sviluppo industriale]. Quest’ultima tra l’altro è abitata da 500 rom e nota anche come «Campo 7».
Ma la lista continua. C’è l’ex Icm al rione Ponticelli, la Italimpianti ad Acerra, l’area Pomigliano ambiente nel comune di Pomigliano, lo stabilimento Saint Gobain di Caserta; la Geo-Eco di San Tammaro nel casertano, l’impianto di compostaggio di Aversa, il sito di Ercolano che fa parte del Parco nazionale del Vesuvio, e per finire ci sarà anche un sito nell’avellinese.

Il «piano anticrisi» prevede anche alcune «discariche da approntare», cioè da risistemare con l’aiuto del genio civile. C’è quella a Savignano Irpino [Avellino], a pochi chilometri dal centro abitato, quella a Sant’Arcangelo Trimonte, piccolo paese nel beneventano che ne ha già altre due. E poi Terzigno [Napoli] e Serre [Salerno], in contrada Macchia Soprana che dovrà essere ulteriormente allargata.

Di raccolta differenziata nel piano non v’è traccia. Ci ha pensato l’associazione ecologista Greenpeace che, in meno di una settimana, è riuscita ad attivare a Napoli una «prova generale» con la campagna «Differenziamoci» per «dimostrare all’opinione pubblica internazionale che il problema non sono i cittadini napoletani – dicono quelli dell’associazione–ma la mancanza di una volontà politica e strategica di gestire i rifiuti in maniera responsabile ed efficiente». Il progetto pilota, che per il momento coinvolge cinquanta famiglie che vivono in due condomini in via Nicolardi nel quartiere Arenella [Vomero], sarà presentato oggi pomeriggio, verso le 16,30.
Sempre oggi pomeriggio, alle 17, a San Giorgio a Cremano il Comitato cittadino ha organizzato un corteo, che partirà dalla zona del mercato, per chiedere l’attivazione di un programma efficace di raccolta differenziata, porta a porta, il ripristino delle isole ecologiche, controlli severi sullo sversamento dei rifiuti, specialmente di quelli «speciali» e un dialogo costante e trasparente tra amministrazione e i cittadini.
http://www.comitatocittadinosangiorgioacremano.it

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