Serre non è sola

La protesta degli abitanti di Serre, e di quelli degli altri «siti» campani scelti dal governo per piazzarci discariche, è diventata una questione nazionale. «Difendiamo i nostri territori, per la salute, contro le nocività, verso rifiuti zero»: è questo il titolo della manifestazione nazionale fissata per sabato 19 maggio. Si tratta di «denunciare – si legge nell’appello – la crisi ambientale e sanitaria procurata dalla nociva gestione del ciclo dei rifiuti, dalle attuali forme di produzione dell’energia basate sui processi di combustione, dalla realizzazione di grandi e meno grandi opere infrastrutturali ». La manifestazione al momento [scriviamo di martedì] non ha ancora ottenuto l’autorizzazione che gli organizzatori hanno richiesto da due mesi. La prefettura ha addotto come pretesto il fatto che nello stesso giorno ci sarà un raduno dei bersaglieri. Dopo quello che è successo a Serre, è possibile che la manifestazione sia spostata all’ultimo momento nel piccolo e tenace comune del salernitano. Se il corteo si farà a Napoli, partirà da piazza Garbaldi [di fronte alla stazione centrale] alle 15 per percorrere corso Umberto, via San Felice, via Toledo e concludersi in piazza Dante.

Ha già traslocato a Serre, invece, l’assemblea del Patto del mutuo soccorso, domenica 20, che in un primo momento era stata organizzata al presidio di Aprilia, nel Lazio, dove i cittadini sono in lotta contro la centrale turbogas. L’incontro del Patto, «strumento al servizio di chi nel nostro paese lotta per la difesa del proprio territorio, contro le grandi opere inutili e contro lo scempio delle risorse ambientali ed economiche» “www.pattomutuosoccorso.org”:http://www.pattomutuosoccorso.org%5D inizierà alle 10. Era da decidere solo se tenere l’assemblea presso il presidio, in valle della Masseria, o nella palestra comunale [per informazioni si può scrivere a info@serreperlavita.it].

A Serre arriveranno comitati e cittadini da Vicenza [la base], da Noto [le trivellazioni petrolifere], da Tarquinia e Civitavecchia [la centrale a carbone], dalla piana di Firenze-Prato-Pistoia [gli inceneritori], dalla Val di Susa [la Tav], dalla Sardegna e dai molti altri luoghi. «Lo scopo è certamente quello di una riflessione sul Patto, anche con uno sguardo al futuro – spiega Ezio Bertok, coordinatore del sito del Patto – anche perché sono cresciute molto le aspettative dei cittadini e le adesioni di diverse realtà territoriali. L’idea è quella di avere un confronto schietto, per verificare come ci si muoverà grazie alla fittissima rete di relazioni costruite finora, soprattutto dopo la protesta contro la nuova base a Vicenza. Ma vogliamo anche mantenere l‘orizzontalità e l’autonomia delle varie comunità. Non vogliamo un Patto con la funzione di ‘guida’. E a questo punto si è inserito anche il dramma di Serre, ed è chiaro che è una questione che ha il suo peso».

«Proprio come a Venaus nel 2005»

«In questo momento Serre è un fronte caldissimo – aggiunge Maurizio Piccione, del Patto di mutuo soccorso- Valle di Susa – lì è successo qualcosa di grave, esattamente come a Venaus nel 2005 [quando le forze dell’ordine aggredirono la gente di notte per sgomberare il presidio contro l’Alta velocità, Ndr.]. Quindi ci è sembrato importante esser lì, ovviamente con il loro consenso, portare una solidarietà concreta e conoscerli». Le cariche di Serre hanno fatto esplodere la questione dei rifiuti in Campania, e per l’ennesima volta nella lunga vicenda il governo sembra decidere a caso, senza logica. Si fatica a rintracciare un bandolo di ragionevolezza negli ultimi sei mesi della cronica «emergenza». Serre, dove Guido Bertolaso, forte del decreto del Consiglio dei ministri approvato con procedura d’urgenza l’11 maggio, vorrebbe aprire una nuova discarica, è diventata il simbolo del fallimento di 13 anni di commissariamento speciale per i rifiuti in Campania.

La carica delle forze dell’ordine di sabato 12 contro i cittadini, che hanno sempre difeso pacificamente il territorio, è arrivata nonostante la sentenza del giudice del tribunale civile di Salerno che ritiene non idoneo il sito di valle della Masseria. Forzata la legge, anche la diplomazia è saltata: l’accordo tra Tommaso Sodano, senatore di Rifondazione e presidente della Commissione ambiente di Palazzo Madama, Claudio Meoli, prefetto di Salerno, e il commissario Bertolaso per un incontro sabato 12 in prefettura, è stato stracciato alle 7,40 di sabato quando è partito l’ordine di «ripulire» valle della Masseria dai cittadini.

Palmiro Cornetta, sindaco di Serre, lo racconta con parole dure: «Quella mattina sono arrivati ‘altri ordini’ di carica, ci sono stati una ventina di feriti – dice – Ancora una volta il territorio è stato mortificato e i cittadini si sono sentiti aggrediti. È un episodio che farebbe impallidire l’ex ministro Scelba [Mario Scelba ministro dell’interno democristiano negli anni cinquanta, Ndr]. È un atto che profila uno scontro istituzionale senza precedenti. Se questi sono i poteri commissariali, tanto vale paragonarli a quelli dell’ex duce».

Il decreto approvato venerdì 11, con la latitanza del ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, esclude completamente le comunità locali dalle scelte, affidate invece ai «superpoteri» del commissario Bertolaso, che ha iniziato a usarli immediatamente. Lunedì 14 alla prefettura di Napoli c’è stato un colloquio delicato e decisivo, su Serre, tra il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, Tommaso Sodano, Marta De Gennaro, del Commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, il prefetto di Salerno e il presidente della provincia di Salerno, Angelo Villani. Poteva essere l’occasione buona per cambiare il destino di Serre e di tutta la Valle del Sele, nonché per ricucire lo strappo delle cariche di due giorni prima. Nella riunione si è parlato di un sopralluogo al «sito alternativo», quello di Macchia Soprana, sempre nel comune di Serre. Ma pareva una riunione «in cui tutto era stato già deciso», raccontano amareggiati gli abitanti di Serre.

L’accanimento di Bertolaso

Anche questa volta Bertolaso non ha smentito la sua linea dura e a fine riunione ha dichiarato che «non si poteva cercare un’alternativa perché adesso è un’indicazione di legge e non del commissariato. Si valuteranno magari altri siti alternativi ma, per il momento, non si è alla ricerca di alternative a Valle della Masseria». «La vecchia discarica di Macchia Soprana va certo messa in sicurezza, ma se sarà ampliata avrà la volumetria necessaria per risolvere il problema–spiega Palmiro Cornetta dopo il sopralluogo con i tecnici dell’Apat, l’agenzia regionale all’ambiente, e del ministero dell’ambiente – non capisco questo accanimento su Valle della Masseria». Il comune e gli abitanti del posto vedono in Macchia Soprana una speranza per salvare dai rifiuti la splendida cava d’argilla di valle della Masseria, bagnata dal Sele, ancora uno dei fiumi più puliti d’Italia. L’area protetta che la custodisce, ironia della sorte, quest’anno festeggia trent’anni di vita.

Il decreto legge dell’11 maggio ha iniziato al senato l’iter di conversione in legge. Tommaso Sodano ha detto che «il testo potrà essere migliorato in aula». Per i serresi sarebbe già qualcosa rispettarlo alla lettera, visto che l’articolo 1 individua il comune di Serre come luogo per una delle quattro nuove discariche campane, ma non specifica un sito in particolare.

Proprio mentre scriviamo arriva la notizia tanto sperata: i tecnici del servizio geologico hanno rilasciato parere positivo per il sito alternativo di Macchia Soprana. Questo significa che il sito è coerente con la previsione del decreto ma anche lontano dall’area dell’Oasi del Wwf. Dopo questa notizia la palla passa al commissario Bertolaso. Ora sarà lui a dover «rispettare la legge» e magari la lotta di Serre metterà nelle orecchie di chi è preposto la «pulce» della raccolta differenziata come vera soluzione per uscire dall’«emergenza». Magari saranno i cittadini di Terzigno e di Sant’Arcangelo Trimonte, altre sedi di discarica, che si sono mobilitati con i serresi, a convincere il governo.

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