Dopo il petrolio c’è ancora il nucleare?

A vent’anni dal referendum che sancì l’uscita dell’Italia dal nucleare, in molti si chiedono che valenza abbia oggi quel voto.
Oggi che l’Iea, l’Agenzia internazionale per l’energia, rende noto il «World energy outlook», il rapporto annuale, ed agita lo spauracchio della crisi energetica. Il mondo infatti si avvia una brusca escalation dei prezzi dell’energia da qui al 2015, avverte l’agenzia, ed entro il 2030 il fabbisogno energetico mondiale crescerà di oltre il 50 per cento.
Dell’escalation dei prezzi non v’è dubbio, è di queste ore la volata del petrolio che ha sfiorato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Un’impennata rischiosa per le borse e i mercati mondiali, talmente rischiosa che l’Opec, l’Organizazione dei paesi esportatori del petrolio, proverà a frenarne la corsa con un aumento di produzione.
In futuro aumenterà la domanda di carbone, petrolio e gas. L’effetto domino provocherà un aumento delle emissioni di CO2 del 57 per cento. Il rapporto chiama in causa paesi come Cina e India, giganti affamati che devono essere nutriti.
Ma se il petrolio è ormai vicino al raggiungimento del picco di Hubert e cioè al momento in cui la tradizionali fonti fossili non saranno più in grado di far fronte alla domanda, se il carbone è sporco e il gas, come tutte le altre fonti si esauriranno, come mandare avanti questa macchina infernale? Il World energy outlook non da risposte, lascia solo intendere e, del resto, il mondo si sta inesorabilmente muovendo verso il ritorno all’atomo e le speculazioni del mercato si fa sempre più aggressiva.
«A differenza di qualcuno, come il presidente fondatore di Legambiente Chicco Testa, che si è detto pentito di quel voto dato al referendum di vent’anni fa, io non sono affatto pentito – dice Andrea Masullo, docente di fondamenti di economia sostenibile all’università di Camerino – Penso di aver reso un grande servizio al mio paese con il referendum antinucleare e bisogna anche ricordare che a quel referendum ci si è arrivati dopo dieci anni di informazione scientifica difficilissima fatta sulla popolazione, avendo tutti contro. È stato un bellissimo esempio di serietà e di democrazia».
«Le ragioni di quel no oggi sono ancora valide – commenta Massimo Serafini del Contratto mondiale per l’energia – A distanza di vent’anni ancora non si sa dove mettere le scorie è non c’è alcuna sicurezza intrinseca sul funzionamento dei reattori. L’alternativa atomica è più sbandierata che non realistica perché ormai sono decenni che non si installano nuove centrali. Questo perché o vengono coperti i costi elevatissimi per esempio per lo smaltimento delle scorie ma anche per l’approvvigionamento dell’uranio, anche questa risorsa non rinnovabile. La mia impressione è appunto quella di una grossa operazione speculativa che punta si a costruirne di nuove purché dietro ci sia lo stato che garantisca i finanziamenti».
In Italia oggi e sabato si ricorderà questa coraggiosa scelta con due manifestazioni. Quella di oggi, organizzata dal «Controvertice per l’altra energia»–si sta svolgendo in piazza Montecitorio dove l’istallazione di un’urna referendaria permetterà di riprodurre simbolicamente quel gesto.
Sabato 10 invece i Verdi hanno promosso una manifestazione in piazza Farnese, di fronte l’ambasciata di Francia. I «solari» si riuniranno alle 16 per fermare le nuove lobby dell’atomo che il giorno dopo si ritrovano attorno al tavolo del Wec, il World energy congress, che si apre a Roma domenica 11. Lo stesso giorno alle 15 prende il via OtherEarth [www.otherearth.net], il Controvertice per l’altra energia al quale Carta dedica il suo mensile. Si chiama «Energia sociale» e sarà in tutte le edicole d’Italia da sabato 10. OtherEarth sarà la risposta dei movimenti sociali, italiani e internazionali, alle lobby energetiche che vorrebbero tracciare il futuro, fossile, di intere generazioni.

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